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Il Tour si blinda, 23 mila agenti contro le violenze

Gendarmi super percorso

 
La corsa è rientrata in Francia, timore per gli arrivi nelle grandi città Ieri tappa allo sprint a Philipsen, Adam Yates resta in maglia gialla
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BAYONNE — Poco oltre Irun il gruppo ha superato alle cinque della sera il cartello “Frantzia” e ha visto spalancarsi le coste infinite di Hendaye. Il Tour è diventato de France dopo due giorni baschi pieni di k e x, di mare, di strade magnifiche. Ora si corre verso la realtà, la paura, il fantasma del povero Nahel, e la guerriglia urbana, un poco meno aggressiva dei primi giorni drammatici, potrebbe trovare proprio nel Tour un obiettivo da centrare. Il Tour, il simbolo della nazione francese, il giallo che unisce i ch’tis del Nord e gli occitani del Sud, è strumento democratico, fotografia dall’alto di un popolo, ma anche una grande vetrina globale. «Il Tour è sempre stato organizzato molto bene, non temiamo nulla» ha spiegato il vicesindaco di Parigi Emmanuel Gregoire. A Bayonne il pubblico era guardato a vista dai soldati dell’esercito. Una presenza discreta, silenziosa, armata.

Paradossalmente, i guai finora sono arrivati sempre dalle parti di San Sebastian. Due passaggi, domenica …

BAYONNE — Poco oltre Irun il gruppo ha superato alle cinque della sera il cartello “Frantzia” e ha visto spalancarsi le coste infinite di Hendaye. Il Tour è diventato de France dopo due giorni baschi pieni di k e x, di mare, di strade magnifiche. Ora si corre verso la realtà, la paura, il fantasma del povero Nahel, e la guerriglia urbana, un poco meno aggressiva dei primi giorni drammatici, potrebbe trovare proprio nel Tour un obiettivo da centrare. Il Tour, il simbolo della nazione francese, il giallo che unisce i ch’tis del Nord e gli occitani del Sud, è strumento democratico, fotografia dall’alto di un popolo, ma anche una grande vetrina globale. «Il Tour è sempre stato organizzato molto bene, non temiamo nulla» ha spiegato il vicesindaco di Parigi Emmanuel Gregoire. A Bayonne il pubblico era guardato a vista dai soldati dell’esercito. Una presenza discreta, silenziosa, armata.

Paradossalmente, i guai finora sono arrivati sempre dalle parti di San Sebastian. Due passaggi, domenica e ieri, e due volte diversi corridori hanno dovuto mettere piede a terra con gli pneumatici pieni di puntine da disegno sparsi sulla strada da qualche sconsiderato. Quattro i danneggiati ieri, proprio nell’attraversamento cittadino. Lutsenko ha mostrato la sua ruota al pubblico in quel punto del percorso, come a dire: «Cosa vi abbiamo fatto di male?». Alle proteste per la morte di Nahel si uniscono le possibili apparizioni degli attivisti per il clima, già visti un anno fa, incatenati sulla strada e spostati con forza bruta dalla gendarmerie. Sono circa 23 mila i gendarmi sulla strada del Tour, tutti pagati direttamente da Aso, la società che organizza la corsa. Una quindicina sono le moto della gendarmerie dentro e intorno alla corsa, 300 i membri delle forze dell’ordine in costante movimento con il Tour e impegnati anche nel presidiare gli hotel delle squadre. A suscitare le maggiori preoccupazioni sono gli arrivi nelle grandi città. A Bordeaux, venerdì, e in tutta la Gironda la prefettura ha attivato il Centre opérationnel départemental (COD), una struttura riservata alle situazioni di crisi. Proprio a Bordeaux verranno utilizzati dei droni e saranno impiegate le forze speciali dell’Opération Sentinelle, una sorta di nucleo anti-terrorismo fondato dopo l’attacco islamista contro la redazione di Charlie Hebdo. «Siamo in contatto con il governo» le parole di Christian Prudhomme, il direttore della macchina organizzativa. Come a dire: tutte le carte sono sul tavolo, anche, teoricamente, quella della sospensione. Ma il Tour non si fermò neppure nei giorni della strage di Nizza, nel luglio 2016. Un minuto di silenzio e poi via.

Alpecin-Deceuninck's Belgian rider Jasper Philipsen celebrates as he cycles across the finish line to win the 3rd stage of the 110th edition of the Tour de France cycling race, 193,5 km between Amorebieta-Etxano in Northern Spain and Bayonne in southwestern France, on July 3, 2023. (Photo by Thomas SAMSON / AFP) 

Nella luce speciale di Bayonne, la città che ha dedicato al suo concittadino più illustre, Didier Deschamps, uno stadio già da vivo, è stata volata durissima. Ha vinto il belga Jasper Philipsen, ma per la certezza del suo successo si è dovuto aspettare il responso del Var. Lui, soprannominato “Disastro” per i suoi sprint tutta potenza, e Pogacar hanno guardato insieme nella tenda di arrivo il replay, la scodata e Van Aert che, chiuso, ha toccato il posteriore di Philipsen e la mano di uno spettatore protesa. Poi, avuta la certezza, si sono fatti i complimenti a vicenda. Oggi, ancora con Adam Yates in giallo, nuova volata nell’autodromo di Nogaro, tra le vigne dell’Armagnac. Qui, nel 1994, Luis Ocaña decise di ritirarsi dalla vita sparandosi un colpo di rivoltella in testa. Non lontano, ad Auch, Eddy Merckx vinse la sua ultima tappa al Tour, la 34ª.

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3ª tappa Amorebieta-Etxano– Bayonne (193 km): 1) Philipsen (Bel) in 4h43’15”; 2) Bauhaus (Ger) st; 3) Ewan (Aus) st; 4) Jakobsen (Bel) st; 5) Van Aert (Bel) st; 6) Cavendish (Gbr) st. Classifica: 1) A. Yates (Gbr) in 13h52’33”; 2) Pogacar (Slo) a 6”; 3) S. Yates (Gbr) st; 4) Lafay (Fra) a 12”; 5) Van Aert (Bel) a 16”; 20) Ciccone (Ita) a 43”. Oggi Dax-Nogaro (181 km).

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