MILANO — È stato bello avere paura, ma alla fine è Egan Bernal quello sotto la molla dorata, è tutta la Ineos che salta e balla. Hanno rivinto loro, però la festa più bella si stava svolgendo dietro il palco delle premiazioni mentre i coriandoli rosa dedicati ad altri si diffondevano nell'aria caldissima del pomeriggio. Erano in cinque, quelli della Bahrain Victorious: Bilbao magro come un grissino, Tratnik quasi eroe sullo Zoncolan, Arashiro sperduto e vago come un turista giapponese, Valls è pieno di cerotti, e si mettono in cerchio per sollevare Damiano Caruso, e Ornella, la moglie del 2° della classifica generale, piange e piange. Piangeva già all'arrivo, ogni volta che suo marito veniva inquadrato. Alla fine Bernal ha perso solo 30", ha salvato un minuto e 29, ha scelto di non rischiare ed è finito nella storia, come Bartali, Gimondi e Merckx, gli unici ad aver vinto almeno un Giro e un Tour a meno di 25 anni. «Questo non lo sapevo, sono nomi importanti, wow. Di questo Giro non dimenticherò scatti, attacchi, è il mio modo di correre, dare spettacolo, ma questa corsa me l'ha permesso. Ho avuto paura solo sullo Spluga, con Caruso avanti 45", mi sono affidato ai compagni. Il Tour era un sogno, e poi mi sono detto "e adesso?". Ritrovare la motivazione, ripartire, ricominciare a sognare. Questo ho fatto in questi due anni. Adesso la Vuelta. Voglio vincere tutti i tre grandi giri. Ma prima voglio tornare a casa dai miei genitori, dalle mie mucche, i miei cani, le mie galline. La mia felicità è nelle cose semplici». È il secondo colombiano a vincere il Giro dopo Quintana.
Ornella e Maria Fernanda, la novia di Bernal, sono l'una accanto all'altra, mentre il podio si compone sotto il Duomo. Ornella dice solo che «è stato bellissimo, e questo podio vuol dire tanto, tanto, tanto», lo dice tre volte, ha una maglietta bianca, gli occhiali tra i capelli, accarezza il mazzo di fiori. Chiacchierano e chiacchierano i Caruso, si rivedono per la prima volta dopo quasi cinquanta giorni. Anni fa Damiano le disse «questo lavoro mi tiene per troppo tempo lontano da casa, sentiti libera di lasciarmi». È rimasta e queste lacrime la ripagano del tempo perduto e di quello passato alla tv a sperare che niente accadesse al marito. Il piccolo Oscar, sei anni, nei giorni scorsi gli ha detto per telefono «papà, ma perché non giochi a calcio?». «So che non è facile seguirci da lontano, vederci scendere a tutta velocità in discesa, è uno sport pieno di rischi, ma è il suo fascino, la sua bellezza». Quanto al futuro, aggiunge Caruso, «ora arriveranno giorni di riposo e poi l'Olimpiade di Tokyo, certo, è un obiettivo bellissimo e importante. Sono state tre settimane di cose incredibili, ho vinto una tappa e sono sul podio del Giro, due sogni in un colpo solo. Cosa chiedere di più?».
Ganna ha vinto col brivido la crono finale, la sua striscia al Giro in maglia iridata di specialità è di cinque vittorie consecutive. Sobrero, quarto, ha dovuto farsi spazio tra le ammiraglie a forza di pugni nell'ultimo km, e a una curva il francese Cavagna è finito dritto, forse avrebbe vinto lui. Gli italiani non portavano a casa almeno sette tappe dal 2015 e da altrettanto non salivano sul podio con un corridore diverso da Nibali. Ineos (l'ex Sky) si intesta il grande giro n. 12 (3 Giri, 7 Tour, 2 Vuelta). Caruso ha combattuto col cuore contro un'armata. È la più bella non-vittoria che si ricordi.
di Cosimo Cito