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Ciclismo, Milano-Sanremo: è ancora Sagan contro tutti

Peter Sagan, proverà finalmente a mettere la firma sulla Milano-Sanremo (lapresse)
Per l'ennesima volta il campione del mondo cercherà di mettere le mani sulla Classicissima che gli è sempre sfuggita. Il polacco Kwiatkowski sembra il principale avversario, ma occhio anche ai belgi Gilbert e van Avermaet. Da scoprire il tedesco Kittel, l'Italia punta su Viviani e Trentin. Incognita Nibali
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Tra corse in Argentina, Australia e paesi arabi, ormai il ciclismo trasmette un'assenza di soluzione di continuità. Una apparenza, perché lo spartiacque verso il ciclismo 'classico' è arrivato, e si chiama Milano-Sanremo. Edizione numero 109 della Classicissima di primavera, che però potrebbe avere una variante poco primaverile, il maltempo. Clima che si annuncia variabile tendente al brutto, così come tradizionalmente variabili sono le soluzioni verso l'arrivo. Bella come sempre, imprevedibile fino all'ultimo. In tempi antichi ad esempio il Turchino (parecchio lontano dal traguardo) era un punto di svolta spesso decisivo, ora rappresenta un momento totalmente interlocutorio. E con esso, molto più vicina a Sanremo, la classica sequenza dei Capi (Mele, Cervo e Berta). Insomma, il mantra è non commettere errori fino a Cipressa e Poggio. Lì ognuno giocherà le proprie carte: chi con l'anticipo, chi cercando di tenere insieme quel che resta del gruppo, forte delle chance in volata.

A poroposito di mantra, anche quest'anno il ritornello è sempre lo stesso. L'uomo da battere è Peter Sagan. Una condizione di favorito che accompagna da anni il campione del mondo, che nella Classicissima ha dovuto convivere più di una volta con la beffa. Due in particolare: nel 2013, in una giornata climaticamente impossibile, arrivò con i muscoli stanchi al punto tale da doversi arrendere all'imprevisto tedesco Ciolek. Dello scorso anno invece, dopo una gara corsa senza risparmio, ricordiamo la foto della contrapposizione di spalle con Michal Kwiatkowski, in una feroce sfida di volontà che vide il polacco spuntarla per pochissimo. Sarà ancora quest'ultimo il principale rivale dello slovacco: lo ha detto la Tirreno-Adriatico, dove Kwiatkowski, sia pure 'spalleggiato' da uno squadrone come il Team Sky, che prima di lui aveva indicato capitani Froome e Thomas, ha conquistato il successo finale. Già, la squadra. Dopo qualche battuta a vuoto nelle classiche, in molti l'hanno definita il punto debole di Sagan. Quest'anno però la musica sembrerebbe cambiata: un nome su tutti, Daniel Oss, classico luogotenente di lusso in gare di questo tipo. E sempre a proposito di squadra, per la prima volta ogni team potrà contare solo su 7 uomini: meno controllo e, probabilmente, più spettacolo.

Prima di passare ai velocisti, e senza fare un elenco esagerato, proseguiamo con coloro che proveranno a giocare d'anticipo. A parte Alaphilippe (condizioni buone) che lo scorso anno arrivò ad un passo dalla vittoria conquistando un pregevole podio, fari puntati sui belgi. Philippe Gilbert e Greg van Avermaet sono due - e parla il palmares - che interpretano come pochi le fasi calde della gara.

Il capitolo uomini veloci lo apriamo con quello che a nostro avviso rappresenta la migliore speranza italiana per interrompere un digiuno che inizia a farsi preoccupante (ultima vittoria, datata 2006, di Filippo Pozzato). Elia Viviani è uno che ormai al guizzo vincente abbina una buona tenuta. Per puntare sul bresciano però bisognerà sfogliare la margherita tattica della gara, essendo lui un compagno di squadra di Alaphilippe e Gilbert. Una spanna sotto, inseriamo Matteo Trentin, che se la gioca da capitano, mentre Gianni Moscon è imprigionato nelle strategie del team Sky. Per il resto, altri nomi spendibili potrebbero essere Colbrelli, Modolo e Ulissi. A parte invece il discorso su Vincenzo Nibali: non è in grandi condizioni e, nonostante un terzo posto in uno degli anni di Cancellara, neanche adattissimo alla Sanremo. Proprio per questo però è lecito attendersi da uno degli atleti più creativi del gruppo qualche invenzione che possa scombinare le carte.

Viviani, nel caso di arrivo a lui congeniale, dovrà vedersela con vecchie conoscenze delle volate dopo 300 km (294 misura il percorso): tra tutti Arnaud Demare, vincitore due anni or sono non senza polemiche (fu giudicato miracoloso un recupero sulla Cipressa). Forse anche per questo, per la prima volta ci sarà il Var anche per la bicicletta: un giudice incollato alla tv che cercherà di scoprire furbastri o scorretti. E poi ancora, attenzione a Kristoff e Matthews con la incognità Kittel. Il tedescone è uno che in volata tende a non fare prigionieri, ma bisognerà vedere sulla lunga distanza, poco praticata, come se la caverà. Certo, se lo portassero allo sprint...


 
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