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Giro, Ulissi concede il bis. Jungels attacca e resta in rosa, abbandona Dumoulin

Ulissi davanti a Amador e Jungels (lapresse)
Ad Asolo magistrale azione del toscano, che in una volata a tre precede Amador e il lussembughese leader della generale. Nibali stuzzica Valverde che però non gli concede un metro. L'olandese alza bandiera bianca
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ASOLO - E' il Giro degli universi paralleli. Ognuno sceglie il proprio avversario, e il gioco delle coppie si fa interessante. Bob Jungels fa della maglia rosa un serbatoio energetico. Quando Andrey Amador piazza il classico attacco in contropiede, non solo il lussemburghese lo va a riprendere, ma si accolla quasi tutto il peso dell'azione inscenando una sorta di cronometro verso l'arrivo. Risultato: Amador a parte (prende più abbuono), la rosa guadagna su tutti i big. Vincenzo Nibali intanto punge Alejandro Valverde con una azione delle sue, in discesa: il murciano non solo non gli concede un metro, ma neanche lo tira. Sempre a ruota, 'usando' il compagno di squadra Amador per mescolare le carte. Chi invece del gioco delle coppie se ne frega è Diego Ulissi: il finale movimentato gli piace tanto, ed ancora una volta il toscano non sbaglia. Su uno strappetto a 4 km dal traguardo va a prendere Jungels e Amador, poi gestisce il rettilineo con una classe cristallina. Semplicemente perfetto: per lui è la sesta vittoria in carriera al Giro, la seconda in questa edizione dopo quella altrettanto bella a Praia a Mare. "Oggi siamo stati veramente intelligenti, sia io che Modolo stavamo bene -spiega il vincitore- e la squadra ha chiuso tutte le fughe". Discorsi che ormai non riguardano più Tom Dumoulin. L'olandese è un uomo che non bluffa. Aveva detto di venire al Giro senza ambizioni trionfalistiche, per puntare alla rosa in Olanda ed alla crono del Chianti. Diceva il vero, anzi ha espresso una condizione anche al di sotto degli annunci. Il suo Giro termina replicando la malinconica scena di Landa il giorno precedente: scende di bici e sale sull'ammiraglia.
 
Tappa lunghissima che nel finale dà un sacco di spunti.  Una tavola nella prima parte, poi iniziano interessanti variazioni altimetriche. Il picco è al GPM di Forcella Mostaccin (breve, ma con una punta del 16%), ma i punti più complessi sono nella discesa e i continui saliscendi che ne seguono. Si sa che è giornata da fuga: quella iniziale potrebbe essere pericolosa. Nove al comando, tra loro Boaro, Berlato, Pozzato, Moser. Più controllabile la seconda: se ne vanno in tre, numero che di fatto condanna l'azione, anche quando il vantaggio sfiora gli 11'. Questo nonostante tre bei passistoni: Vegard Stake Laengen, Vorobyev e Liam Bertazzo. L'ultimo cerca allori anche su strada, dopo averne regalati all'Italia in pista: quello dal peso specifico maggiore, l'argento nell'americana ai mondiali del 2015 a St. Quentin. Allora era in coppia con Elia Viviani, che però al Giro ha già detto addio. Più Asolo si avvicina, più batte il cuore di Vincenzo Nibali. Sei anni fa il siciliano vi colse la sua prima vittoria al Giro. Allora c'erano stati parecchi alleati: il capitano Ivan Basso, una squadra forte (la Liquigas) che aveva fatto selezione verso il Monte Grappa, qualche goccia di pioggia che aveva trasformato la discesa in red carpet perfetto per lo Squalo. Ecco, perché arrivasse il bis ci sarebbe voluta qualche coincidenza in più. Invece Nibali, dopo che in salita il forcing di Kruijswijk (attenzione all'olandese, sta correndo benissimo) fa selezione, trova la marcatura del ragionier Valverde, che dopo aver rosicchiato secondi qua e là nei giorni scorsi, gli si attacca alla ruota. Nonostante ciò il campione d'Italia va applaudito, avendo attaccato senza mezza squadra: brutta caduta, tre i pretendenti alla classifica ne fa le spese soprattutto Pozzovivo. "Ho provato ad allungare in discesa e siamo andati via in tre, ma non c'è stata collaborazione e ci hanno ripresi. Li è iniziata un'altra corsa, dove non ho potuto sfruttare gran parte della mia squadra perché almeno in quattro sono caduti. Non era semplice perché c'era grandissimo stress nel finale". In particolare su Valverde: "Gli ho chiesto di collaborare, ma ha detto di no perché aveva dietro Amador. Io credo che la Movistar voglia fare classifica in due perché altrimenti Valverde avrebbe collaborato con me in discesa. Oggi poteva essere una buona giornata per rosicchiare qualcosa, ma alla fine non c'e' stata collaborazione".

Già Amador. Il costaricano una volta rientrato va via con Jungels: secondo e primo in classifica all'attacco in una tappa non di montagna. Una situzione atipica, senza tanti prcedenti: si potrebbe tornare ad un Hinault vs Zoetemelk nell'ultima ai Campi Elisi nel 1979, quando alla tregua della passerella finale l'olandese preferì un disperato quando improbabile assalto alla maglia gialla. Jungels vs Amador, con le dovute proporzioni, li imitano. Un gioco delle coppie, ma quando arriva il terzo incomodo i giochi sono fatti. Ulissi di questi tempi non è uno che sbaglia.

ORDINE D'ARRIVO
1 - Diego Ulissi (ITA-Lampre Merida)
2 - Andrey Amador (CRC-Movistar) s.t.
3 - Bob Jungels (LUX-Etixx Quickstep) s.t.
4 - Giacomo Nizzolo (ITA-Trek Segafredo) a 13''
5 - Sonny Colbrelli (ITA-Bardiani CSF) a 13''
6 - Matteo Trentin (ITA-Etixx Quickstep) a 13''
7 - Sacha Modolo (ITA-Lampre Merida) a 13''
8 - Enrico Battaglin (ITA-LottoNL Jumbo) a 13''
9 - Tim Wellens (BEL-Lotto Soudal) a 13''
10 - Alejandro Valverde (ESP-Movistar) a 13'
CLASSIFICA GENERALE
1 - Bob Jungels (LUX-Etixx Quickstep)
2 - Andrey Amador (CRC-Movistar) a 24''
3 - Alejandro Valverde (ESP-Movistar) a 1'07''
4 - Steven Kruijswijk (NED-LottoNL Jumbo) a 1'07''
5 - Vincenzo Nibali (ITA-Astana) a 1'09''
6 - Rafal Majka (POL-Tinkoff) a 2'01''
7 - Ilnur Zakarin (RUS-Katusha) a 2'25''
8 - Esteban Chaves (COL-Orica GreenEDGE) a 2'43''
9 - Gianluca Brambilla (ITA-Etixx Quickstep) a 2'45''
10 - Diego Ulissi (ITA-Lampre Merida) a 2'47''
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