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Tour de France, Sagan e Froome: magìa nel vento

Sagan davanti a Froome: sullo sfondo esulta anche Bodnar (ap)
Lo slovacco vince (anche se voleva favorire il compagno di squada Bodnar), il britannico guadagna una dozzina di secondi e consolida la maglia gialla. In una tappa durissima, la loro azione nel finale sorprende tutti gli altri big. Giovedì Ventoux ridotto di 6 km per le raffiche a 100 km/h
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Tutta colpa del mistral, tutta 'colpa' di Chris Froome. La speranza era di prepararsi al Mont Ventoux con relativa tranquillità, per giocarsi buona parte delle fiches risparmiate nei Pirenei nello spettrale finale senza vegetazione. La realtà parla invece di una giornata di interminabile stress: strade non larghissime sferzate da un vento molto forte, i rischi di cadute e di un frazionamento deleterio per la classifica. Ma la realtà parla anche di una amputazione del Gigante della Provenza: raffiche talmente forti (100 km/h) da mettere a repentaglio la sicurezza. La salita durerà 11 km, vengono cancellati gli ultimi 6, quelli dove il paesaggio diviene spettrale. E Froome, che c'entra? Semplice, in una giornata in cui la benché minima disattenzione può costare cara, è l'unico che coglie l'attimo ad una dozzina di km dall'arrivo: salta sulla ruota dell'istrione Peter Sagan. Bodnar e Thomas sono un valido aiuto per entrambi, mentre Quintana, Aru, gli altri, e ancora di più Purito Rodriguez vengono respinti dal vento.

E alla fine Sagan e Froome godono alla grande, con tanto di retroscena. Sagan vince vince la tappa (la seconda in questo Tour), ma nelle intenzioni c'era un gesto da libro Cuore: "E' partito Froome, ed allora non ho avuto scelta", spiega a Bodnar. E il polacco conferma: "Peter voleva lasciarmi la vittoria, ma sono contento per lui e per la maglia verde".  Può esultare anche Froome: abbuoni compresi, mette altri 12'' tra sé e gli altri pretendenti alla maglia gialla. Finale splendido di una tappa durissima, ma del resto gli attraversamenti del Midi, tra caldo e vento, hanno spesso presentato situazioni da consegnare agli almanacchi. L'organizzazione francese nel suo amarcord, non a caso riporta Carcassonne quale avvio della fuga infinita di Albert Bourlon, che nel 1947 uscì dall'anonimato della storia vincendo una tappa dopo una avanscoperta solitaria di 253 km. Montpellier, dove è piazzato il traguardo, è casa dei velocisti quasi quanto Parigi. Eppure per arrivarci, nel Tour del 1951, Fausto Coppi prese una cotta tremenda, battuto dalla canicola.  Insomma, ci sono tutte le premesse per lo stato di allerta, e infatti... Iniziamo dall'inconveniente delle cadute. Penalizzati Pinot, che non può conquistare qualche punto per dare ancora più tono alla maglia a pois, e George Bennett. Per quest'ultimo, che vola in un fossato - per fortuna senza conseguenze- ipotizziamo una macumba dello spettatore messo ko domenica proprio dal neozelandese. Condizioni problematiche anche per chi va in fuga, ed infatti l'azione di attacco di Howard e del campione di Francia Vichot ha vita abbastanza breve, tanto da essere stoppata a una sessantina di km all'arrivo. Dunque, tutti vogliono stare davanti, dalle squadre dei velocisti a quelle degli uomini di classifica.

Froome dà avvisaglie non limitandosi a delegare la fatica agli altri, ma scandendo l'andatura in testa. In tal senso, Fabio Aru continua a capire l'importanza di Vincenzo Nibali: scottato in situazioni, se non proprio analoghe, abbastanza simili (lo scorso anno verso la diga di Zelande) lo Squalo è guida importante per il sardo ("Tappa stressante, ringrazio la squadra per avermi tenuto sempre davanti", spiega). Anche loro però non colgono l'attimo. Parte Sagan con Bodnar, Froome e Thomas mangiano la foglia. La volata non ha storia, o meglio, la avrebbe se Froome non avesse tirato al massimo sconvolgendo le strategie della Tinkoff. E adesso pronti, ripartirà il solito tormentone: se il keniano bianco attacca in discesa e con il vento, vuole dire che in salita non è quello di prima. Chissà, forse. Intanto però si è posto nelle condizioni di poter pensare solo alla difesa: ora sta a Quintana e gli altri attaccare.

ORDINE D'ARRIVO
1. Peter Sagan             (Svk, Tinkoff)         in 3h26'33"
2. Christopher Froome      (Gbr, Sky)                    s.t.
3. Maciel Bodner           (Pol, Tinkoff)                s.t.
4. Alexander Kristoff      (Nor)                   a    0'06"
5. Christophe Laporte      (Fra)                         s.t.
6. Jasper Stuyven          (Bel)                         s.t.
7. Edvald Boasson Hagen    (Nor)                         s.t.
8. Andrè Greipel          (Ger)                         s.t.
9. Sondre Holst Enger      (Nor)                         s.t.
10. Oliver Naesen           (Bel)                         s.t.
15. Adam Yates              (Gbr)                         s.t.
16. Roman Kreuziger         (Cze)                         s.t.
17. Nairo Quintana          (Col)                         s.t.
22. Fabio Aru               (Ita)                         s.t.
27. Richie Porte            (Aus)                         s.t.
35. Daniel Martin           (Irl)                         s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome       (Gbr, Sky)            in 52h34'37"
2. Adam Yates               (Gbr, Orica)              a 00'28"
3. Daniel Martin            (Irl, Etixx-Quick Step)   a 00'31"
4. Nairo Quintana           (Col)                     a 00'35"
5. Bauke Mollema            (Ned)                     a 00'56"
6. Romain Bardet            (Fra)                         s.t.
7. Sergio Luis Henao        (Col)                         s.t.
8. Alejandro Valverde       (Esp)                     a 01'13"
9. Tejaj Van Garderen       (Usa)                         s.t.
10. Roman Kreuziger          (Cze)                     a 01'28"
11. Fabio Aru                (Ita)                     a 01'35"
12. Joaquin Rodriguez        (Esp)                     a 01'52"
14. Richie Porte             (Aus)                     a 02'22"



 
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