Nove mesi dopo l'incredibile crono della Planche des Belles Filles il Tour de France torna al punto in cui si era chiuso quello stranissimo del 2020, autunnale e dominato da due corridori di un piccolo paese, la Slovenia, nel frattempo grazie a loro diventata una potenza mondiale. Tadej Pogacar e Primoz Roglic si iscrivono ancora come i protagonisti del giallo che fino al 18 luglio si muoverà tra la Bretagna e Parigi, passando per le Alpi (prima), il Ventoux e i Pirenei, due crono e una lotta che già si immagina avvincente e piena di colpi di scena.
Sloveni vs Ineos
Il punto nodale del Tour 2021 sarà la battaglia tra i due amici-nemici e i modi che i due si inventeranno per contrastare lo strapotere di massa della Ineos, nella quale non c'è un capitano già certo, ma quattro corridori che potrebbero indifferentemente esserlo, con possibilità di vittoria: Richie Porte, Geraint Thomas, Richard Carapaz e Tao Geoghegan Hart. Forse in quest'ordine, forse no. Pogacar ha una squadra migliore rispetto a quella del 2020, Roglic è l'indubitabile leader della Jumbo-Visma. Rispetto all'anno scorso, il più maturo dei due avrà più km a crono (58 km, divisi in due tappe, la quinta e la penultima) divisi in due frazioni sostanzialmente piatte, adatte quindi alle sue gambe più che a quelle del sempre giovane trionfatore del 2020.
Come ci arrivano i protagonisti
Assai variegati i percorsi che i grandi della classifica hanno scelto per presentarsi al Tour. Pogacar ha dominato tutte le brevi corse a tappe affrontate nel 2021, meno il Giro dei Paesi Baschi, vinto da Roglic. L'apparizione in quella corsa, però, e la successiva, infruttuosa campagna delle Ardenne, sono state le ultime apparizioni dell'ex saltatore con gli sci su una bici con un numero di gara. Riposo assoluto per una decina di giorni e training camp in altura, in Savoia: l'obiettivo è arrivare fresco all'ultima settimana del Tour e, poi, alle Olimpiadi. Pogi è invece tornato in gara al Giro di Slovenia, vinto ovviamente, ma è andato meno forte al campionato nazionale, domenica scorsa, finendo solo quinto dietro Mohoric, Polanc, Mezgec e Tratnik. La Ineos ha invece dominato tutte le brevi (e le grandi, come il Giro) gare a tappe da maggio in poi, con svariati personaggi del proprio roster: Thomas al Romandia, Bernal (assente al Tour) al Giro, Porte al Delfinato, Carapaz al Giro di Svizzera.
Classifica e dintorni
Se la lotta per la vittoria sembra destinata a risolversi in questa sorta di strano triello, quella per i piazzamenti nobili è molto più aperta: in Svizzera, per esempio, si è visto un buon Uran, e sembra molto attrezzata anche la Movistar di Miguel Angel Lopez, con Mas e Valverde gregari di stralusso. Può far bene il canadese della Israel Michael Woods, e poi c'è da capire cosa voglia significare il rifiuto di correre la gara olimpica da parte di Julian Alaphilippe: che il campione del mondo abbia programmato l'assalto in grande stile alla maglia gialla? Interessanti altri scalatori, come il bretone David Gaudu (Fdj), il filosofo Guillaume Martin (Cofidis), il tedesco Buchmann (Bora), lo spagnolo Bilbao (Bahrain, uno dei pochi reduci del Giro).
Velocisti all'assalto
Le tappe piatte sono otto, un numero da vecchi Tour de France, che fa gola ad almeno una dozzina di velocisti. Il più forte sembra Caleb Ewan, ma l'australiano dovrà guardarsi da Arnaud Dèmare, Peter Sagan, Michael Matthews, il redivivo Mark Cavendish, che torna dopo tre anni a dare l'assalto al record di successi di tappa di Eddy Merckx: 34 per il Cannibale, 30 per Cannonball. Wout Van Aert, in maglia di campione nazionale belga, affronterà per la prima volta in un Tour l'eterno nemico Mathieu Van der Poel. La lotta per la maglia verde è aperta anche al campione d'Italia Sonny Colbrelli. Ma qui è necessario aprire un altro capitolo.
Italiani, poca gente
Conviene elencarli tutti, sono solo 9: Colbrelli, appunto, e poi Rota, Ballerini, Formolo, Cattaneo, Sbaragli, Guarnieri, Oss e Vincenzo Nibali. Per trovare così pochi italiani al via si deve risalire fino alla Carrera-Inoxpran del 1984, nove e tutti nella stessa squadra. Ancor più impressione può fare un altro dato: l'Italia è solo il nono paese più rappresentato dietro Francia (33, il contingente più numeroso), Belgio, Spagna, Olanda, Germania, Danimarca, Australia e Gran Bretagna. Nibali arriva al Tour per rifinire la condizione dopo un Giro sfortunatissimo e per sperare di cogliere una vittoria di tappa, possibilmente presto, in modo da togliere gli ultimi dubbi al ct Cassani in vista di Tokyo. Il ballottaggio sembra essere tra Nibali e Formolo, entrambi al Tour: magari si marcheranno stretti, e sarà una sfida niente male. Per la classifica potrebbe vedersi nei quindici Mattia Cattaneo. Per le tappe il tricolore Colbrelli, che ha in mente un traguardo soprattutto: il primo.
Il percorso
Sì, perché la prima tappa, la Brest-Landernau, si chiude su uno strappo di 3 km al 6%. Abbastanza per eliminare i velocisti puri, forse non per eliminare Colbrelli, che a Imola, all'Italiano, ha rischiato si staccare in salita, sulla Gallisterna, persino lo scalatore puro Masnada. La prima tappa vuol dire subito maglia gialla e sarà davvero l'occasione della vita per Colbrelli. Ma su quel traguardo e sul successivo, il Mur de Bretagne, potrebbero anche muoversi i grandi della classifica. Dopo le prime quattro tappe bretoni (e Brest ospita per la quarta volta il Gran Départ), la corsa scivola verso est, passando per la crono di Laval, la tappa mossa di Le Creusot. Le Alpi arrivano all'ottavo giorno di gara con l'arrivo a Le Grand Bornand (subito dopo il Col de la Colombiere). Il giorno successivo l'arrivo in salita a Tignes, dopo il Cormet de Roselend, metterà gli scalatori in fila. Dopo il primo giorno di riposo e la tappa piatta di Valence, la grande giornata del Ventoux (mercoledì 7 luglio), scalato dai due versanti di Sault e Bedoin, ma senza l'arrivo in vetta, bensì a Malaucene, dopo lunghissima discesa sul lato settentrionale del Monte Calvo. Le tappe al sud saranno caldissime, ma facili, finché poi si troveranno i Pirenei: domenica 11 si sale ad Andorra La Vella, con il Port d'Envalira (2408 metri) che sarà la montagna più alta del Tour. Ultimo riposo, e poi Saint Gaudens (Port, Core e Portet-d'Aspet, con arrivo piatto però), l'arrivo in cima al Col du Portet e infine la classica ascesa a Luz Ardiden, subito dopo il Tourmalet. La crono del sabato, a Saint-Emilion, è di 30 km. A Parigi si chiude il 18, meno di una settimana prima della prova in linea dei Giochi olimpici (24 luglio). In estrema sintesi, saranno 3.414 km con 8 tappe piatte, 5 mosse, 6 tappe di montagna e 2 crono, 27 montagne di seconda, prima e hors-catégorie, 9 regioni e 31 dipartimenti visitati, un solo sconfinamento, ad Andorra. Ci sarà una task force sanitaria di 60 persone dedicata alla lotta al Covid. Stringenti le misure di sicurezza, tamponi ai corridori nei giorni di riposo e dopo la prima crono.