“Vincenzo Nibali e l’antidoping”. È il titolo della tesi con cui Teresa Bisogni, una studentessa 23enne di Vibo Valentia, conseguirà la laurea in Mediazione linguistica con specializzazione in Criminologia e intelligence. La ragazza è iscritta presso l’Istituto italiano di Criminologia della sua città. Là ha conosciuto Nibali, che un paio d’anni fa tenne una lectio magistralis sul tema poi approfondito nella tesi, incentrata sull’art. 586 bis del codice penale, in riferimento all’utilizzo o alla somministrazione di farmaci o altre sostanze per alterare le prestazioni agonistiche. Relatore della tesi il rettore dell'ateneo calabrese, il professor Saverio Fortunato.
Nibali è stato paladino della lotta al doping lungo tutta la sua carriera, iniziata tra i professionisti nel 2005 e chiusa a ottobre 2022 senza alcuna macchia, in un’epoca ancora brutalmente segnata dalla malapianta dell’aiuto farmacologico. Il corridore messinese ha lasciato l’attività dopo aver vinto una cinquantina di gare ed essere diventato uno dei soli sette corridori di sempre (assieme a Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador e Froome) ad aver vinto almeno una volta il Giro (2013 e 2016), il Tour (2014) e la Vuelta (2010). Chiusa l’attività, Nibali ha scelto il mondo delle ruote grasse: è attualmente impegnato in Sudafrica nella Cape Epic, la più dura gara a tappe al mondo in mountain bike: insieme a Samuele Porro (si corre a coppie) è settimo nella classifica generale dopo due tappe.