Moser e Saronni, amici mai: ecco perché hanno litigato ancora
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiCome due inseguitori che continuano a rincorrersi sulla pista del tempo, girando in tondo senza raggiungersi mai, Francesco Moser e Giuseppe Saronni perpetuano una rivalità all'arsenico che gli anni non hanno stemperato. Pungolati dal Corriere della Sera, i due proverbiali nemici del ciclismo degli anni Ottanta hanno ripreso un duello mai interrotto e probabilmente senza fine. "Per fagli vincere un Giro d'Italia gli spianarono le montagne e i tifosi lo spingevano in salita", ha detto Beppe di Cecco. "Lui ha chiesto troppo al suo fisico, per questo non è durato tanto", ha detto Cecco di Beppe.
Moser e Saronni senza filtri
Cecco Beppe è una specie di imperatore sovrano dell'inimicizia, il paradigma di come non smetta mai di starti sull'anima chi ci sta veramente. Anche se ha il sapore romantico della rimpatriata, la disfida rinfrescata come un vecchio materasso da abili mani artigiane non finisce di intrigare. Saronni e Moser si…
Come due inseguitori che continuano a rincorrersi sulla pista del tempo, girando in tondo senza raggiungersi mai, Francesco Moser e Giuseppe Saronni perpetuano una rivalità all'arsenico che gli anni non hanno stemperato. Pungolati dal Corriere della Sera, i due proverbiali nemici del ciclismo degli anni Ottanta hanno ripreso un duello mai interrotto e probabilmente senza fine. "Per fagli vincere un Giro d'Italia gli spianarono le montagne e i tifosi lo spingevano in salita", ha detto Beppe di Cecco. "Lui ha chiesto troppo al suo fisico, per questo non è durato tanto", ha detto Cecco di Beppe.
Moser e Saronni senza filtri
Cecco Beppe è una specie di imperatore sovrano dell'inimicizia, il paradigma di come non smetta mai di starti sull'anima chi ci sta veramente. Anche se ha il sapore romantico della rimpatriata, la disfida rinfrescata come un vecchio materasso da abili mani artigiane non finisce di intrigare. Saronni e Moser si donano un odio sincero, forse non solo sportivo, senza le mediazioni moderne di agenti e uffici stampa. Sono personaggi di una volta, e non a caso ciclisti, perché quello è un mondo residuale e senza tempo a dispetto della modernità, della chimica (c'è sempre stata) e delle tecnologie. Possibile che Cecco & Beppe facciano così per restare ancora giovani, almeno nell'immaginario di chi li segue, perché invece l'anagrafe dice che Moser ha quasi 72 anni e Saronni va per i 66. Ma in sella alla loro eterna sfida, è come se ne avessero sempre 20 e per sempre.
Maradona e Pelé
In fondo è anche bello questo odio senza spigoli smussati e senza ipocrisie: ce l'ho con te perché sì, ce l'hai con me perché sì. Persino Pelè e Maradona, mai avversari in campo ma sul terreno della storia (chi dei due, il più grande?), alla fine riuscirono ad abbracciarsi. Persino Coppi e Bartali giocarono cantando al "Musichiere", celebre programma televisivo dell'epoca e dell'epica, sfottendosi come vecchi amici. E Gino sarebbe stato il direttore sportivo dell'ultimo Fausto, se il Campionissimo non fosse morto in quel modo.
Le rivalità nello sport
Le rivalità assolute dello sport non si contano, ma sono poi tutte così credibili? Messi e Cristiano Ronaldo si sono detestati, però avvolti dalla pellicola plastificata, frasi come rituali inevitabili. Anche Guardiola e Mourinho sembravano recitare una parte, seppur diversissimi. Lo sport si nutre di testa a testa non solo in gara, incrociando a volte i ruoli e le parti. Roberto Baggio e Marcello Lippi non si potevano vedere, ed esiste un'ampia aneddotica a raccontarlo, e pure Mazzola e Rivera, loro sì omologhi per ruolo e vicende, non è che si amassero tanto. Anche Borg e McEnroe hanno segnato un'era a colpi di racchettate, per non dire delle sgasate tra l'esuberante Hunt e l'introverso Lauda. L'odio sportivo è un cibo condito e servito in tanti modi diversi, e il suo sapore piccante rende irresistibile la contesa e rafforza i contendenti, ed è così anche in letteratura: non c'è Achille senza Ettore. E del grande Napoli che vince da solo, si dice che non ha rivali: una diminuzione involontaria. Ma Saronni e Moser no. Loro continuano a essere famelici vampiri che si nutrono del reciproco sangue, con una sete che non finisce mai. Una specie di immortalità.