✕

Giro d'Italia, Kittel colpisce ancora: è lui la nuova maglia rosa

Marcel Kittel (afp)
Il tedesco domina anche lo sprint della terza frazione, spodestando con il gioco degli abbuoni Tom Dumoulin dalla vetta della generale. Sarà lui a indossare la maglia di leader nel ritorno dall'Olanda
3 minuti di lettura
ARNHEM - E' il Giro delle facce da attore. Aspettando quelle scavate dalla sofferenza, quando l'altitudine inciderà su fisico e morale, in Olanda tocca ai belli. E' bello Tom Dumoulin, che per due giorni ha fatto impazzire il pubblico di casa, ancora una volta straordinariamente partecipativo. E' bello anche quello che gli sfila la maglia rosa, Marcel Kittel. Lui le basi per ridare alla Germania una leadership al Giro dopo 10 anni (l'ultimo fu Olaf Pollack) le aveva messe solide nelle due tappe precedenti: una crono fatta a tutta per mantenere il ritardo dai cronomen in termini accettabili, l'abbuono quale vincitore della seconda tappa. Il completamento del puzzle al termine della terza fatica: 190 km da Nijmegen a Arnhem. Una volata paradossalmente screvra di pathos, tale la superiorità espressa da Kittel: in tanti ne prendono la ruota con la vana speranza di poterlo passare, l'ultimo a farlo è Elia Viviani, che però deve fare i…
ARNHEM - E' il Giro delle facce da attore. Aspettando quelle scavate dalla sofferenza, quando l'altitudine inciderà su fisico e morale, in Olanda tocca ai belli. E' bello Tom Dumoulin, che per due giorni ha fatto impazzire il pubblico di casa, ancora una volta straordinariamente partecipativo. E' bello anche quello che gli sfila la maglia rosa, Marcel Kittel. Lui le basi per ridare alla Germania una leadership al Giro dopo 10 anni (l'ultimo fu Olaf Pollack) le aveva messe solide nelle due tappe precedenti: una crono fatta a tutta per mantenere il ritardo dai cronomen in termini accettabili, l'abbuono quale vincitore della seconda tappa. Il completamento del puzzle al termine della terza fatica: 190 km da Nijmegen a Arnhem. Una volata paradossalmente screvra di pathos, tale la superiorità espressa da Kittel: in tanti ne prendono la ruota con la vana speranza di poterlo passare, l'ultimo a farlo è Elia Viviani, che però deve fare i conti con la dura realtà. In quel ring che rappresenta la volata finale, Kittel non concede diritto di replica: batte il veronese e Nizzolo, che dopo una prima stecca rivede almeno il podio. Il tedesco non vince, domina, e divide lodi con il bravo con Fabio Sabatini. Nel giorno precedente qualcosa nel treno non aveva funzionato, stavolta il toscano che non vince ma fa vincere, è perfetto nel pilotare il capitano. 

Ma il ciclismo, più che i belli, ama gli sfortunati, quelli che l'impresa la sognano ma riescono solo a sfiorarla. Era tornato nella 'sua' Olanda, lui nativo di Città del Capo dove ci furono i primi insediamenti orange in Sudafrica. Johann van Zyl ci ha creduto tanto. Il discorso tra lui e la vittoria sembra il titolo di un film, "Quell'ultimo ponte". E' il John Frost, dedicato ad un eroe della seconda guerra mondiale che da queste parti ha vissuto pagine tragiche. Van Zyl sa che se riuscirà a raggiungerlo con una manciata di secondi di vantaggio potrà farcela. Dietro però trovano proprio all'ultimo il giusto accordo, lui quel ponte lo vede già da sconfitto. Il prode Johann era andato in fuga ricalcando i canoni del giorno precedente. Si parte al km 0, si raggiungono i nove minuti di margine. Con lui ci sono un paio di volti noti. Giacomo Berlato e Marteen Tjallingii stavano davanti anche il giorno prima: il vicentino cerca meritata notorietà (intanto si gode la classifica dei km passati in fuga), l'olandese la maglia azzurra di leader della montagna. Missione compiuta dall'attempato Maarten sul GPM di Posbank: i battistrada ci arrivano poco dopo aver passato Rheden, cittadina ciclisticamente nota per aver dato i natali ad uno degli olandesi andati più vicini a vincere il Giro. E' quell'Erik Breukink che nel 1988 seppe domare l'inferno di neve sul Gavia, ma non riuscì a stare davanti al primo squillo Usa nella storia del Giro, Andy Hampsten. Berlato e Tjallingii dividono la fuga, oltre che con van Zyl, anche con il basco Amezqueta, quest'ultimo per moltissimi km maglia rosa virtuale.

Dietro il gruppo non passa una giornata tranquillissima. C'è vento, restare intrappolati in un ventaglio per un big avrebbe conseguenze - anche psicologiche- devastanti. Tutti bravi e attenti comunque, e citiamo i vari Nibali, Landa, Valverde. Giornataccia invece per i francesi: il 39enne Peraud il suo primo Giro d'Italia lo chiude in un'ambulanza con targa olandese, Demare prima resta dietro in un frazionamento da vento, poi vede mezza squadra attardata da una caduta. Alla fine riesce ad arrivare comunque ottavo, niente male anche se il sospetto che con questo Kittel al massimo poteva fare secondo... Lunedì riposo, martedì si torna in Italia. Nel trasferimento di due anni fa Kittel fu fregato da una discussa febbre e si ritirò. Stavolta vorrà prendersi una rivincita: le condizioni per farlo ci sono tutte.

ORDINE D'ARRIVO DELLA TERZA TAPPA
1 - Marcel Kittel (GER-Etixx Quickstep)
2 - Elia Viviani (ITA-Sky) s.t.
3 - Giacomo Nizzolo (ITA-Trek) s.t.
4 - André Greipel (GER-Lotto Soudal) s.t.
5 - Alexander Porsev (RUS-Katusha) s.t.
6 - Kristian Sbaragli (ITA-Dimension Data) s.t.
7 - Moreno Hofland (NED-LottoNL Jumbo) s.t.
8 - Arnaud Demare (FRA-FDJ) s.t.
9 - Rick Zabel (GER-FDJ) s.t.
10 - Matej Mohoric (SLO-Lampre) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1 - Marcel Kittel (GER-Etixx Quickstep)
2 - Tom Dumoulin (NED-Giant Alpecin) a 9''
3 - Andrey Amador (CRC-Movistar) a 15''
4 - Tobias Ludvigsson (SWE-Giant Alpecin) a 17''
5 - Moreno Moser (ITA-Cannondale) a 21''
6 - Bob Jungels (LUX-Etixx Quickstep) a 22''
7 - Matthias Brandle (AUT-IAM) a 23''
8 - Roger Kluge (GER-IAM) a 16''
9 - Chad Haga (USA-Giant Alpecin) a 25''
10 - Georg Preidler (AUT-Giant Alpecin) a 26''