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Tra nonni, fenomeni, sospetti e salvataggi: i dodici momenti del Tour de France

(ansa)
Dal cartello che ha causato una maxicaduta, alla gialla di van der Poel dedicata a Poulidor, alle perquisizione nelle stanze della Bahrain, alle allusioni su Pogacar, al cuore di Gilbert e Froome nel salvare un cicloamatore caduto in una scarpata, alla classe di tanti giovani. Le tante sfaccettature della Grande Buocle
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Forza nonni, e giù tutti 

Un inizio più drammatico il Tour raramente l’aveva avuto. Sulle strade bretoni succede di tutto e la prima caduta è generata da una donna che espone un cartello diventato ormai celebre: “Allez Opi Omi”, un diminutivo usato nella lingua tedesca per riferirsi ai nonni. Cadono in cinquanta, la donna fugge, verrà arrestata qualche giorno più tardi e andrà a processo a ottobre. A Pontivy cade Roglic, cadono Ewan e Sagan. Il giorno dopo i corridori scioperano per la sicurezza: 30” che fanno rumore.

Van der Poel in giallo per nonno Pou Pou 

L’aveva promesso sulla tomba del nonno e in sogno. Van der Poel attacca due volte sul Mur de Bretagne, fa a pezzi la concorrenza e si veste di giallo come al suo avo materno Raymond Poulidor, in 14 Tour, non era mai accaduto. Piange e la dedica arriva lassù. Non la perderà dopo la crono, corsa con ruote non fornite dallo sponsor della Alpecin-Fenix e arrivate misteriosamente in nottata da Andorra. Il suo avversario eterno Van Aer mastica amaro e medita vendetta.

Cavendish cannibale dello sprint 

A Fougères, ma anche a Chateauroux, Valence e Carcassonne, torna dal passato la zampata vincente di Mark Cavendish. Arrivato a un passo dal ritiro, rientrato grazie a uno sponsor personale e al minimo sindacale con la sua Deceuninck, entra nella rosa solo all’ultimo per il forfait di Bennett e, dopo cinque anni, torna a vincere tappe, raggiunge Merckx , che lo abbraccia, lo punzecchia e gli porta male: a Parigi non arriva la vittoria numero 35, il record resta condiviso. Per Cav la maglia verde.

Fenomeni al sole a Le Creusot 

La tappa più lunga, 249 km nell’afa della Borgogna, scorre via a 45 orari grazie a una fuga animata dalla maglia gialla Van der Poel e da Van Aert. Si vede Nibali, ma si vede meglio lo sloveno Mohoric, che se ne va da solo e vince mentre i due fenomeni si scornano e ovviamente non trovano l’accordo. Nibali si stacca nel finale: “Quei due vanno come delle moto”. Pogacar non riesce a tenere a bada la fuga-bidone e sembra non in controllo della corsa. Sembra. 

Pogacar ne rimonta 17 

Prima tappa alpina ed è subito Pogi-time. Sul Col de Romme parte da solo sotto la pioggia, sembra una follia e invece annienta gli avversari, mentre Roglic affonda, malconcio dopo una caduta in Bretagna. Sulla Colombière Pogacar rientra su tutti gli uomini in fuga, ma non su Teuns, che si butta in discesa e vede per primo il traguardo di Le Grand Bornand. Pogacar si batte il petto tre volte, arriva quarto e cambia divisa: dalla maglia bianca dei giovani passa alla gialla.

Dlamini e Boasson Hagen molto fuori tempo massimo 

La tappa di Tignes racconta una storia minore, ma struggente. Nic Dlamini, primo sudafricano di colore al Tour, cade in discesa, ma non vuole ritirarsi. Si stacca da chiunque, arriva al traguardo alle 7 di sera, a un’ora e venti dal vincitore di tappa O’Connor. Poco male: “Correre il Tour era il mio sogno e ho voluto onorarlo fino alla fine”. La stessa scena si ripeterà ad Andorra con il norvegese Boasson Hagen: “Questo è il Tour e questo è il ciclismo” dirà. Fuori tempo massimo di oltre 45 minuti, sceglie di andare fino in fondo. Inutile, ma bellissimo. 

Il Ventoux si concede a Van Aert 

Si arriva in Provenza con la classifica già assestata dopo un nuovo assolo di Pogacar a Tignes. Così il Ventoux fa da sfondo alla prima vittoria di Van Aert, che in maglia di campione nazionale belga attacca e arriva da solo a Malaucene. Pogacar va leggermente in crisi dopo un’accelerazione del danese Vingegaard davanti alla stele dedicata a Tom Simpson. Nello stesso luogo, minuti più tardi, Cavendish si toglierà il casco e lancerà una borraccia per il primo inglese campione del mondo di ciclismo su strada. Il secondo e ultimo è lui. Van Aert vince anche negli ultimi due giorni la crono e la volata di Parigi: una tripletta che è una fotografia del multiforme talento del fiammingo.

Pogi, trionfo in giallo 

Pogacar annette i Pirenei alla Slovenia vincendo entrambe le tappe nello stesso modo e sugli stessi avversari, Vingegaard e Carapaz. La vittoria sul Col du Portet è la preferita del 22enne di Komenda, la prima in carriera in maglia gialla. Un’accelerazione nel finale, bruciante, e tutti a casa. A Luz Ardiden il bis, quasi controvoglia. “Il ciclismo è un gioco e a me piace giocare e possibilmente vincere”. 

Il grande cuore di Gilbert e Froome 

Nella giornata del Portet, mentre andavano ai loro bus ai piedi della discesa, Gilbert e Froome vedono un cicloamatore precipitare per alcuni metri nella terribile scarpata, a un tornante. Si prodigano e lo aiutano a venire fuori dalle rocce, poi chiamano i soccorsi. “Al Tour capitano cose strane, quel poveretto era messo proprio male” racconta Gilbert, che nel 2018 aveva vissuto qualcosa di simile sulla sua pelle, nella discesa del Portet d’Aspet. Caduto nell’orrido, era tornato in strada e aveva finito la tappa, ma con una rotula fratturata.

Il blitz di Pau 

Nella notte di Pau, alla vigilia della tappa del Tourmalet, la Bahrain Victorious viene “visitata” nel proprio hotel dalla gendermerie, a caccia di file di allenamento, documenti, sostanze dopanti. Ai corridori viene fatto il test del capello. Colbrelli sotto choc: “Non ho dormito tutta la notte, è stato terribile. C’è gelosia nei nostri confronti in gruppo”. Emergono le soffiate di tre corridori anonimi contro quattro squadre, tra cui la Bahrain e la UAE di Pogacar, per strani rumori emessi dalle ruote posteriori delle loro biciclette. Se ne saprà di più, presto. Pogacar: “Non abbiamo niente nelle nostre bici, solo illazioni senza fondamento”.

Mohoric si cuce la bocca 

Proprio la stella della Bahrain, Matej Mohoric, il giorno dopo attacca e vince a Libourne e poi fa il gesto di cucirsi la bocca. Come a dire: “Se non potete parlare bene di noi, non parlatene”. Viene sepolto dalle critiche e paragonato nella gestualità ad Armstrong. Lui si difende: “La gendarmerie non ha trovato niente perché siamo puliti, i nostri miglioramenti sono dovuti a sacrifici e allenamento”.

Pogacar tra le stelle 

Sul podio sotto l’Arc de Triomphe c’è ancora Pogacar, che a 22 anni e 301 giorni diventa il più giovane di sempre a fare doppietta di Tour. Ai suoi lati Vingegaard e Carapaz, non esattamente il podio più atteso. Ma ha vinto il favorito, e nettamente, con 5’20” sul secondo. A Tokyo, se avrà recuperato dagli sforzi di tre settimane intense, sarà l’uomo da battere, assieme a Van Aert.