Tour de France tra pioggia, cadute e sprint: vince Kittel, Thomas sempre in giallo
di LUIGI PANELLAIl tedesco domina la volata a Liegi, arrivo della seconda tappa. In classifica generale non cambia nulla. Condizioni climatiche avverse: a terra Froome e Bardet
LIEGI - Non c'è neanche bisogno di concentrarsi sulla testa del plotone per capire il vincitore dello sprint di Liegi. Basta scrutare le posizioni di rincalzo: mancano una cinquantina di metri al traguardo e Fabio Sabatini già esulta a braccia alzate. E' uomo di volata, gli basta niente a capire che quando il suo compagno di squadra Marcel Kittel è lanciato come un treno a centro strada, per gli altri è sentenza scritta. E infatti va proprio così... Demare, mascellone Greipel, l'immancabile Cavendish, nobili della velocità devono accontentarsi su un ruolo subalterno.
E' l'epilogo di uno stress infinito. La pioggia è transnazionale, tortura i corridori dalla Germania al Belgio: una sporadica soluzione di continuità c'è solo quando l'arrivo è vicino. Situazioni complicate e cadute. Nessuna conseguenza drammatica come quella che ha mandato Valverde dal chirurgo nella prima tappa, ma consist…
E' l'epilogo di uno stress infinito. La pioggia è transnazionale, tortura i corridori dalla Germania al Belgio: una sporadica soluzione di continuità c'è solo quando l'arrivo è vicino. Situazioni complicate e cadute. Nessuna conseguenza drammatica come quella che ha mandato Valverde dal chirurgo nella prima tappa, ma consist…
LIEGI - Non c'è neanche bisogno di concentrarsi sulla testa del plotone per capire il vincitore dello sprint di Liegi. Basta scrutare le posizioni di rincalzo: mancano una cinquantina di metri al traguardo e Fabio Sabatini già esulta a braccia alzate. E' uomo di volata, gli basta niente a capire che quando il suo compagno di squadra Marcel Kittel è lanciato come un treno a centro strada, per gli altri è sentenza scritta. E infatti va proprio così... Demare, mascellone Greipel, l'immancabile Cavendish, nobili della velocità devono accontentarsi su un ruolo subalterno.
E' l'epilogo di uno stress infinito. La pioggia è transnazionale, tortura i corridori dalla Germania al Belgio: una sporadica soluzione di continuità c'è solo quando l'arrivo è vicino. Situazioni complicate e cadute. Nessuna conseguenza drammatica come quella che ha mandato Valverde dal chirurgo nella prima tappa, ma consistenti momenti di paura. Su una curva, scivolone in testa al gruppo, quasi a voler annullare la regola che vuole più al sicuro chi sta davanti. Giù in parecchi, tra loro pesci grossi come Chris Froome e Romain Bardet: rientrano, il francese ha la faccia più serena, il keniano bianco inquieta. Deve cambiare bici, non corre di fatto mai il rischio di buttare a mare secondi preziosi, ma quell'ingranaggio perfetto visto a Dusseldorf inizia a fare i conti con i primi granellini di sabbia. Insomma, la generale resta quella, con Geraint Thomas in maglia gialla. Il fatto di non avere corso rischi particolari, rende però dolce la giornata di pretendenti come Fabio Aru. "Giornata difficile. La pioggia ha complicato tutto. E' stata una tappa stancante", spiega il sardo.
La caduta arriva ad una ventina di km dall'arrivo e, tra momenti di incertezza e riorganizzazione della squadre maggiori, ridona linfa vitale alla fuga di giornata. Una azione con parecchi perché. Uno spunto lo danno le due salitelle con dicitura GPM: Taylor Phinney è un passistone, ma si toglie la soddisfazione di conquistare la maglia a pois dello scalatore. Lo statunitense della Cannondale è in compagnia di Offredo, Pichon e Boudat. Poi il quartetto diventa coppia: Phinney e Offredo insistono, sembra un moto d'orgoglio invece l'impresa sfuma per un migliaio di metri.
Giornata da Tour, intensa anche senza montagne. Dalla Germania (partenza da Dusseldorf) al Belgio, con un arrivo classicissimo della storia del ciclismo. Liegi, che ospita la Grande Boucle per l'undecima volta (appaiando nella classifica estera Bruxelles) ha infatti il primato di essere stata sede di tappa anche di Giro d'Italia (nel 2006) e Vuelta (2009). La giornata non è mai tranquilla. L'acqua cade giù copiosa, poi a cadere giù sono i corridori. La fuga va, ma viene neutralizzata in extremis. Il merito è della Quick Step di Kittel, uno squadrone che poi però non si conferma compattissimo sul rettilineo. Treni per sprinter con efficacia relativa, è tutti contro tutti. C'è Sagan, campione del mondo umile, al servizio dei compagni. C'è Colbrelli, che memore del guizzo alla Parigi-Nizza dopo una giornata meteorologicamente simile, gioca d'anticipo. Purtroppo per loro spunta un uomo che alla Grande Boucle ha già vinto nove volte. Troppo ghiotta l'occasione per non arrotondare: Marcel Kittel, dieci e lode. "Non so cosa dire, sono molto contento per il successo di oggi -commenta il vincitore-. Alla partenza, in Germania, tante persone mi hanno incoraggiato. Volevo fortemente questa vittoria, ma la mia posizione all'inizio dello sprint non era buona. Qualcuno mi ha pure toccato negli ultimi metri, ma poi per fortuna ho trovato strada giusta ed è andata bene".
ORDINE D'ARRIVO
1. Marcel Kittel (Ger, Quick) in 4h37'06"
2. Arnaud Demare (Fra, Fdj) s.t.
3. Andrè Greipel (Ger, Lotto) s.t.
4. Mark Cavendish (Gbr) s.t.
5. Dylan Groenewegen (Ned) s.t.
6. Sonny Colbrelli (Ita) s.t.
7. Ben Swift (Gbr) s.t.
8. Nacer Bouhanni (Fra) s.t.
9. Michael Matthews (Aus) s.t.
10. Peter Sagan (Svk) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Geraint Thomas (Gbr, Sky) in 4h53'10"
2. Stefan Kung (Sui, Bmc) a 5"
3. Marcel Kittel (Ger, Quick) a 6"
4. Vasili Kiryienka (Blr, Sky) a 7"
5. Matteo Trentin (Ita) a 10"
6. Christopher Froome (Gbr) a 12"
7. Jos Van Emden (Ned) a 15"
7. Michal Kwiatkowski (Pol) s.t.
9. Edvald Boasson Hagen (Den) a 16"
10. Nikias Arndt (Ger) s.t.
44. Richie Porte (Aus) s.t.
48. Nairo Quintana (Col) a 48"
56. Romain Bardet (Fra) a 51"
59. Fabio Aru (Ita) a 52"
62. Alberto Contador (Esp) a 54"
E' l'epilogo di uno stress infinito. La pioggia è transnazionale, tortura i corridori dalla Germania al Belgio: una sporadica soluzione di continuità c'è solo quando l'arrivo è vicino. Situazioni complicate e cadute. Nessuna conseguenza drammatica come quella che ha mandato Valverde dal chirurgo nella prima tappa, ma consistenti momenti di paura. Su una curva, scivolone in testa al gruppo, quasi a voler annullare la regola che vuole più al sicuro chi sta davanti. Giù in parecchi, tra loro pesci grossi come Chris Froome e Romain Bardet: rientrano, il francese ha la faccia più serena, il keniano bianco inquieta. Deve cambiare bici, non corre di fatto mai il rischio di buttare a mare secondi preziosi, ma quell'ingranaggio perfetto visto a Dusseldorf inizia a fare i conti con i primi granellini di sabbia. Insomma, la generale resta quella, con Geraint Thomas in maglia gialla. Il fatto di non avere corso rischi particolari, rende però dolce la giornata di pretendenti come Fabio Aru. "Giornata difficile. La pioggia ha complicato tutto. E' stata una tappa stancante", spiega il sardo.
La caduta arriva ad una ventina di km dall'arrivo e, tra momenti di incertezza e riorganizzazione della squadre maggiori, ridona linfa vitale alla fuga di giornata. Una azione con parecchi perché. Uno spunto lo danno le due salitelle con dicitura GPM: Taylor Phinney è un passistone, ma si toglie la soddisfazione di conquistare la maglia a pois dello scalatore. Lo statunitense della Cannondale è in compagnia di Offredo, Pichon e Boudat. Poi il quartetto diventa coppia: Phinney e Offredo insistono, sembra un moto d'orgoglio invece l'impresa sfuma per un migliaio di metri.
Giornata da Tour, intensa anche senza montagne. Dalla Germania (partenza da Dusseldorf) al Belgio, con un arrivo classicissimo della storia del ciclismo. Liegi, che ospita la Grande Boucle per l'undecima volta (appaiando nella classifica estera Bruxelles) ha infatti il primato di essere stata sede di tappa anche di Giro d'Italia (nel 2006) e Vuelta (2009). La giornata non è mai tranquilla. L'acqua cade giù copiosa, poi a cadere giù sono i corridori. La fuga va, ma viene neutralizzata in extremis. Il merito è della Quick Step di Kittel, uno squadrone che poi però non si conferma compattissimo sul rettilineo. Treni per sprinter con efficacia relativa, è tutti contro tutti. C'è Sagan, campione del mondo umile, al servizio dei compagni. C'è Colbrelli, che memore del guizzo alla Parigi-Nizza dopo una giornata meteorologicamente simile, gioca d'anticipo. Purtroppo per loro spunta un uomo che alla Grande Boucle ha già vinto nove volte. Troppo ghiotta l'occasione per non arrotondare: Marcel Kittel, dieci e lode. "Non so cosa dire, sono molto contento per il successo di oggi -commenta il vincitore-. Alla partenza, in Germania, tante persone mi hanno incoraggiato. Volevo fortemente questa vittoria, ma la mia posizione all'inizio dello sprint non era buona. Qualcuno mi ha pure toccato negli ultimi metri, ma poi per fortuna ho trovato strada giusta ed è andata bene".
ORDINE D'ARRIVO
1. Marcel Kittel (Ger, Quick) in 4h37'06"
2. Arnaud Demare (Fra, Fdj) s.t.
3. Andrè Greipel (Ger, Lotto) s.t.
4. Mark Cavendish (Gbr) s.t.
5. Dylan Groenewegen (Ned) s.t.
6. Sonny Colbrelli (Ita) s.t.
7. Ben Swift (Gbr) s.t.
8. Nacer Bouhanni (Fra) s.t.
9. Michael Matthews (Aus) s.t.
10. Peter Sagan (Svk) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Geraint Thomas (Gbr, Sky) in 4h53'10"
2. Stefan Kung (Sui, Bmc) a 5"
3. Marcel Kittel (Ger, Quick) a 6"
4. Vasili Kiryienka (Blr, Sky) a 7"
5. Matteo Trentin (Ita) a 10"
6. Christopher Froome (Gbr) a 12"
7. Jos Van Emden (Ned) a 15"
7. Michal Kwiatkowski (Pol) s.t.
9. Edvald Boasson Hagen (Den) a 16"
10. Nikias Arndt (Ger) s.t.
44. Richie Porte (Aus) s.t.
48. Nairo Quintana (Col) a 48"
56. Romain Bardet (Fra) a 51"
59. Fabio Aru (Ita) a 52"
62. Alberto Contador (Esp) a 54"