Domenico Pozzovivo: "A 40 anni cerco ancora il Giro d'Italia perfetto"
dal nostro inviato Cosimo Cito , dal nostro inviato Cosimo CitoCUNEO. Il migliore degli italiani in classifica compirà 40 anni a novembre e dal 2005 è sulla breccia, con spirito di ragazzino e il corpo vivisezionato da decine di interventi chirurgici. Da una vita Domenico Pozzovivo aspetta il Giro perfetto, "senza cadute, senza guai, senza sfortuna" e finora l'ha trovato. Sul Blockhaus lo scalatore lucano è andato vicino a vincere. A gennaio era un ex che si allenava da solo, sul punto di smettere. Ora è a 54" dalla maglia rosa. "L'anno non era iniziato bene. Ero rimasto senza squadra dopo la chiusura della Qhubeka. Poi uno degli sponsor della Intermarché-Wanty Gobert, la Vini Zabù di Valentino Sciotti, mi ha proposto al team. Gli serviva un uomo come me, a me una squadra come la loro".
La squadra, tra gli altri, di Biniam Girmay.
"Bini è un ragazzo molto ambizioso. Era sicuro di poter vincere una tappa. L'incidente col tappo del prosecco ha tol…
CUNEO. Il migliore degli italiani in classifica compirà 40 anni a novembre e dal 2005 è sulla breccia, con spirito di ragazzino e il corpo vivisezionato da decine di interventi chirurgici. Da una vita Domenico Pozzovivo aspetta il Giro perfetto, "senza cadute, senza guai, senza sfortuna" e finora l'ha trovato. Sul Blockhaus lo scalatore lucano è andato vicino a vincere. A gennaio era un ex che si allenava da solo, sul punto di smettere. Ora è a 54" dalla maglia rosa. "L'anno non era iniziato bene. Ero rimasto senza squadra dopo la chiusura della Qhubeka. Poi uno degli sponsor della Intermarché-Wanty Gobert, la Vini Zabù di Valentino Sciotti, mi ha proposto al team. Gli serviva un uomo come me, a me una squadra come la loro".
La squadra, tra gli altri, di Biniam Girmay.
"Bini è un ragazzo molto ambizioso. Era sicuro di poter vincere una tappa. L'incidente col tappo del prosecco ha tolto dal Giro un grande campione. Siamo stati anche compagni di camera, mi ha sempre dato la sensazione di uno che sa perfettamente quel che vuole dal ciclismo".
E lei, cosa vuole ancora dal ciclismo?
"Divertirmi. In montagna mi diverto quando vedo gli altri accanto a me fare la mia stessa fatica. È una sensazione impagabile. Voglio continuare ancora, non sono sazio".
Tre anni fa rischiò la vita dopo essere stato travolto in allenamento da un'auto a Cosenza e per anni ha portato una quantità impressionante di viti e placche nel braccio: cosa le ha lasciato quell'episodio?
"Mi ha tolto la sensibilità a due dita della mano sinistra. Posso andare in bici ma non posso suonare il pianoforte, non bene come vorrei".
Eppure, se ce n'è uno in hotel non si tira indietro.
"Chopin, Bach, ho studiato quasi da autodidatta. Non sono male, ma dovrei esercitarmi di più".
Ha una laurea in economia aziendale e sta per prenderne un'altra in scienze motorie: è un po' l'intellettuale del gruppo?
"Ho messo fieno in cascina per il futuro. Ma vorrei restare nel ciclismo, come preparatore".
Giovedì siete passati sul Passo del Bocco: lei è uno degli undici di questo Giro che erano presenti anche il giorno della tragedia di Wouter Weylandt su quella discesa. Cosa ha provato nel ripassare da lì?
"Ho ripensato al giorno dopo la tragedia, il corteo funebre del gruppo nella tappa di Livorno, il giorno più terribile della mia carriera".
Dove e chi lo vince questo Giro?
"Si vince in tappe come quella di Torino: breve, esplosiva, con salite in sequenza. Carapaz è il più consistente. Bardet stava andando forte, ma si è dovuto ritirare per problemi di stomaco. Siamo tutti al limite".
Crede di aver avuto tutto dalla carriera o ha qualche rimpianto?
"Nei miei momenti migliori una caduta c'è sempre stata a frenarmi. Il mio Giro migliore è stato quello del 2018, 5° alla fine. Il migliore finora, voglio dire"
Allora era alla Bahrain con Nibali: come l'ha sentito dopo l'annuncio del ritiro?
"Sollevato. Come se avesse un peso da togliersi. Sarà grande protagonista fino a Verona".
In un ciclismo di ragazzini come si trova?
"Immagino che le carriere di chi inizia a vincere a 19 anni, in un ciclismo così frenetico, non dureranno a lungo. Io sono felice di essere vissuto nella mia epoca".