Una carriera da campione triste, un passato da dimenticare, l’idea del suicidio accarezzata. È libreria in Francia da qualche settimana il libro “Io, Lucho. L'importante è restare vivi” in cui si narrano la vita e la carriera nel ciclismo di Luc Leblanc, campione del mondo di ciclismo nel 1994 ad Agrigento davanti a Claudio Chiappucci e per alcuni giorni maglia gialla al Tour de France nel 1991. In un'intervista a margine della presentazione del libro il corridore nato a Limoges nel 1966 ha raccontato di quando è stato vicino a togliersi la vita. "Quel giorno, nel 2003, ho preso la mia pistola e sono andato nel bosco", ha raccontato Luc Leblanc, "Mi metto la canna del fucile sotto la gola e pensavo di farla finita."
Leblanc: "Ho perso mio fratello in un incidente, ma la gente mi prendeva in giro"
Il corridore francese, un passato in Italia con il Team Polti, poi ha aggiunto che è rimasto in quella posizione qualche minuto."Poi ho pensato ai miei due figli e alla mia famiglia e alla fine ho posato il fucile e sono tornato giù al mio villaggio”. Secondo il racconto del corridore, l'episodio è accaduto circa cinque anni dopo il suo ritiro avvenuto nel 1999, a soli 33 anni: "Ero stremato dalla depressione, nel pieno di un attacco depressivo incontrollabile, poichè ero stato accusato di essere un imbroglione per una verifica fiscale per colpa di una cattiva consulenza finanziaria". Durante l'intervista Leblanc ha voluto sottolineare di avere raccontato nel libro anche un episodio della sua infanzia: la morte del fratello per un incidente stradale nel quale lo stesso corridore era rimasto coinvolto all'età di 12 anni. I due fratelli hanno avuto un incidente mentre guidava il maggiore che ha perso la vita, mentre Luc rimase ferito a una gamba: “Agli altri non interessava perché zoppicavo, era così e dunque mi prendevano in giro, ma l'ho superato, anche se riguardo l'incidente in macchina molte volte mi domando perchè sia toccato a mio fratello e non a me subire quel destino".
Leblanc, il doping e la Festina
Leblanc ha anche confessato il suo passato di doping. ”Nel 1994, quando ero alla Festina, sono andato dal nostro dottore. Gli ho detto che non capivo la trasformazione di certi compagni. Mi ha spiegato che se volevo seguire, dovevo fare come loro. Altrimenti, ero finito. Ho accettato di prendere sostanze per ridurre l’affaticamento del mio corpo. Non volevo una dose che mi avrebbe reso più forte. Era, tuttavia, un terribile caso di coscienza. Grande violenza psicologica. Al processo Festina ho chiesto ai giudici di liberare la mia coscienza. So che alcuni nel settore diranno dopo questa intervista che parlo ancora troppo. Ma oggi ho bisogno di raccontare tutto “-.