Ciclismo, domenica la Parigi-Roubaix: l'ultima corsa fuori dal tempo
di LUIGI PANELLASul dissestato pavé francese, che potrebbe essere reso ancora più duro dal maltempo, attesa per i soliti nomi, da Sagan a van Avermaet. L'Italia punta su Moscon e Trentin
ROMA - Non sarà più massacrante come ai tempi eroici del ciclismo (nel 1919 il vincitore Henri Pélissier ci mise oltre 12 ore sulle strade dissestate della Grande Guerra), ma la Parigi-Roubaix, che domani vivrà l'edizione numero 116, resta l'ultima corsa fuori dal tempo. Lo dicono i 257 km che dividono Compiegne dal vecchio velodromo di Roubaix, lo dicono soprattutto i 54,5 km di un pavè che più insidioso ed irregolare non si può, diviso in 29 settori. Il punto più affascinantre è la Foresta di Arenberg: raramente la condizioni di quando vi si entra e quando vi si esce sono le stesse. Un inferno nell'inferno, posto assai lontano dal traguardo ed a proposito del quale si è costretti a ripetere il più classico dei ritornelli: non si capisce chi vincerà la Roubaix, ma si è sicuri su chi la perderà. Infine, lo dicono le previsioni del tempo, che si annunciano negative. Dovessero s…
ROMA - Non sarà più massacrante come ai tempi eroici del ciclismo (nel 1919 il vincitore Henri Pélissier ci mise oltre 12 ore sulle strade dissestate della Grande Guerra), ma la Parigi-Roubaix, che domani vivrà l'edizione numero 116, resta l'ultima corsa fuori dal tempo. Lo dicono i 257 km che dividono Compiegne dal vecchio velodromo di Roubaix, lo dicono soprattutto i 54,5 km di un pavè che più insidioso ed irregolare non si può, diviso in 29 settori. Il punto più affascinantre è la Foresta di Arenberg: raramente la condizioni di quando vi si entra e quando vi si esce sono le stesse. Un inferno nell'inferno, posto assai lontano dal traguardo ed a proposito del quale si è costretti a ripetere il più classico dei ritornelli: non si capisce chi vincerà la Roubaix, ma si è sicuri su chi la perderà. Infine, lo dicono le previsioni del tempo, che si annunciano negative. Dovessero stavolta prenderci (al Fiandre era annunciata tregenda, poi però di pioggia se ne è vista poca), allora sì che potrebbe evocarsi il ciclismo eroico.
"Correre sul bagnato nel pavè è assai pericoloso, la scivolata è dietro l'angolo e, se si cade sulle pietre, è ancora peggio. Il resto dipenderà dal vento". E' il quadro a tinte fosche dipinto dal tre volte campione del mondo Peter Sagan, uno dei più attesi anche se a conti fatti il suo rapporto con la corsa è negativo: il miglior risultato è un sesto posto ottenuto 4 anni fa, per il resto figure da comprimario. Ormai comunque, quasi in automatico, in tanti lo danno favorito, compresi parecchi colleghi che a Sanremo e Fiandre hanno impostato la tattica di corsa su di lui, ricevendone però in cambio una partecipazione meno attiva del solito. Se quella dello slovacco sia stata una scelta di rivalsa oppure sia la cartina al tornasole di uno stato di forma approssimativo non è dato saperlo. Quello che è certo, le pietre della Roubaix non ammettono bluff.
In una corsa in cui comunque può succedere di tutto, il lotto dei favoriti è assai ampio. I belgi hanno spesso fatto i padroni in terra di Francia: hanno vinto ben 56 volte, l'ultima nella passata edizione con Greg Van Avermaet. Un fiammingo come Vanmarcke (altro da tener d'occhio), mentre i valloni sono rappresentati da Philippe Gilbert, uno da Liegi che però, come dimostra il Fiandre dello scorso anno, sa esaltarsi anche su terreni diversi. Soprattutto in caso di fango, occhio al ceco Zdenek Stybar e, ma sarebbe una sorpresa, al campione del mondo di ciclicross van Aert. A proposito di Stybar, è arrivato due volte secondo, fregato allo sprint al velodromo. Una soluzione in volata - a ranghi ridotti, è chiaro - se le augurano il francese Arnaud Demare (che sembra pronto per recitare un ruolo anche al nord) e il norvegese Alexander Kristoff. E poi c'è Niki Tersptra: l'olandese è poco personaggio ma va molto forte. La Roubaix l'ha già vinta nel 2014, quest'anno ha vinto il Fiandre (oltre Harelbeke) e cerca la tredicesima doppietta nella storia nelle due classiche monumento.
Il capitolo italiani (ultimo successo nel 1999 con Andrea Tafi) ruota intorno a 4 nomi. Gianni Moscon lo scorso anno si giocò lo sprint al velodromo, Matteo Trentin cerca un altro salto di qualità, Filippo Ganna la Roubaix l'ha già vinta, ma tra gli Under 23, mentre Daniel Oss, adatto alla prova, correrà in appoggio a capitan Sagan.
"Correre sul bagnato nel pavè è assai pericoloso, la scivolata è dietro l'angolo e, se si cade sulle pietre, è ancora peggio. Il resto dipenderà dal vento". E' il quadro a tinte fosche dipinto dal tre volte campione del mondo Peter Sagan, uno dei più attesi anche se a conti fatti il suo rapporto con la corsa è negativo: il miglior risultato è un sesto posto ottenuto 4 anni fa, per il resto figure da comprimario. Ormai comunque, quasi in automatico, in tanti lo danno favorito, compresi parecchi colleghi che a Sanremo e Fiandre hanno impostato la tattica di corsa su di lui, ricevendone però in cambio una partecipazione meno attiva del solito. Se quella dello slovacco sia stata una scelta di rivalsa oppure sia la cartina al tornasole di uno stato di forma approssimativo non è dato saperlo. Quello che è certo, le pietre della Roubaix non ammettono bluff.
In una corsa in cui comunque può succedere di tutto, il lotto dei favoriti è assai ampio. I belgi hanno spesso fatto i padroni in terra di Francia: hanno vinto ben 56 volte, l'ultima nella passata edizione con Greg Van Avermaet. Un fiammingo come Vanmarcke (altro da tener d'occhio), mentre i valloni sono rappresentati da Philippe Gilbert, uno da Liegi che però, come dimostra il Fiandre dello scorso anno, sa esaltarsi anche su terreni diversi. Soprattutto in caso di fango, occhio al ceco Zdenek Stybar e, ma sarebbe una sorpresa, al campione del mondo di ciclicross van Aert. A proposito di Stybar, è arrivato due volte secondo, fregato allo sprint al velodromo. Una soluzione in volata - a ranghi ridotti, è chiaro - se le augurano il francese Arnaud Demare (che sembra pronto per recitare un ruolo anche al nord) e il norvegese Alexander Kristoff. E poi c'è Niki Tersptra: l'olandese è poco personaggio ma va molto forte. La Roubaix l'ha già vinta nel 2014, quest'anno ha vinto il Fiandre (oltre Harelbeke) e cerca la tredicesima doppietta nella storia nelle due classiche monumento.
Il capitolo italiani (ultimo successo nel 1999 con Andrea Tafi) ruota intorno a 4 nomi. Gianni Moscon lo scorso anno si giocò lo sprint al velodromo, Matteo Trentin cerca un altro salto di qualità, Filippo Ganna la Roubaix l'ha già vinta, ma tra gli Under 23, mentre Daniel Oss, adatto alla prova, correrà in appoggio a capitan Sagan.