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Vincenzo Nibali (afp)

Il Giro incorona Nibali: a Torino la festa dello Squalo

Il tempo dell'ultima tappa viene neutralizzato a 60 km dall'arrivo. Significa che il siciliano entra in città avendo già conquistato la corsa rosa: Chaves e Valverde sul podio. Nizzolo vince lo sprint ma viene declassato a favore di Arndt: e la maledizione continua

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TORINO – Quello conquistato da Vincenzo Nibali è stato il Giro degli eroi fragili, forti ma sempre sul punto di spezzarsi. Il Giro che non ha fatto sconti a nessuno, impietoso persino con gli umili. Anche l’ultima tappa, quella che l'immaginario definisce passerella finale, riserva un’amarezza infinita a Lars Bak: una classifica anonima, ma che importa, Torino ormai è ad un passo. Eppure basta un momento di distrazione, una scivolata banale ma più fatale della discesa dal Colle della Lombarda. Ritiro nell’ultima tappa, è il soldato colpito al cuore cinque minuti prima dell’armistizio. Una beffa atroce, probabilmente ci pensano anche gli organizzatori: il circuito torinese è tecnico e insidioso, la pioggia rischia di trasformarlo in una trappola. Ed allora a 60 km dal traguardo viene data la fine: il podio è sigillato, il re Squalo si può godere il trono. Resta in piedi solo la volata finale, ma anche qui nessuna pietà per gli umili. Giacomo Nizzolo aveva finalmente assaporato la sua prima volta. La sua vita al Giro finora era stata scandita solo da piazzamenti: dodici podi, tanta inquietudine, pugni di rabbia sul manubrio e sospiri di rassegnazione. Poi l'urlo liberatorio che sembra cancellare tutte le delusioni, e invece niente... Un cambio di traiettoria che danneggia Modolo, la giuria è inflessibile: declassato. Prosegue l'incubo del milanese, torna impetuoso il tormentone tedesco delle tappe pianeggianti. Secondo infatti era arrivato Niklas Arndt, diventa primo e la Germania colpisce ancora: tre a Greipel, due a Kittel, poi Kluge ed ora il settimo sigillo. 
 
Il Giro degli eroi fragili, dove non ci sono dei. Affondando nell’epica, dalla notte dei tempi ispirazione delle gesta ciclistiche, Nibali è un moderno Ulisse. E’ rimbalzato più volte su se stesso quando Itaca era a vista, ma non ha mai perso la speranza. Ed alla fine ha avuto la meglio sull’unico apparentemente invincibile, l'Achille Kruijswijk colpito, quando ormai si sentiva al sicuro, da un dardo di ghiaccio nella discesa dal Colle dell’Agnello. Nibali ha vinto d’astuzia e coraggio, attaccando dove gli altri avrebbero avuto paura. In Olanda parlano di scarsa sportività, di attacco 'vile' dopo la caduta. Ma è la rabbia della sconfitta, perché il grande campione crea personalmente le situazioni delle quali approfitterà. Nibali, non va dimenticato, lo aveva fatto anche al Tour de France di due anni fa: mentre gli altri facevano una danza macabra sull'infangato pavè francese, lui andava a prendersi quella maglia gialla che non avrebbe più mollato. E l'Equipe, quando titolò 'Dantesque', non si preoccupò certo di chi era rimasto indietro. E' stato anche il Giro del sentimento, dei sorrisi e dei pianti dei genitori di Chaves, il Colibrì che ancora non è diventato aquila e si rifugia nelle coccole della mamma. Anche lui è un eroe fragile. Tre anni fa il Trofeo Laigueglia sembrava la gara d'addio della carriera. Un grave incidente, quel braccio che sembrava non rispondere più. Eppure è tornato, e per una manciata di secondi non ha strappato il Giro a Nibali ed è comunque arrivato davanti a Valverde. Azzardiamo, prima o poi lo vincerà, perché la sua storia somiglia a tanti che sono stati in equilibrio sul baratro. E' il Lemond che va a caccia, viene preso a fucilate, rischia la vita e poi diventa re ai Campi Elisi. E' l'Evans che da bambino prende una zoccolata in fronte da un cavallo e da grande si prende il Tour. E' il Contador in bilico tra la vita e la morte dopo una gara e poi capace di vincere tutto.

E poi Chaves è uno che sorride, ha la freschezza di un bambino. Non è mica come l'altro colombiano, quel Nairo Quintana che proverà a vincere il Tour ma scruta sempre con una faccia senza età. Già, il Tour. Prepariamoci alle frullate di Froome, che ad ogni impresa dovrà sopportare stuoli di scienziati che ne analizzano l'attendibilità, al colombiano che non ride, alle invenzioni di Contador, agli scatti del nostro Aru, per il quale -almeno sulla carta- lavorerà Nibali, al tifo per Pinot, l'enfant francese che per emulare Hinault sembra abbia imparato ad andare anche a cronometro. Sarà una gara tecnicamente superiore al Giro, in tanti sembreranno invincibili. Senza eroi fragili, con meno sentimento.

ORDINE D'ARRIVO DELL'ULTIMA TAPPA
1 - Niklas Arndt (GER-Giant Alpecin) s.t.
2 - Matteo Trentin (ITA-Etixx Quickstep) s.t.
3 - Sacha Modolo (ITA-Lampre Merida) s.t.
4 - Alexander Porsev (RUS-Katusha) s.t.
5 - Sean De Bie (BEL-Lotto Soudal) s.t.
6 - Ivan Savitsky (RUS-Gazprom Rusvelo) s.t.
7 - Rick Zabel (GER-BMC) s.t.
8 - Eduard Grosu (ROU-Nippo Fantini) s.t.
9 - Jay McCarthy (AUS-Tinkoff) s.t.  

    
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