Giro d'Italia, Rubio vince la tappa accorciata di Crans-Montana. Thomas sempre in maglia rosa
dal nostro inviato Cosimo CitoCRANS-MONTANA — Il tappone trasformato in tapponcino, in un bignami di una tappa di montagna degna di un Giro d'Italia l'ha vinto il colombiano Einer Rubio e l'hanno perso, forse, tutti. Forse: i corridori hanno rifiutato l'idea dell'ennesima giornata sotto l'acqua, in un maggio che sembra non avere pietà delle loro fatiche, dei loro malanni, di una tensione che si trascina dai primi giorni. Umori divisi, posizioni non nette, ma nella sera di Rivoli, con le previsioni meteo sotto gli occhi, al 90% dei team la soluzione migliore è sembrata quella di accorciare la tappa. Si è arrivati a un compromesso: il Cpa, il sindacato dei corridori, chiedeva di togliere la Croix de Coeur. L'organizzazione ha tolto invece il già decapitato Gran San Bernardo. Sul versante italiano, in effetti, le condizioni sul passo di confine erano piuttosto difficili. Perfette, invece, in Svizzera.
La nuova tappa
Via tutta la prima parte, 1…
CRANS-MONTANA — Il tappone trasformato in tapponcino, in un bignami di una tappa di montagna degna di un Giro d'Italia l'ha vinto il colombiano Einer Rubio e l'hanno perso, forse, tutti. Forse: i corridori hanno rifiutato l'idea dell'ennesima giornata sotto l'acqua, in un maggio che sembra non avere pietà delle loro fatiche, dei loro malanni, di una tensione che si trascina dai primi giorni. Umori divisi, posizioni non nette, ma nella sera di Rivoli, con le previsioni meteo sotto gli occhi, al 90% dei team la soluzione migliore è sembrata quella di accorciare la tappa. Si è arrivati a un compromesso: il Cpa, il sindacato dei corridori, chiedeva di togliere la Croix de Coeur. L'organizzazione ha tolto invece il già decapitato Gran San Bernardo. Sul versante italiano, in effetti, le condizioni sul passo di confine erano piuttosto difficili. Perfette, invece, in Svizzera.
La nuova tappa
Via tutta la prima parte, 126 km destinati a essere corsi sotto una pioggia battente e senza speranze. La farsa di una partenza fittizia a Borgofranco d'Ivrea, poi i corridori sono saliti nei pullman, hanno percorso tutto il Gran San Bernardo guardandolo sfilare dai finestrini, sono ripartiti ai piedi della temutissima Croix de Coeur, in località Le Chable, sotto Verbier, a 74 km e 600 metri dall'arrivo. In origine erano 200. Il meteo trovato in Svizzera era perfetto, quasi ideale: 15 gradi, pochissima pioggia sulla Croix, niente di niente da lì in poi. E niente succede in chiave vittoria finale. La Ineos fa il ritmo a modo suo, addormentando la corsa dei big. Va via una fuga con Pinot, Cepeda, Rubio, Gee e Valentin Paret-Paintre. Il più forte sembra Pinot, il più furbo è invece l'ecuadoriano Jefferson Cepeda, una delle mille scoperte di Gianni Savio, che scappa sulla salita finale di Crans-Montana, ma non fa la differenza. Pinot e Rubio gli tornano sotto e la tappa si decide con una volata a tre: parte lunghissimo Cepeda, ma è di Rubio, colombiano della Movistar di casa in Italia, a Benevento, il colpo vincente. Pinot è secondo, Cepeda terzo.
Thomas resta in maglia rosa
Il gruppo maglia rosa galleggia a tre minuti, recupera pezzi anziché perderli nei 20 km di pianura tra la Croix de Coeur e la salita finale, di là provano a evadere prima Fortunato, poi Carthy. De Plus e Arensman teletrasportano Thomas e il resto del gruppo verso la località cara ad Alberto Tomba. A -2 parte Caruso, gli altri gli tornano sotto e chiudono tutti insieme a meno di due minuti dal vincitore di tappa. Nessuna differenza in classifica, tutto invariato tra i migliori, Roglic francobolla Thomas, senza tentare nulla. Decapitata della prima salita, massacrata nel chilometraggio, la tappa non ha detto assolutamente nulla.
Thomas: "Giusto così, faceva molto freddo"
La maglia rosa Geraint Thomas difende la decisione del sindacato dei corridori: “La lotta è stata intensa, la salita è stata molto rapida. La squadra ha fatto un lavoro straordinario. Aspettavamo qualche attacco, che non si è realizzato. L’accorciamento della tappa? Volevamo stare con la maggioranza dei corridori. Ci sono tanti ragazzi malati e c’era un gran freddo in partenza: no, non sarebbe stato ideale. Ci siamo basati sulle previsioni. Decidere bene è difficile. La gara probabilmente è stata più difficile. Le tappe brevi rendono le gare più eccitanti”.