Dei sessantasei che pedalarono tra Cuneo e Pinerolo, il 9 giugno 1949, Vittorio Seghezzi era l'ultimo a poterla ancora raccontare, quella giornata infinita, era l'ultima immagine ancora viva, l'ultimo corpo ad aver sentito addosso, come scrisse Pierre Chany, "la poltiglia della Maddalena". È morto ieri, a 95 anni, è tornato in gruppo oltre le nuvole, con l'umiltà del gregario che non aveva vinto mai, ma aveva visto scorrergli accanto la storia, Coppi, Bartali, Gaul, Bahamontes, il ciclismo che era battaglia di trincea nella fanga e sui colli lunari, ricostruzione e lacrime, vittorie e tragedie. Lucidissimo narratore fino all'ultimo, il suo racconto si innalzava soprattutto su quella giornata di limpido azzardo e su quel piemontese con la maglia biancoceleste che sfruttò un tornante sopra Argentera per filare dritto nell'eternità. Seghezzi fu 17°, dietro Coppi, Bartali, Martini, Cottur, Bresci e gli altri, e poi terminò 33° a Monza, dove quel Giro irripetibile finiva.
Di quel pomeriggio di salita e discesa tra Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere, Seghezzi spiegava l'arcano, poeticissimo "forse" di quello scatto nato dall'istinto e destinato a non fallire. Professionista dal 1946 al 1958, fu tra i protagonisti del Tour 1948: da azzurro cadetto vide Bartali vincere e salvare l'Italia dalla guerra civile. Non fu mai gregario di Coppi, "peccato, avrei guadagnato tanto di più, ma non mi volle, gli serviva un gregario, lui mi considerava un campione". Vinse solo una volta da professionista, il Gp di Rivarolo del Re. Si ritirò dal ciclismo dopo una rovinosa caduta alla Sanremo del 1958. Era nato a Romano di Lombardia. Anna, sua moglie, era scomparsa a maggio, durante il Giro d'Italia. Durante il Giro era nato lui, il 27 maggio 1924, alla vigilia di una Bologna-Fiume, 415 km. Un secolo, quasi.
Di quel pomeriggio di salita e discesa tra Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere, Seghezzi spiegava l'arcano, poeticissimo "forse" di quello scatto nato dall'istinto e destinato a non fallire. Professionista dal 1946 al 1958, fu tra i protagonisti del Tour 1948: da azzurro cadetto vide Bartali vincere e salvare l'Italia dalla guerra civile. Non fu mai gregario di Coppi, "peccato, avrei guadagnato tanto di più, ma non mi volle, gli serviva un gregario, lui mi considerava un campione". Vinse solo una volta da professionista, il Gp di Rivarolo del Re. Si ritirò dal ciclismo dopo una rovinosa caduta alla Sanremo del 1958. Era nato a Romano di Lombardia. Anna, sua moglie, era scomparsa a maggio, durante il Giro d'Italia. Durante il Giro era nato lui, il 27 maggio 1924, alla vigilia di una Bologna-Fiume, 415 km. Un secolo, quasi.