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Giro d'Italia, sul Gran Sasso vince Davide Bais. Tra la neve i big si controllano

(reuters)
Fuga a tre chiusa dall'azzurro davanti a Vacek e Petilli, dietro di loro non succede niente: il tappone delude le attese, Leknessund resta in rosa
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CAMPO IMPERATORE — Niente fuochi d'artificio e nemmeno scene eroiche sotto la neve in cima alla salita di Campo Imperatore. Arriva la fuga e il successo sorride al trentino Davide Bais, che non aveva mai vinto prima, né tra i professionisti, né tra gli Under 23. È un doppio successo italiano: Bais è corridore della EOLO-Kometa di Ivan Basso e Alberto Contador, una delle tre squadre italiane invitate al Giro d'Italia. Seconda la Corratec, altro team italiano, con il ceco Vacek. Terzo Simone Petilli (Intermarché). Col benestare del gruppo, che non ha in pratica corso la tappa e lasciato totalmente l'iniziativa sin dai primi chilometri solo alla DSM della maglia rosa Leknessund, ben contenta di lasciar andar via i tre.

La tappa di Campo Imperatore

L'attacco decisivo è arrivato a 211 km dalla fine, in pratica alle prime pedalate. Vanno via in quattro, assieme a loro anche l'eritreo Mulubrhan. Il gruppo dei forti la…

CAMPO IMPERATORE — Niente fuochi d'artificio e nemmeno scene eroiche sotto la neve in cima alla salita di Campo Imperatore. Arriva la fuga e il successo sorride al trentino Davide Bais, che non aveva mai vinto prima, né tra i professionisti, né tra gli Under 23. È un doppio successo italiano: Bais è corridore della EOLO-Kometa di Ivan Basso e Alberto Contador, una delle tre squadre italiane invitate al Giro d'Italia. Seconda la Corratec, altro team italiano, con il ceco Vacek. Terzo Simone Petilli (Intermarché). Col benestare del gruppo, che non ha in pratica corso la tappa e lasciato totalmente l'iniziativa sin dai primi chilometri solo alla DSM della maglia rosa Leknessund, ben contenta di lasciar andar via i tre.

La tappa di Campo Imperatore

L'attacco decisivo è arrivato a 211 km dalla fine, in pratica alle prime pedalate. Vanno via in quattro, assieme a loro anche l'eritreo Mulubrhan. Il gruppo dei forti lascia oltre 10 minuti e Bais, Petilli e Vacek vanno di comune accordo. Poi, sulla lunghissima salita finale, tra muraglioni di neve, arriva la sfida. Il più attivo è Petilli, che però non riesce a staccare gli altri due. Vacek sembra il più sofferente, si stacca e rientra almeno un paio di volte nel finale, negli ultimi 3 km, i più duri della tappa. Così si arriva all'insolita volata a tre sullo storico arrivo abruzzese: Petilli è il primo a partire, ma Bais gli torna sotto e vince. Secondo Vacek, che arriva sul traguardo facendosi il segno della croce e rimpiangendo l'occasione persa. Petilli è il più arrabbiato: "Ho sbagliato, ho commesso troppi errori. Ma abbiamo lavorato bene tutto il giorno".

"Sono andato in fuga per fare un po' di punti ed essere di appoggio al nostro capitano Fortunato" ha spiegato Davide Bais, che corre nella EOLO al Giro assieme al fratello Mattia, "devo ancora realizzare quello che è successo, da tanto tempo volevo la vittoria. Voglio dedicare la vittoria al nostro compagno Arturo Gravalos che sta attraversando un momento difficile, alla mia fidanzata, alla mia famiglia e a tutta la squadra".

Gruppo compatto in salita

Nessun segnale nel gruppo dei forti, rimasto compattissimi e pieno anche di velocisti fino alla fine. Alla fine Evenepoel chiude quarto a oltre 3 minuti, tallonato però da Roglic. Evenepoel sta benissimo, o almeno nessuno ha pensato o sfruttato l'occasione per impensierirlo. Alla fine questo potrebbe rivelarsi un errore. Un comportamento davvero strano quello del gruppo, tenuto assieme dal vento a tratti contrario, ma anche forse dalla paura. La salita del Gran Sasso non aveva fatto grandi differenze nemmeno l'ultima volta, nel 2018, ma allora il successo andrò a un uomo di classifica, Simon Yates.
Un po' a sorpresa Leknessund arriva così alla tappa di Fossombrone, piuttosto complicata e piena di insidie, in maglia rosa.