DOHA - La capacità di sopportare situazioni al limite del proibitivo. Si spiega così la straordinaria prestazione di Tony Martin, che domina la cronometro mondiale: 53,671 la media, metaforica secchiata di acqua gelata sulle condizioni climatiche bollenti (per la temperatura) quanto sportivamente invivibili (mescolate all'umidità) del tracciato di Doha. Quaranta km che il tedesco della Etixx-Quickstep divora con il tempo di 44'42": fa 45" meglio del bielorusso Vasil Kiryienka, sul quale la prova iridata ha effetto rivitalizzante: vincitore lo scorso anno, stavolta un argento che vale quasi altrettanto. Medaglia di bronzo, a 1'10" dal vincitore, lo spagnolo Jonathan Castroviejo.
Martin con questa vittoria si consegna anche alla storia: per lui infatti si tratta della quarta medaglia doro nella specialità dopo i successi di Copenaghen 2011, Limburgo 2012 e Firenze 2013. Solo Cancellara ha fatto altrettanto, ma lo svizzero si è ritirato quest'anno mentre il tedesco conta 31 primavere, quindi... Molto lontano dal podio l'azzurro Manuel Quinziato, ventiduesimo. Inutile fare drammi o processi. L'Italia, nonostante qualche expolit abbastanza isolato, non è una paese per cronoman e la stagione disgraziata di Adriano Malori (argento lo scorso anno) aveva chiararamente azzerato le possibilità di podio.Poi ci sono quelli che hanno sperato. Uno è il polacco Maciej Bodnar, molto regolare ed arrivato ai piedi del podio. L'altro è l'irlandese Ryan Mullen, per tanto tempo seduto sulla sedia rovente -in tutti i sensi- del leader, conscio di un destino che lo avrebbe scalzato con l'avvento dei big. Tra questi ultimi anche le grandi delusioni di giornata: riferimento non tanto a Rohan Dennis (pur forte contro il tempo, anche se soprattutto nella prova a squadre), giunto sesto, quanto a Tom Dumoulin: dal campione olandese a cronometro nonché vincitore di tappe ai recenti Giro e Tour, c'era da aspettarsi più di un anonimo undecimo posto.
"E' incredibile, non ci posso ancora credere. Quet'anno non avevo ottenuto grandi risultati, ma questo successo fa dimenticare tutto - è l'analisi di Martin-. Devo comunque dire che ero preparato molto bene, e questo mi ha permesso di battere l'unico fattore che mi faceva veramente paura, il caldo. Anche aver corso la crono a squadre (medaglia d'oro con la Etixx Quick Step, ndr) mi ha permesso di acquisire molte informazioni sul tipo di gara, inoltre non avvertendo la pressione del favorito ho corso anche molto libero di testa". Del resto Panzerwagen, (soprannome che la dice lunga), non è uno che fa calcoli: parte forte e se è in giornata arriva allo stesso modo. Non a caso prima cosa che ci viene in mente ogni volta che il tedesco fa l'impresa, è la pazzesca fuga alla Vuelta del 2013, quando si fece oltre 170 km in solitario e fu ripreso a pochi metri dal traguardo. Allora fu beffa atroce, stavolta Martin è stato più forte di tutti, anche dal caldo. Un ultima considerazione sugli spettatori, latitanti ai bordi delle strade. Se continua così, e difficilmente la tendenza verrà invertita, domani l'attesissimo quanto criticato mondiale maschile elite, rischia di essere una questione per pochi. Una corsa nel deserto, in tutti i sensi...
ORDINE D'ARRIVO
1 Tony Martin (Germany) 0:44:42.99
2 Vasil Kiryienka (Belarus) 0:00:45.05
3 Jonathan Castroviejo Nicolas (Spain) 0:01:10.91
4 Maciej Bodnar (Poland) 0:01:16.77
5 Ryan Mullen (Ireland) 0:01:21.75
6 Rohan Dennis (Australia) 0:01:27.12
7 Yves Lampaert (Belgium) 0:01:45.11
8 Jos Van Emden (Netherlands) 0:01:45.41
9 Reto Hollenstein (Switzerland) 0:01:51.51
10 Bob Jungels (Luxembourg) 0:01:56.59
11 Tom Dumoulin (Netherlands) 0:02:01.51
12 Alex Dowsett (Great Britain) 0:02:11.08
13 Martin Toft Madsen (Denmark) 0:02:11.42
14 Marcin Bialoblocki (Poland) 0:02:15.30
15 Taylor Phinney (United States Of America) 0:02:21.68
16 Anton Vorobyev (Russian Federation) 0:02:22.67
17 Stefan Küng (Switzerland) 0:02:25.04
18 Luke Durbridge (Australia) 0:02:28.34
19 Andriy Grivko (Ukraine) 0:02:34.95
20 Nelson Oliveira (Portugal) 0:02:35.60
21 Gatis Smukulis (Latvia) 0:02:37.85
22 Manuel Quinziato (Italy) 0:02:39.35
Martin con questa vittoria si consegna anche alla storia: per lui infatti si tratta della quarta medaglia doro nella specialità dopo i successi di Copenaghen 2011, Limburgo 2012 e Firenze 2013. Solo Cancellara ha fatto altrettanto, ma lo svizzero si è ritirato quest'anno mentre il tedesco conta 31 primavere, quindi... Molto lontano dal podio l'azzurro Manuel Quinziato, ventiduesimo. Inutile fare drammi o processi. L'Italia, nonostante qualche expolit abbastanza isolato, non è una paese per cronoman e la stagione disgraziata di Adriano Malori (argento lo scorso anno) aveva chiararamente azzerato le possibilità di podio.Poi ci sono quelli che hanno sperato. Uno è il polacco Maciej Bodnar, molto regolare ed arrivato ai piedi del podio. L'altro è l'irlandese Ryan Mullen, per tanto tempo seduto sulla sedia rovente -in tutti i sensi- del leader, conscio di un destino che lo avrebbe scalzato con l'avvento dei big. Tra questi ultimi anche le grandi delusioni di giornata: riferimento non tanto a Rohan Dennis (pur forte contro il tempo, anche se soprattutto nella prova a squadre), giunto sesto, quanto a Tom Dumoulin: dal campione olandese a cronometro nonché vincitore di tappe ai recenti Giro e Tour, c'era da aspettarsi più di un anonimo undecimo posto.
"E' incredibile, non ci posso ancora credere. Quet'anno non avevo ottenuto grandi risultati, ma questo successo fa dimenticare tutto - è l'analisi di Martin-. Devo comunque dire che ero preparato molto bene, e questo mi ha permesso di battere l'unico fattore che mi faceva veramente paura, il caldo. Anche aver corso la crono a squadre (medaglia d'oro con la Etixx Quick Step, ndr) mi ha permesso di acquisire molte informazioni sul tipo di gara, inoltre non avvertendo la pressione del favorito ho corso anche molto libero di testa". Del resto Panzerwagen, (soprannome che la dice lunga), non è uno che fa calcoli: parte forte e se è in giornata arriva allo stesso modo. Non a caso prima cosa che ci viene in mente ogni volta che il tedesco fa l'impresa, è la pazzesca fuga alla Vuelta del 2013, quando si fece oltre 170 km in solitario e fu ripreso a pochi metri dal traguardo. Allora fu beffa atroce, stavolta Martin è stato più forte di tutti, anche dal caldo. Un ultima considerazione sugli spettatori, latitanti ai bordi delle strade. Se continua così, e difficilmente la tendenza verrà invertita, domani l'attesissimo quanto criticato mondiale maschile elite, rischia di essere una questione per pochi. Una corsa nel deserto, in tutti i sensi...
ORDINE D'ARRIVO
1 Tony Martin (Germany) 0:44:42.99
2 Vasil Kiryienka (Belarus) 0:00:45.05
3 Jonathan Castroviejo Nicolas (Spain) 0:01:10.91
4 Maciej Bodnar (Poland) 0:01:16.77
5 Ryan Mullen (Ireland) 0:01:21.75
6 Rohan Dennis (Australia) 0:01:27.12
7 Yves Lampaert (Belgium) 0:01:45.11
8 Jos Van Emden (Netherlands) 0:01:45.41
9 Reto Hollenstein (Switzerland) 0:01:51.51
10 Bob Jungels (Luxembourg) 0:01:56.59
11 Tom Dumoulin (Netherlands) 0:02:01.51
12 Alex Dowsett (Great Britain) 0:02:11.08
13 Martin Toft Madsen (Denmark) 0:02:11.42
14 Marcin Bialoblocki (Poland) 0:02:15.30
15 Taylor Phinney (United States Of America) 0:02:21.68
16 Anton Vorobyev (Russian Federation) 0:02:22.67
17 Stefan Küng (Switzerland) 0:02:25.04
18 Luke Durbridge (Australia) 0:02:28.34
19 Andriy Grivko (Ukraine) 0:02:34.95
20 Nelson Oliveira (Portugal) 0:02:35.60
21 Gatis Smukulis (Latvia) 0:02:37.85
22 Manuel Quinziato (Italy) 0:02:39.35