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Giro da scalatori per molti favoriti: Bernal in pole, poi Yates e Landa

Egan Bernal, 24 anni (reuters)
Il colombiano ci arriva con qualche dubbio sulle sue condizioni fisiche: se è al top, è l'uomo da battere. Yates ha vinto il Tour of the Alps, Landa ha una squadra forte. Nibali rientra dopo la frattura al radio e non si pone obiettivi precisi. Come il folletto belga Remco Evenepoel
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Un Giro di 3479 km, con 47mila metri di dislivello totale e con due sole cronometro, il primo (8,6 km) e l’ultimo giorno (30,3 km), 7 arrivi in salita e 12 Gpm di prima categoria è un ring perfetto per grandi scontri tra gli scalatori, uno dei più sbilanciati di sempre a loro favore. Egan Bernal l’ha scelto per il rilancio, dopo un Tour de France 2020 disastroso. Al netto dei problemi alla schiena e di postura, il colombiano è il più forte al via. Il suo inizio di stagione era stato molto interessante: 3° al Tour de la Provence, 2° al Laigueglia, 3° alla Strade Bianche, 4° alla Tirreno-Adriatico. Non ha più corso da allora ed è molto difficile immaginare quali siano le sue reali condizioni. Inoltre, alla vigilia molte voci si erano inseguite riguardo un suo possibile forfait dell’ultimo istante. Ci sarà, da capitano unico di una Ineos che ha come alternative Pavel Sivakov e Daniel Felipe Martinez.

Il terzo tentativo di Simon Yates

Il più in palla nell’immediata vigilia è parso l’inglese della Bike-Exchange Simon Yates, al terzo tentativo consecutivo in rosa dopo il mega-flop del 2018. A ottobre fu costretto al ritiro per Covid. Ora arriva al Giro forte del recente dominio nel Tour of the Alps. Squadra forte e maggior prudenza rispetto alla tradizionale baldanza potrebbero essere i fattori decisivi a suo favore. Ha vinto una Vuelta, sa come si vince un GT.

Landa, Hindley e il gioco delle coppie

Felpato, ma anche piuttosto consistente, l’avvicinamento di Mikel Landa, terzo alla Tirreno, ormai all’ultima chiamata da capitano (della Bahrain, adesso) in un Grande Giro. Il suo compagno, basco come lui, Pello Bilbao gli giura fedeltà, e se la coppia funziona (e in più c’è Damiano Caruso) è in grado di creare scompiglio in montagna. Altra coppia interessante è quella della Dsm: l’australiano Jai Hindley, in rosa fino alla crono finale di Milano nel 2020, avrà come spalla l’ex grande speranza francese Romain Bardet. Hindley ha lasciato poche tracce in questa stagione: 15 giorni di gara piuttosto anonimi tra Parigi-Nizza, Catalunya e Tour of the Alps.

Il ritorno di Remco e i dolori di Nibali

La Deceuninck ha due capitani, Joao Almeida e Remco Evenepoel, con il portoghese che punta al podio e il belga a tornare corridore dopo 9 mesi di sofferenza: la caduta al Lombardia sembra lontana, ma Remco non ha più corso da allora.
Almeida a parte, è Vincenzo Nibali il big con più giorni di gara nelle gambe (22), con il 9° posto finale alla Tirreno come miglior risultato. Però il siciliano non corre dalla Sanremo e dopo il training camp a Tenerife si è fratturato il radio della mano destra in allenamento il 14 aprile e ha compiuto un miracolo per essere al via del suo 10° Giro d’Italia. Classifica o tappe? La Trek è tutta intorno a lui, compresi Ciccone e Mollema. In montagna si vedranno di sicuro il russo dell’Astana Alexander Vlasov e l’irlandese della Israel Daniel Martin. E sarà molto interessante seguire le sgraziate scalate di Hugh Carty (EF), detto Stanlio per il suo stile dinoccolato eppure efficace: è il terzo dell’ultima Vuelta. La Jumbo-Visma si affida al neozelandese George Bennett (da top 10), la Movistar a Marc Soler, forte sul passo, poco costante in montagna. Infine occhio all’ecuadoriano classe ‘98 dell’Androni Jefferson Cepeda.

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