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Tour de France incredibile: Froome cade e resta a piedi sul Ventoux

Froome a piedi sulla salita del Ventoux (reuters)
Pazzesco epilogo della 12/a tappa vinta dal belga De Gendt. La maglia gialla è all'attacco con Porte, ma quest'ultimo sbatte contro una moto e il britannico per alcuni tratti sale addirittura di corsa. La giuria comunque lo lascia in giallo con una decisione eccezionale. Bella prova di Aru, che torna a sperare ne podio
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Sembrava uno dei tanti tifosi folkloristici travestiti come i loro idoli, di quelli che corrono come folli sulle strade della storia. Invece era Chris Froome, protagonista di uno degli episodi più pazzeschi della storia del Tour de France. Il britannico è all'attacco nella salita del Ventoux, accorciata di sei km per colpa del vento, sta dando una spallata importante alla corsa: con lui alleati perfetti come Mollema e Porte, mentre dietro Quintana è un pulcino spaurito, incapace di reagire. Poi accade l'incredibile... Ultimo km, Porte prende in pieno la moto della ripresa televisiva, ferma perché ostacolata dalla folla immensa e non adeguatamente gestita (la grandeur del Tour stavolta fa acqua, non ci voleva Einstein per mettere le transenne). L'australiano va a terra, Froome lo segue e distrugge la bicicletta. Resta a piedi, perde la testa e inizia a correre come un forsennato, spinto da una convulsa, irrazionale forza della disperazione. Poi u…
Sembrava uno dei tanti tifosi folkloristici travestiti come i loro idoli, di quelli che corrono come folli sulle strade della storia. Invece era Chris Froome, protagonista di uno degli episodi più pazzeschi della storia del Tour de France. Il britannico è all'attacco nella salita del Ventoux, accorciata di sei km per colpa del vento, sta dando una spallata importante alla corsa: con lui alleati perfetti come Mollema e Porte, mentre dietro Quintana è un pulcino spaurito, incapace di reagire. Poi accade l'incredibile... Ultimo km, Porte prende in pieno la moto della ripresa televisiva, ferma perché ostacolata dalla folla immensa e non adeguatamente gestita (la grandeur del Tour stavolta fa acqua, non ci voleva Einstein per mettere le transenne). L'australiano va a terra, Froome lo segue e distrugge la bicicletta. Resta a piedi, perde la testa e inizia a correre come un forsennato, spinto da una convulsa, irrazionale forza della disperazione. Poi uno spiraglio di ragione: aspetta il cambio ruota neutro per avere uno straccio di bici, ma quando gliela danno la scena diventa ancora più grottesca. Il mezzo è piccolissimo, lui sembra un gigante sgraziato, non riesce neanche a infilare i pedali. Poi arriva il mezzo giusto. E' tardi? La classifica ne esce scossa da capo a piedi, ma il senso di colpa dell'organizzazione per le evidenti carenze porta ad una "decisione di carattere eccezionale" da parte dei commissari di gara: Chris Froome resta in maglia gialla. Gli viene dato, a lui come a Porte, lo stesso tempo di Mollema. Spiega il direttore generale del Tour, Christian Prudhomme: "C'è stato un grande afflusso di spettatori negli ultimi chilometri. Non siamo riusciti a installare tutte le barriere nei chilometri finali, perché tutto è successo velocemente. Una motocicletta della tv è stata bloccata: non è chiaro il motivo e per questo è stata aperta un'inchiesta. Si tratta di una decisione eccezionale a seguito di circostanze nuove".

Adam Yates quindi resta in giallo per una cinquantina di minuti (tanto ci mette la giuria a sentenziare), ma ci sono anche altri responsi: Nairo Quintana non convince, mentre dà segnali importanti Fabio Aru. La grandine di Andorra sembra un ricordo: il sardo chiude in crescendo una giornata difficilissima, caratterizzata da tre inconvenienti tecnici con annesso dispendio energetico. Scenari: Froome esce bene da un incubo, da vedere comunque come reagirà psicologicamente ad un fatto oggettivamente destabilizzante. Paradossalmente un peccato per Thomas De Gendt: il belga vince la tappa con grande classe, e qui il successo non glielo può togliere nessuno. Trovare però uno spazio nei media che vada oltre il cenno di cronaca, dopo quanto successo appare impresa complessa.'Vento, vento, portami via con te', recitava una celebre canzone italiana degli anni trenta. Eppure il tanto temuto vento stavolta non c'entra niente. Le raffiche sono troppo forti, l'organizzazione opta per l'accorciamento di sei km, quelli finali. L'arrivo a Chalet Reynard, è come se al Gigante della Provenza mozzassero la testa, come se degli astronauti attraversassero una foresta senza riuscire a mettere piede sulla luna. Si arriva dopo 11 km di ascesa, quando ai bordi della strada c'è ancora vegetazione. L'ascesa resta però dura: vero, si passa da 1900 a 1400 metri di altitudine, ma resta come monito il marchio doc delle salite francesi, Hors categorie. 

La tappa scivola su un copione abbastanza usuale. Se ne va un gruppo di cacciatori di gloria: sono in tredici, oltre a De Gendt citiamo due con il Ventoux non c'entrano niente come i velocisti Greipel e Coquard, uno da pavé - Vanmarcke-, uno che potrebbe fare la storia come l'eritreo Teklehaimanot. Il vento comunque non sta solo in cima al Ventoux: prima alcune accelerazioni molto decise creano problemi all'integrità del gruppo. Più di un ventaglio, uno dei quali diventa una ragnatela per Vincenzo Nibali che perde contatto, rientra ma dissipa energie per poi alzare bandiera bianca per un problema tecnico. E anche Aru deve faticare un paio di volte: inconvenienti in serie per il sardo, che comunque se la cava nonostante il gruppo non ci pensi a rallentare. L'esatto contrario di quanto avviene quando cade Stannard, passistone di fiducia di Froome:  qui la maglia gialla chiede, 'imponè un breve armistizio e lo ottiene.Poi il 'Ventoux monco'. Quintana da contratto recita il ruolo dell'attaccante: un paio di scattini, di quelli che il mito Magni chiamava delle trentatrè pedalate. Ma il colombiano finisce strangolato dal ritmo di Poels, che prepara la strada per la stoccata di Froome. Quando questa arriva puntuale, Porte (altro poco fortunato, vedere ritardo a inizio Tour per una foratura) lo segue insieme a Mollema. Spallata al Tour? Sembrerebbe, è il classico momento in cui stavamo per piazzare l'amarcord sulle pendenze del Ventoux: Gaul fu il primo a domarle nel 1958, Thévenet vi mise in riga tanti ex vincitori nel 1972 facendo capire a tutti che un giorno sarebbe stato in giallo, Merckx 'ovviamentè vi primeggiò nel 1970 pagando un prezzo di sofferenza altissimo, Pantani e Armstrong all'alba del nuovo secolo diedero luogo ad un duello epocale. Imprese storiche, ma nei prossimi anni passeranno in secondo piano: il primo ad essere ricordato sarà un uomo vestiro di giallo che corre a piedi disperato. La gialla è salva, ma a pensarci bene anche questo sembra un fatto secondario...

FROOME: "DECISIONE CORRETTA" - "Sono molto felice della decisione della giuria. È corretta. Grazie a loro e all'organizzazione del Tour de France" ha dichiarato Chris Froome.
Il 31enne britannico del team Sky è tornato sul clamoroso epilogo della tappa: "Il Ventoux - ha spiegato Froome sul sito del Tour- è pieno di sorprese. Nell'ultimo chilometro una moto ha frenato davanti e ha fatto cadere me ma anche Porte e Mollema. Un'altra moto è arrivata da dietro e ha rotto la mia bici. Ho dovuto proseguire a piedi perché l'ammiraglia con la mia bici di riserva era qualche minuto indietro" ha concluso la maglia gialla.


ORDINE D'ARRIVO
1 - Thomas De Gendt (BEL-Lotto Soudal)
2 - Serge Pauwels (BEL-Dimension Data) a 2''
3 - Daniel Navarro (ESP-Cofidis) a 14''
4 - Stef Clement (NED-IAM) a 40''
5 - Sylvain Chavanel (FRA-Direct Energie) a 40''
6 - Bert Jan Lindeman (NED-LottoNL) a 3'13''
7 - Daniel Teklehaimanot (ERI-Dimension Data) a 3'13''
8 - Sep Vanmarcke (BEL-LottoNL) a 3'26''
9 - Chris Anker Sorensen (DEN-Fortuneo) a 4'23''
10 - Bauke Mollema (NED-Trek) a 5'05''
CLASSIFICA GENERALE
1 . Chris Froome (GBR-Sky)
2 - Adam Yates (GBR-Orica Bikexchange) a 47''
3 - Bauke Mollema (NED-Trek Segafredo) a 56''
4 - Nairo Quintana (COL-Movistar) a 1'01''''
5 - Romain Bardet (FRA-Ag2r La Mondiale) a 1'15''
6 - Alejandro Valverde (ESP-Movistar) a 1'39''
7 - Tejay Vangarderen (USA-BMC) a 1'44''
8 - Fabio Aru (ITA-Astana) a 1'54''
9 - Daniel Martin (IRL-Etixx Quickstep) a 1'56''
10 - Joaquin Rodriguez (ESP-Katusha) a 2'11''
11 - Richie Porte (AUS-BMC) a 2'22''