Sivakov al Giro d'Italia, dalla Russia per la pace: "Sto con gli ucraini, basta guerra"
dal nostro inviato Cosimo Cito , dal nostro inviato Cosimo CitoPESCARA — Prove di pace in bicicletta. Rinchiusi nella pancia del gruppo al Giro ci sono un russo che cambia nazionalità e diventa francese anche per protestare contro la guerra di Putin e un ragazzo ucraino, il più giovane in corsa, che aspetta ogni sera dopo la tappa le chiamate dal Donbass di suo padre, impegnato al fronte. Pavel Sivakov a marzo ha optato per la nazionalità francese. Negli stessi giorni Andrii, portacolori dell'italiana Drone Hopper-Androni, è riuscito a portare in salvo nel Canavese, da Cherniiv, mamma Olena e la sorellina Alexandra, 7 anni. Si rivedranno i tre, forse, nelle tappe piemontesi. Scalatore della Ineos, Sivakov sta invece cercando di aiutare Richard Carapaz a vincere il Giro. "E lui è vicino al top e il nostro lavoro di squadra alla lunga pagherà".
Lei, Sivakov, figlio d'arte, è un ragazzo di mondo e ha anche qualcosa di italiano, il luogo di nascita.
"Sono nato a San Don&a…
PESCARA — Prove di pace in bicicletta. Rinchiusi nella pancia del gruppo al Giro ci sono un russo che cambia nazionalità e diventa francese anche per protestare contro la guerra di Putin e un ragazzo ucraino, il più giovane in corsa, che aspetta ogni sera dopo la tappa le chiamate dal Donbass di suo padre, impegnato al fronte. Pavel Sivakov a marzo ha optato per la nazionalità francese. Negli stessi giorni Andrii, portacolori dell'italiana Drone Hopper-Androni, è riuscito a portare in salvo nel Canavese, da Cherniiv, mamma Olena e la sorellina Alexandra, 7 anni. Si rivedranno i tre, forse, nelle tappe piemontesi. Scalatore della Ineos, Sivakov sta invece cercando di aiutare Richard Carapaz a vincere il Giro. "E lui è vicino al top e il nostro lavoro di squadra alla lunga pagherà".
Lei, Sivakov, figlio d'arte, è un ragazzo di mondo e ha anche qualcosa di italiano, il luogo di nascita.
"Sono nato a San Donà di Piave, mio padre Alexey nel 1997 correva nella Roslotto-Zg guidato in ammiraglia da Moreno Argentin. Quando avevo un anno ci siamo trasferiti vicino a Parigi. A otto siamo andati a vivere in un villaggio sui Pirenei, Soueich, 800 abitanti, non lontano da Saint-Gaudens".
Come è stata la sua vita laggiù?
"Una bellissima vita: posti tranquilli, molto verdi, freddi d'inverno ma anche splendidi d'estate, dove era possibile uscire in bicicletta a ogni ora. E con tante salite storiche vicine come il Peyresourde o il Port de Balès. Poi, a un certo punto, per vari motivi, la mia famiglia si è divisa: ora mio padre vive in Russia, mia madre ancora a Soueich, mia sorella a Barcellona e io ad Andorra".
"Per via della mia residenza ho sempre avuto il doppio passaporto, ma allo scoppiare della guerra ho deciso di accelerare le pratiche che avevo già avviato prima per prendere la nazionalità sportiva francese. La mia ragazza è russa. Sono totalmente contrario a questa guerra, spero in una rapida soluzione del conflitto, in una pace immediata e nella fine delle sofferenze per il popolo ucraino. Quello che sta accadendo in Ucraina mi turba, mi rattrista profondamente".
Teme di essere considerato un traditore?
"No, non ho ricevuto reazioni negative dalla Russia, tranne qualche raro messaggio via social. Vado dritto per la mia strada e non mi guardo indietro".
Al Giro c'è il campione ucraino, Andrii Ponomar: ha avuto modo di parlargli in queste prime giornate di gara?
"Non ancora, ma mi incuriosisce. So che è un ragazzo molto giovane e molto promettente. Certamente capiterà di scambiare due parole con lui durante le prossime giornate. Il gruppo ci rende tutti fratelli. Ed è bello che lui sia qui".
E ora sogna anche di diventare il primo francese a vincere il Tour de France dopo Bernard Hinault?
"Il Tour è per pochi e io voglio crescere anno dopo anno. Sarebbe incredibile, certo. Ma il mio vero obiettivo e chiudere la mia carriera, tra tanti anni, senza rimpianti, sicuro di aver ottenuto tutto quello che il mio corpo sarà stato in grado di darmi. Sono uno scalatore, ho vinto brevi corse a tappe, ma per vincere un Giro o un Tour devo crescere ancora molto. Ora siamo qui per Carapaz e daremo, come squadra, tutto per lui".