*****
Peter Sagan (Bora-Hansgrohe)
L’ultimo campione del mondo ad alzare le braccia nel velodromo Petrieux è stato Bernard Hinault nel 1981. Sagan ha vinto una sola delle 24 classiche monumento a cui ha preso parte, incredibile ma è così. Questa Roubaix, dopo una primavera non ancora sufficiente nonostante la vittoria alla Gand-Wevelgem, deve dargli delle risposte. Andrà a cercarsele, ma non deve battere avversari, ma una squadra intera e gli altri che gli corrono costantemente contro. Difficile, anche per lui.
Greg Van Avermaet (Bmc)
L’ultimo vincitore sembra piuttosto appannato, meno determinante e forse anche meno determinato di un anno fa, quando vinse tutto sul pavé tranne il solo Fiandre. Appagamento o forse mancanza di condizione: il vero GVA ha un’ultima occasione per farsi sentire.
Philippe Gilbert (Quick-Step)
Per lui vale e varrà il discorso dell’intera Quick-Step (o almeno per Terpstra, Stybar e Lampaert): la squadra può fare la differenza anche nella Roubaix, l’ha fatta molte volte, anche se meno spesso che in qualunque altra corsa. Gilbert non la corre da 11 anni, ma ora è un corridore diverso, completo. Nel Fiandre poteva dominare, ma ha lasciato dominare Terpstra.
Niki Terpstra (Quick-Step)
Unico in attività ad aver già completato il bis delle pietre Fiandre-Roubaix, l’olandese può chiudere la Settimana Santa con la consacrazione definitiva. Condizione fisica e mentale fantastiche. Può dedicarsi al capitano Gilbert, oppure piazzare la stoccata come nel 2014, quando piantò tutti sull’asfalto, a 8 km dall’arrivo.
****
Sep Vanmarcke (EF)
Paperino Vanmarcke, il corridore più sfortunato della terra, ha forse l’ultima occasione in carriera per lasciare il segno. 2° nel 2013, gambe buone ma mai sufficienti a fare la differenza. Tende spesso a deprimersi alla prima difficoltà: la Roubaix non è la corsa giusta per fare autoanalisi, ma chissà.
Oliver Naesen (AG2R)
È reduce da una caduta, non è al 100%. Ha la maglia di campione nazionale belga che è vessillo da difendere soprattutto in queste corse. Deve arrivare da solo per vincere. Difficile, quando la Roubaix si corre senza pioggia.
Jasper Stuyven (Trek-Segafredo)
Un altro belga: più giovane, più affamato. Lo scorso anno sopraggiunse con Moscon sul terzetto di testa, poi chiuse 4°. In casa Trek è definitivamente lui il capitano, superato in gradi Degenkolb. È furbo e molto veloce. Non come Sagan, ma è un nome interessante.
***
Gianni Moscon (Sky)
Un giorno prima di difendersi in commissione disciplinare dalle accuse di Reichenbach, Moscon può guadagnarsi una splendida vetrina nella corsa che più ama. Trentino come Moser e come Trentin, l’altra carta italiana da spendere sul tavolo della Reine. Disse Brailsford: “Nemmeno Boonen era così forte alla sua età”. Si spera: l’Italia non vince dal 1999.
Arnaud Demare (Groupama Fdj)
Velocista resistente, 6° nel 2017: se vincerà, lo farà in una volata piuttosto folta.
Yves Lampaert (Quick-Step)
La Dwars door Vlaanderen, vinta due volte, è la password giusta per il Fiandre, ma alla Roubaix ha brillato nell’anno di Degenkolb, 2015. Può fare il gregario per gli altri grossi calibri in squadra, ma il marcamento potrebbe lasciare strada proprio a lui.
Mads Pedersen (Trek-Segafredo)
22 anni, secondo con l’anima al Fiandre, in Danimarca sono tutti pazzi per lui. Se è vero che alla Roubaix serve esperienza, niente da fare. Ma non è detto, se il cavallo è di razza.
Wout Van Aert (Verandas Willems-Crelan)
Il campione del mondo di ciclocross è all’esordio. Ha 23 anni. 9° al Fiandre d’esordio. Attesissimo.
Peter Sagan (Bora-Hansgrohe)
L’ultimo campione del mondo ad alzare le braccia nel velodromo Petrieux è stato Bernard Hinault nel 1981. Sagan ha vinto una sola delle 24 classiche monumento a cui ha preso parte, incredibile ma è così. Questa Roubaix, dopo una primavera non ancora sufficiente nonostante la vittoria alla Gand-Wevelgem, deve dargli delle risposte. Andrà a cercarsele, ma non deve battere avversari, ma una squadra intera e gli altri che gli corrono costantemente contro. Difficile, anche per lui.
Greg Van Avermaet (Bmc)
L’ultimo vincitore sembra piuttosto appannato, meno determinante e forse anche meno determinato di un anno fa, quando vinse tutto sul pavé tranne il solo Fiandre. Appagamento o forse mancanza di condizione: il vero GVA ha un’ultima occasione per farsi sentire.
Philippe Gilbert (Quick-Step)
Per lui vale e varrà il discorso dell’intera Quick-Step (o almeno per Terpstra, Stybar e Lampaert): la squadra può fare la differenza anche nella Roubaix, l’ha fatta molte volte, anche se meno spesso che in qualunque altra corsa. Gilbert non la corre da 11 anni, ma ora è un corridore diverso, completo. Nel Fiandre poteva dominare, ma ha lasciato dominare Terpstra.
Niki Terpstra (Quick-Step)
Unico in attività ad aver già completato il bis delle pietre Fiandre-Roubaix, l’olandese può chiudere la Settimana Santa con la consacrazione definitiva. Condizione fisica e mentale fantastiche. Può dedicarsi al capitano Gilbert, oppure piazzare la stoccata come nel 2014, quando piantò tutti sull’asfalto, a 8 km dall’arrivo.
****
Sep Vanmarcke (EF)
Paperino Vanmarcke, il corridore più sfortunato della terra, ha forse l’ultima occasione in carriera per lasciare il segno. 2° nel 2013, gambe buone ma mai sufficienti a fare la differenza. Tende spesso a deprimersi alla prima difficoltà: la Roubaix non è la corsa giusta per fare autoanalisi, ma chissà.
Oliver Naesen (AG2R)
È reduce da una caduta, non è al 100%. Ha la maglia di campione nazionale belga che è vessillo da difendere soprattutto in queste corse. Deve arrivare da solo per vincere. Difficile, quando la Roubaix si corre senza pioggia.
Jasper Stuyven (Trek-Segafredo)
Un altro belga: più giovane, più affamato. Lo scorso anno sopraggiunse con Moscon sul terzetto di testa, poi chiuse 4°. In casa Trek è definitivamente lui il capitano, superato in gradi Degenkolb. È furbo e molto veloce. Non come Sagan, ma è un nome interessante.
***
Gianni Moscon (Sky)
Un giorno prima di difendersi in commissione disciplinare dalle accuse di Reichenbach, Moscon può guadagnarsi una splendida vetrina nella corsa che più ama. Trentino come Moser e come Trentin, l’altra carta italiana da spendere sul tavolo della Reine. Disse Brailsford: “Nemmeno Boonen era così forte alla sua età”. Si spera: l’Italia non vince dal 1999.
Arnaud Demare (Groupama Fdj)
Velocista resistente, 6° nel 2017: se vincerà, lo farà in una volata piuttosto folta.
Yves Lampaert (Quick-Step)
La Dwars door Vlaanderen, vinta due volte, è la password giusta per il Fiandre, ma alla Roubaix ha brillato nell’anno di Degenkolb, 2015. Può fare il gregario per gli altri grossi calibri in squadra, ma il marcamento potrebbe lasciare strada proprio a lui.
Mads Pedersen (Trek-Segafredo)
22 anni, secondo con l’anima al Fiandre, in Danimarca sono tutti pazzi per lui. Se è vero che alla Roubaix serve esperienza, niente da fare. Ma non è detto, se il cavallo è di razza.
Wout Van Aert (Verandas Willems-Crelan)
Il campione del mondo di ciclocross è all’esordio. Ha 23 anni. 9° al Fiandre d’esordio. Attesissimo.