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Ciclismo, Giro d'Italia: sullo sterrato vince Schmid. Bernal sempre più rosa, Caruso c'è, cede Evenepoel

(reuters)
Tappa importantissima quella di Montalcino: fuga vincente del giovane svizzero che precede l'italiano Covi. Vola il colombiano, male il belga e Ciccone. Grande prova di Damiano Caruso
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“Non si scopre chi vincerà, ma di sicuro chi perderà”. Il motto della diabolica Foresta di Arenberg alla Parigi-Roubaix può essere adattato, sia pure in maniera ovviamente meno definitiva al Giro d'Italia dopo i 35 km sullo sterrato verso Montalcino. Largo ai giovani, con la vittoria dello svizzero Mauro Schmid, un classe 1999, che precede uno di poco più 'vecchio', Alessandro Covi. Sono i superstiti di un drappello di cui, tra gli altri, fanno parte anche l'immancabile Taco van den Hoorn e un altro protagonista delle fughe come Gavazzi.

Bernal, cenni da dominatore

Largo ai giovani, ma largo soprattutto anche a quello che dà cenni di dominio del Giro, al di la del distacco in classifica ancora contenuto: Egan Bernal è sempre più rosa nel giorno in cui Remco Evenepoel perde il passo – e forse anche la testa – per seguirlo. Ora il russo Vlasov potrebbe essere il più autorevole concorrente per la maglia rosa, mentre l’uomo di punta del ciclismo italiano diventa Damiano Caruso, perfetto nel prendere i gradi di capitano della Bahrain al posto dello sfortunato Landa. Splendida la prova del siciliano, al contrario di quella di Giulio Ciccone, che ripete le esuberanze tattiche delle prime gare ma stavolta le paga caramente. Quasi fuori classifica, e questo nonostante il sapiente appoggio tattico di Vincenzo Nibali.

"Sono contento di essere arrivato davanti, di non aver bucato, di non essere caduto. Oggi potevano accadere tante cose, è andata beneHo guadagnato qualche secondo sui principali favoriti ma mancano ancora tante salite vere e tanto alla fine del Giro - frena Bernal, che parla anche del suo problema alla schiena-. Devo rimanere con i piedi per terra, oggi niente dolore, ma ci sono giorni che ne ho, lo sento di più sulle salite lunghe. Finora è andata bene ma i problemi sono ancora lì".

<<La cronaca della gara>>

Dice tante cose una tappa piena di insidie. Nel 2010, nel giorno ‘dantesco’ della caduta di Nibali e della vittoria di Cadel Evans in maglia di campione del mondo, il fango aveva complicato le cose. Stavolta le nubi non sono invadenti, non c’è pioggia (tranne che per un breve tratto) ma la polvere non perdona nei 35 km di sterrato incastonati negli ultimi 70. Quattro tratti pianificati perfettamente dalla Ineos della maglia rosa. Nel primo Filippo Ganna alza il polverone, nel senso letterale del termine. Porta davanti Bernal, distrugge l’integrità del gruppo, mette in netta difficoltà Evenepoel soprattutto nella fase in discesa. Remco si salva una prima volta solo perché anche Vlasov resta dietro ed anche l'Astana deve ricucire. Nel secondo i due rientrano giusto in tempo per non andare in affanno. Si sale, unico assente Daniel Martin. L’azione più interessante, ma a conti fatti fine a se stessa è di Tobias Foss, portato davanti dal suo ex capitano George Bennett.

La resa di Remco

Terzo settore: Bennett e Foss ripresi, Evenepoel soffre, anche di testa, getta l'auricolare, interrompe i collegamenti. Si perde anche il compagno di squadra Almeida, che poi lo aspetta e si sacrifica per limitare i danni. Perfetta invece la Ineos: è Moscon che aiuta uno scatenato Bernal. Un po’ di pioggia toglie il polverone all'ultimo tratto di sterrato, ma è un sollievo relativo. C'è ancora da fare il Passo del Lume Spento, ed i verdetti si fanno più marcati. Bernal va che è una bellezza, Vlasov si piega senza spezzarsi, Caruso è splendido e si prende il podio della generale: "I miei compagni mi hanno assistito alla grande, abbiamo curato ogni dettaglio. E' stato tutto perfetto.Gli sterrati erano belli, asciutti e polverosi. In discesa ho avuto difficoltà, ma ho gestito la situazione. Spero che la gente si sia divertita, noi un po' meno...". Simon Yates e Carthy, i britannici, con la loro regolarità ci sono. Ciccone ed Evenepoel invece no. Come ad Arenberg, si inizia ad intuire chi può vincere il Giro, ma si è già capito chi probabilmente lo ha già perso.

Ordine d'arrivo
1. Mauro Schmid (Team Qhubeka Assos) 4 ore 1'55'';
2. Alessandro Covi (Uae Team Emirates) 4h01'56'';
3. Harm Vanhoucke (Lotto Soudal) 4h02'21'';
4. Dries De Bondt (Alpecin-Fenix) 4h02'36'';
5. Simon Guglielmi (Groupama-Fdj) 4h02'36''.
6. Enrico Battaglin (ITA/BAR) 44"
7. Roger Kluge (GER/LOT) 1'23"
8. Francesco Gavazzi (ITA/EOL) 1'37"
9. Taco van der Hoorn (NED/INT) 1'43
10. Lawrence Naesen (BEL/AG2) 1'59
11. Egan Bernal (COL/INE) 3'09
12. Emanuel Buchmann (GER/BOR) 3'12
13. Aleksandr Vlasov (RUS/AST) 3'32
14. Damiano Caruso (ITA/BAH) 3'35
15. Simon Yates (GBR/BIK) 3'35
16. Tobias Foss (NOR/JUM) 3'35" ...
24. Vincenzo Nibali (ITA/TRE) 5'07" ...
26. Remco Evenepoel (BEL/DEC) 5'17"
Classifica generale
1. Egan Bernal (Col, Ineos Grenadiers) in 42h35'21"
2. Aleksandr Vlasov (Rus, Astana-Premier Tech) a 45"
3. Damiano Caruso (Ita, Bahrain Victorious) a 1'12"
4. Hugh John Carthy (Gbr) a 1'17"
5. Simon Yates (Gbr) a 1'22"
6. Emanuel Buchmann (Ger) a 1'50"
7. Remco Evenepoel (Bel) a 2'22"
8. Giulio Ciccone (Ita) a 2'24"
9. Tobias Foss (Nor) a 2'49
10. Daniel Felipe Martinez Poveda (Col) a 3'15