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Lo Stelvio e le sue gallerie, il Giro corre in mezzo alla storia

(lapresse)
La corsa Rosa attraversa un mito, un passo la cui fama è accompagnata dalla leggenda delle sue gallerie, tremende in salita, un incubo in discesa
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ROVETTA - Lo Stelvio, metri 2758 sul livello del mare, la cosa più alta, grande, luminosa, impervia, il mito massimo del Giro d'Italia, la Cima Coppi delle Cime Coppi, domani. Si scala per la decima volta, sarà bel tempo ma si passerà dentro una trincea di neve, la strada nera sarà come un serpente nel bianco. Si parte da Rovetta, si scala il Mortirolo, poi lo Stelvio dal versante di Bormio, il più facile dei tre, nonostante i 21,7 km, il dislivello lunare di 1549 metri: la pendenza media è del 7%. Poi discesa verso Trafoi, sconfinamento in Val Monasterio, in Svizzera, e nuova scalata dello Stelvio, dal versante del passo di Umbrail, il più difficile dei tre: 13,4 km all'8% con punte al 12, strada stretta. Poi la terribile discesa verso Bormio.

Questa, finora, la geografia. La storia si apre con l'impresa di Fausto Coppi nel 1953. A 34 anni, l'Airone credette di morire, pur vincendo tappa e Giro, sulla strada progettata dall'architetto Donegani e aperta nel 1825 con gli auspici dell'imperatore Ferdinando d'Asburgo. Per l'occasione, Donegani venne insignito del titolo di Cavaliere e Signore dello Stelvio. Coppi attaccò a 11 km dalla cima, Koblet non riuscì a replicare: fu l'ultima grande recita del Campionissimo, la sua ultima vittoria al Giro nell'anno del Mondiale di Lugano. Sullo Stelvio passò in testa, vincendo la sua ultima tappa al Giro, anche Charly Gaul, che tuttavia non riuscì a togliere la vittoria finale ad Arnaldo Pambianco. Si tornò lassù nel 1972. Nel 1975 fu arrivo di tappa, vittoria a testa bassa dello spagnolo Galdos, che su quelle pendenze aveva cercato di staccare Fausto Bertoglio. Il bresciano però seppe tenere e arrivò, pur secondo di tappa, a braccia alzate. Ancora Stelvio nel 1980, nel 1994, primo in cima Vona, poi vittoria di tappa all'Aprica di Marco Pantani, nel 2005, nel 2012 e nel 2014, quando nella bufera andò giù in discesa e fece il vuoto Nairo Quintana.

La fama dello Stelvio è accompagnata dalla leggenda delle sue gallerie, tremende in salita, un incubo in discesa, lunghe e illuminate solo dalla luce solare, uno sforzo di nervi più che fisico, un punto nel quale Nibali potrebbe tentare l'attacco. Salire allo Stelvio è un'esperienza mistica per i corridori, una pagina di romanzo (anche Dickens ne accenna nel David Copperfield) per i suiveurs, un paesaggio che non ha eguali nel mondo del ciclismo, il punto di congiunzione tra bicicletta e alpinismo, tra sport e religione.
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