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Tour de France, Vingegaard e Pogacar allo scontro totale: i migliori contro nella corsa più bella

Tadej Pogacar, 24 anni

 
Sono i due più vincenti dell’anno, i due più forti a capo delle due squadre più forti. Le strade parallele nell’avvicinamento a Bilbao, l’infortunio dello sloveno e le sicurezze del danese: sarà battaglia sin dalla prima tappa
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Dov’eravamo rimasti? A Parigi, naturalmente, e là Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar stavano vicini come l’anno prima, ma a posizione invertite, primo il danese, secondo lo sloveno. Finiva il Tour più bello degli ultimi vent’anni e l’avevano vinto Vingegaard e la sua Jumbo-Visma, Van Aert e la tattica nell’incredibile tappa del Granon. L’imbattibile Tadej rimpicciolito improvvisamente dallo strapotere degli olandesi conosceva allora la prima grande sconfitta della carriera. Sarà, il prossimo, un Tour più bello? È quasi impossibile, ma le premesse sono straordinarie.

Jonas Vingegaard, 26 anni

 (afp)


I più vincenti, i più forti

Pogacar e Vingegaard sono i corridori più vincenti della stagione (dal conto si esclude Miguel Angel Lopez, vincitore ormai seriale di corse piccole e piccolissime tra Colombia e Argentina). 12 delle 14 vittorie dello sloveno sono arrivate prima della caduta alla Li…

Dov’eravamo rimasti? A Parigi, naturalmente, e là Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar stavano vicini come l’anno prima, ma a posizione invertite, primo il danese, secondo lo sloveno. Finiva il Tour più bello degli ultimi vent’anni e l’avevano vinto Vingegaard e la sua Jumbo-Visma, Van Aert e la tattica nell’incredibile tappa del Granon. L’imbattibile Tadej rimpicciolito improvvisamente dallo strapotere degli olandesi conosceva allora la prima grande sconfitta della carriera. Sarà, il prossimo, un Tour più bello? È quasi impossibile, ma le premesse sono straordinarie.

Jonas Vingegaard, 26 anni

 (afp)


I più vincenti, i più forti

Pogacar e Vingegaard sono i corridori più vincenti della stagione (dal conto si esclude Miguel Angel Lopez, vincitore ormai seriale di corse piccole e piccolissime tra Colombia e Argentina). 12 delle 14 vittorie dello sloveno sono arrivate prima della caduta alla Liegi-Bastogne-Liegi e della frattura allo scafoide sinistro. La lunga riabilitazione è coincisa con una fase di riposo comunque programmata. Poi, ai campionati nazionali, il ritorno doppiamente vincente: Pogacar ha riunificato i titoli a cronometro e della prova in linea, sempre dando distacchi epocali ai suoi avversari. Il solo Mezgec, nella gara in linea, è rimasto sotto il minuto. Il terzo, Matej Mohoric, è arrivato a 4’56”. Pogacar non promette, “in certe fasi di corsa il polso ancora mi fa male, spero che migliori, altrimenti sarà un mese difficile”. Forse è pretattica, forse no. Il suo score stagionale recita: 21 giorni di corsa, 3392 km, 14 vittorie, compresi Fiandre, Amstel e Freccia Vallone, oltre che la Parigi-Nizza, stradominata a marzo su Gaudu e Vingegaard.

La cartina generale del Tour 2023

 

I numeri di Vingegaard e Pogacar 

Quello alla Parigi-Nizza è stato l’unico confronto stagionale tra Pogi e Vingo: il danese le ha sempre prese allora ed ha chiuso al terzo posto nella generale alle spalle, anche, del francese David Gaudu. Non era il miglior Vingegaard, ma nemmeno il miglior Pogacar. Poi è cresciuto, e anche grazie alla deviazione verso le classiche di Pogi, ha iniziato a vincere e convincere: vittoria finale ai Paesi Baschi (proprio sulle strade del Grand Départ del Tour), vittoria finale al Dauphiné con ampio vantaggio su tutti gli altri, da Adam Yates in giù. Questo lo score di Vingegaard: 25 giorni di corsa, 3713 km, 11 vittorie. Non corre dall’11 giugno, si è preparato in altura in Spagna, mentre l’altro, Pogacar, ha scelto il Sestriere ed è “sceso” proprio per i campionati nazionali, il 22 e il 25 giugno. Un approccio scientifico, studiato nei dettagli per Vingegaard, costruito sulla necessità per Pogacar.

Le squadre

Più forte, sulla carta, è la Jumbo-Visma, ma più forte del solito appare anche la UAE. Stavolta i gialloneri partono con un solo capitano e non due, com’era stato nel 2021 e nel 2022, con Roglic affiancato a Vingegaard. Pogacar avrà invece una notevole batteria di scalatori (Adam Yates, Grossschartner, Soler e Majka) e tre passisti di peso come Laengen, Bjerg e Matteo Trentin. Non, però, il giovane fenomeno Ayuso, dirottato sulla Vuelta. Sull’altro lato del campo di battaglia, Van Aert non è quello di un anno fa e potrebbe persino lasciare prima della fine del Tour per la nascita del secondo figlio. Gli scalatori non mancano: Kuss, Kelderman e Benoot garantiscono tenuta sulle lunghe salite. Van Baarle, Laporte e Van Hooydonck avranno il compito di portare a spasso il gruppo per lunghe fasi di gara. Chissà se gli stimoli, in casa Jumbo, saranno stati feroci come nel 2022, o se la vittoria di Vingegaard ne ha un po’ annacquato le ambizioni. Da sabato 1° luglio, dal San Mamés di Bilbao, fin sotto l’Arc de Triomphe di Parigi, parlerà la strada, e lei non mente mai.
 

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