ROMA - La corsa più antica allarga i suoi confini. La Milano-Torino, 140 anni fa la prima edizione con la vittoria del ciclista esploratore Paolo Magretti, parla colombiano. A vincere è uno con la faccia da ragazzino dispettoso, Miguel Angel Lopez, e per la seconda volta nella storia il gradino più alto del podio non è europeo: per ritrovare il primo bisogna andare indietro al 1987, quando a vincere fu l'australiano Phil Anderson. Una vittoria che ricorda, sia per l'appartenenza di squadra (l'Astana), sia per le modalità tattiche, quella di Diego Rosa nella scorsa edizione. Fabio Aru, capitano del team kazako, pur dando discrete sensazioni, non prende di petto la situazione nelle fasi topica proprio per proteggere Lopez. Il colombiano dal canto suo ripaga la fiducia, duellando a suon di scatti e controscatti con l'australiano Michael Woods fino a fiaccarne la resistenza sulle pendenze più arcigne verso il Colle di Superga. Terzo posto per un altro colombiano, Rigoberto Uran, apparso contrariato per l'occasione persa ma fiducioso in chiave Giro di Lombardia. A proposito dell'ultima classica monumento della stagione, in programma sabato da Como a Bergamo, uno sguardo al duello a distanza tra Aru e Bardet, due tra i più attesi. Meglio il sardo, non tanto per la posizione (sesto e secondo degli italiani dopo Ulissi, quinto), quanto per la pedalata. Lo scatto più rabbioso lo porta il francese, non agevolato dal gioco tattico di avere un compagno di squadra davanti, ma il sardo appare più lucido nella gestione della gara.
Gara spettacolare, caratterizzata anche da un lungo brivido. Vedere Scarponi e Malori immoti a terra dopo una caduta è esperienza raggelante. ''Acciaccato ma niente di rotto'' fa sapere il marchigiano, mentre per Malori il discorso è diverso. Il cronoman riporta la frattura della clavicola, chiudendo in maniera sfortunata una stagione tremenda, aperta con una caduta al Tour de San Luis che aveva addirittura fatto temere il peggio.
Dettagli di cronaca iniziali appannaggio di tre attaccanti: l'inossidabile De Marchi, il romeno Grosu, il britannico Kennaugh. Il loro margine viene tenuto a portata di sicurezza, anche in considerazione dei 5 km del colle di Superga, non tantissimi, ma con punte del 14% che ganno male. Inoltre c'è da ripeterlo due volte: la prima è la rappresentazione dell'agonismo di Kennaugh, superstite del terzetto all'attacco, la seconda sa invece di resa dei conti. La affronta con straordinaria veemenza Woods. Forse troppa, ma a conti fatti basterebbe se Lopez non uscisse dal gruppo a doppia velocità. Ne nasce un bel duello che il colombiano risolve a suo favore, cogliendo un altro risultato importante in stagione dopo la vittoria del Giro della Svizzera.
Ora il Lombardia, con Lopez che farà da luogotenente a Fabio Aru, anche se...: "Correrò al servizio del capitano, poi vediamo se in corso di gara si presenterà l'occasione di essere protagonista e se le gambe risponderanno". Sulla gara: "Ho ottenuto questa magnifica vittoria grazie alla mia squadra, nonostante la sfortunata caduta di Michele Scarponi. Voglio dedicargliela. Anche Diego Rosa è stato coinvolto e, nonostante ciò, ha lavorato tantissimo insieme a Dario Cataldo per chiudere sulla fuga. Abbiamo continuato a parlare durante la gara e questo ci ha permesso di cambiare tattica in corsa. Abbiamo fatto bene a provare ad attaccare prima della salita finale. Non mi aspettavo di vincere oggi, è bellissimo".
Gara spettacolare, caratterizzata anche da un lungo brivido. Vedere Scarponi e Malori immoti a terra dopo una caduta è esperienza raggelante. ''Acciaccato ma niente di rotto'' fa sapere il marchigiano, mentre per Malori il discorso è diverso. Il cronoman riporta la frattura della clavicola, chiudendo in maniera sfortunata una stagione tremenda, aperta con una caduta al Tour de San Luis che aveva addirittura fatto temere il peggio.
Dettagli di cronaca iniziali appannaggio di tre attaccanti: l'inossidabile De Marchi, il romeno Grosu, il britannico Kennaugh. Il loro margine viene tenuto a portata di sicurezza, anche in considerazione dei 5 km del colle di Superga, non tantissimi, ma con punte del 14% che ganno male. Inoltre c'è da ripeterlo due volte: la prima è la rappresentazione dell'agonismo di Kennaugh, superstite del terzetto all'attacco, la seconda sa invece di resa dei conti. La affronta con straordinaria veemenza Woods. Forse troppa, ma a conti fatti basterebbe se Lopez non uscisse dal gruppo a doppia velocità. Ne nasce un bel duello che il colombiano risolve a suo favore, cogliendo un altro risultato importante in stagione dopo la vittoria del Giro della Svizzera.
Ora il Lombardia, con Lopez che farà da luogotenente a Fabio Aru, anche se...: "Correrò al servizio del capitano, poi vediamo se in corso di gara si presenterà l'occasione di essere protagonista e se le gambe risponderanno". Sulla gara: "Ho ottenuto questa magnifica vittoria grazie alla mia squadra, nonostante la sfortunata caduta di Michele Scarponi. Voglio dedicargliela. Anche Diego Rosa è stato coinvolto e, nonostante ciò, ha lavorato tantissimo insieme a Dario Cataldo per chiudere sulla fuga. Abbiamo continuato a parlare durante la gara e questo ci ha permesso di cambiare tattica in corsa. Abbiamo fatto bene a provare ad attaccare prima della salita finale. Non mi aspettavo di vincere oggi, è bellissimo".