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Tour de France, Pogacar mette il sigillo sul Col du Portet. Volata ad alta quota con Vingegaard e Carapaz

Pogacar trionda sul Col du Portet, sullo sfondo Vingegaard (reuters)
Spettacolare sfida a tre ai 2215 metri della salita pirenaica. La maglia gialla precede il danese e l'ecuadoriano. Sono anche i primi tre della generale. Giovedì il Tourmalet
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Una volata folle a 2215 metri di altitudine. Tadej Pogacar si conferma il più forte: vince sul Col du Portet, dopo un duello serratissimo contro due degli avversari più forti. Precede un sempre più sorprendente Jonas Vingegaard e quel Richard Carapaz che, complice la giornata così così di Rigoberto Uran, si prende il podio della generale. Vince la maglia gialla - non stravince come fatto sulle Alpi – nella tappa probabilmente più tosta del Tour. Doveroso comunque non sbilanciarsi sui quozienti di difficoltà: tutti hanno dato la sensazione di essere arrivati al limite delle proprie energie, e giovedì c'è il Tourmalet che potrebbe farla pagare cara a qualcuno.

<<La cronaca della 17/a tappa>>

Una delle salite più antiche del Tour

Intanto registriamo cinque ore abbondanti di grande spettacolo. Tappa di 178 km, i primi 113 calmi, poi la salita inghiotte le energie. Si parte con il Col de Peyresourde, viene affrontato dal Tour per la 68/a volta: quarto nel podio delle presenze dietro a Tourmalet (84), Aspin e Aubisque (entrambi a 74). I francesi, in netto vantaggio negli arrivi in cima, confermano la tradizione con Turgis, che passa davanti per poi cedere campo al connazionale Anthony Perez sul col de Val Louron-Azet. I due fanno parte di un drappello di attaccanti che inizialmente comprende anche Pöstlberger, Godon, Van Poppel e Chevalier. Ma è nell'ultima, durissima scalata al Col du Portet (16km all'8,7% medio di pendenza), quella dove non si può bluffare, la resa dei conti.

Pogacar prepara la stoccata finale

Oltre alla pendenza, crea apprensione l’altitudine: 2215 metri, la seconda del Tour dopo i 2240 di Andorra-Arcalis. Perez e Godon, che lo raggiunge in discesa, lo affrontano per primi, ma dura poco anche per loro. Le grandi manovre sono dietro. Pogacar non conosce corsa passiva: mette la sua squadra davanti al gruppo a tirare. Non un forcing, ma comunque un ritmo costante. Una azione preparata che vede Majka – uno non qualunque, capace di vincere tappe impossibili a Vuelta e Tour – ultimo a tirare prima dei fuochi artificiali. Pogacar li accende quando mancano 8000 metri. Due accelerazioni, sulla seconda il drappello dei primi viene fatto a pezzi: solo Vingegaard e Carapaz seguono la maglia gialla, mentre il secondo (ex) della generale Uran cede.

Caparaz tende la trappola ma...

Pogacar ha un copione: scatta e poi chiede collaborazione. Vingegaard gliela dà, Carapaz no. E’ chiaro che l’ecuadoriano prepara la trappola. "Ci siamo detti con Vingegaard che stava bluffando", spiega Pogacar. E infatti: ai 1500 metri Carapaz piazza uno scatto di rabbia, ma la reazione della maglia gialla è altrettanto rabbiosa. Vingegaard sembra cedere, poi rientra sul più bello: meriterebbe anche lui la vittoria, ma c’è Pogacar.  

Ordine d'arrivo
1. Tadej Pogacar (Slo, UAE Team Emirates) in 5h03'31"
2. Jonas Vingegaard (Den, Jumbo-Visma) a 3"
3. Richard Carapaz (Ecu, Ineos Grenadiers) a 4"
4. David Gaudu (Fra) a 1'19"
5. Ben O'Connor (Aus) a 1'26"
6. Wilco Kelderman (Ned) a 1'40"
7. Peio Bilbao (Esp) a 1'44"
8. Sergio Andres Higuita (Col) a 1'49"
9. Rigoberto Uran (Col) s.t.
10. Dylan Teuns (Bel) s.t.
Classifica generale
1. Tadej Pogacar (Slo, UAE Team Emirates) in 71h26'27"
2. Jonas Vingegaard (Den, Jumbo-Visma) a 5'39"
3. Richard Carapaz (Ecu, Ineos Grenadiers) a 5'43"
4. Rigoberto Uran (Col) a 7'17"
5. Ben O'Connor (Aus) a 7'34"
6. Wilco Kelderman (Ned) a 8'06"
7. Enric Mas (Esp) a 9'48"
8. Alexey Lutsenko (Kaz) a 10'04"
9. Guillaume Martin (Fra) a 11'51
10. Peio Bilbao (Esp) a 12'53
12. Mattia Cattaneo (Ita) a 19'41