Ciclismo, Bernal domina la tappa della Cima Coppi: è lui il padrone del Giro. Caruso ora è secondo
di Luigi Panella , di Luigi PanellaLa cura di tutto, anche del particolare. Pochi metri prima di tagliare il traguardo via la mantellina, tutti devono vedere la maglia rosa che taglia per prima il traguardo. Egan Bernal è il padrone dei Giro. Gli basta mezza tappa dolomitica per fugare qualsiasi dubbio. Gli basta il Passo Giau, la nuova Cima Coppi con i suoi 2233 metri dopo la cancellazione del Pordoi, per riaffermare una superiorità apparsa già evidente anche nei giorni scorsi. "Vincere in maglia rosa è speciale. Anche per questo mi sono levato la mantellina nel finale. Volevo fare qualcosa di speciale per questo ho attacato sul Passo Giau, è stata una tappa dura ma ho avuto la mentalità giusta ed ero pronto a soffire".
La ricerca dell'antagonista
Evenepoel, Vlasov, Simone Yates: trovare un avversario di Bernal ad ogni tappa è sembrato un esercizio di stile. La verità è che Bernal dovrà da ora in poi badare solo a se stesso: basterà una attenta gestione nella terza settimana per prendersi il trofeo. Ora il più vicino in classifica è uno dei personaggi più interessanti di questo Giro, Damiano Caruso: terzo al traguardo, secondo nella generale. Arriva con Bardet: il francese non è un parente strettissimo di quello che puntava a vincere il Tour, ma non è venuto in Italia a fare la comparsa. Si difendono bene anche Ciccone e Carthy, scivola dietro Vlasov, per Simon Yates è la classica giornataccia, Evenepoel va - o si lascia andare - alla deriva.
<<La cronaca della sedicesima tappa>>
Doveva essere la tappa regina del Giro, il maltempo l’ha relegata al ruolo di una comunque bellissima principessa. Niente Fedaia e Pordoi, la Cima Coppi diventa il Passo Giau con i suoi 2233 metri: parecchio prima c’è la salita della Crosetta, poco dopo la picchiata verso Cortina. Gli organizzatori preferiscono non scommettere: prevenire è meglio che dover curare con uno stop in corsa. Decisione che fa il paio con le rivendicazioni sparse qua e la in gruppo, anche se qualche voce era per fare tutto il percorso originario: “Va bene il ciclismo eroico, ma a volte è troppo”, aveva ad esempio detto nei giorni scorsi proprio Damiano Caruso. Ma dichiarazioni arrivate da qualche ammiraglia erano di diverso avviso. Il discorso è sempre lo stesso, è in bilico: la tutela degli atleti non sempre si sposa con l'epica del ciclismo, fatta anche di imprese in condizioni climatiche al limite.
Il carattere di Nibali, la bravura di Caruso
Insomma, una giornata all’insegna dell’imprevisto. La domenica si era chiusa con l’attesa per il Pordoi e con i tormenti di Vincenzo Nibali: il dolore alle costole, le critiche, le sensazioni del ritiro. Il lunedì si apre invece con lo Squalo in fuga. Lui e altre 23 si avvantaggiano sulla prima salita, La Crosetta, sempre lui è attivissimo nel fare selezione in una discesa molto difficile. Con lo Squalo, il compagno di squadra della Trek, l’eritreo Ghebreigzabhier, Gorka Izagirre (che in discesa si salva da una caduta con un numero da acrobata), Almeida, Pedrero e Formolo. Il Gruppo maglia rosa non può lasciar fare: ad uno come Almeida non si possono certo lasciare dieci minuti.
Bernal si prende il Giau: "La gente mi urlava frasi su Pantani"
Il passo Giau non fa prigionieri. Evenepoel crolla subito, Vlasov soffre, Yates, che nella discesa della Crosetta era anche scivolato, non ne ha più di tanto. Bernal invece è spietato: il fido Martinez screma il gruppo, poi quando prende la maglia rosa pende il comando delle operazioni, per gli altri è notte fonda. Potrebbe arrivare con più margine Bernal, ma nella picchiata verso Cortina evita quei rischi che invece, con lo splendido Caruso a ruota, prende Bardet. "Durante il percorso gli spettatori mi urlavano qualcosa su Pantani. Mi è sempre piaciuto, è stato un grande e ho una sua immagine a casa. Lui era unico, siamo persino nati nello stesso giorno".
Ordine d'arrivo
1. Egan Bernal (Col) in 4h22'41" (+10" abbuono)
2. Romain Bardet (Fra) a 00'27" (+06" abbuono)
3. Damiano Caruso (Ita) s.t. (+04" abbuono)
4. Giulio Ciccone (Ita) a 01'18"
5. Hugh John Carthy (Gbr) a 01'19"
6. Joao Almeida (Por) a 01'21"
7. Aleksander Vlasov (Rus) a 02'11"
8. Gorka Izagirre (Spa) a 02'31"
9. Davide Formolo (Ita) a 02'33"
10. Tobias S. Foss (Dan) s.t.
11. Simon Philip Yates (Gbr) a 02'37"
17. Vincenzo Nibali (Ita) a 07'16"
Classifica generale
1. Egan Bernal (Col) in 66h36'04"
2. Damiano Caruso (Ita) a 02'24"
3. Hugh John Carthy (Gbr) a 03'40"
4. Aleksandr Vlasov (Rus) a 04'18"
5. Simon Philip Yates (Gbr) a 04'20"
6. Giulio Ciccone (Ita) a 04'31"
7. Romain Bardet (Fra) a 05'02"
8. Daniel Martinez (Col) a 07'17"
9. Tobias S. Foss (Dan) a 08'20"
10. Joao Almeida (Por) a 10'01"
11. Davide Formolo (Ita) a 12'35"
12. Daniel Martin (Irl) a 15'10"
13. Attila Valter (Ung) a 16'23"
14. George Bennett (Nzl) a 18'10"
15. Vincenzo Nibali (Ita) a 21'50".