Vingegaard, dalla depressione al ritorno in maglia gialla al Tour: un anno da eroe controvoglia
dal nostro inviato Cosimo CitoJonas Vingegaard, 26 anni
CAUTERETS – Chissà se ci pensano mai, Jonas e Tadej, alla prima volta in cui si sono incontrati. Quello forte era Pogacar, era il Tour de l’Avenir 2018 e lo sloveno non fece prigionieri. Nessuna vittoria di tappa, ma il successo nella classifica finale. Vingegaard finì 67° a 41 minuti. Miglior risultato di tappa un 38° posto nella Val d’Isère-Col du Glandon, vinta dal povero Gino Mäder. Tutto ciò per dire che il predestinato era l’altro, e questo si sa. E che Vingegaard ha dovuto faticare terribilmente per ritrovarsi ora in maglia gialla con 25” su Tadej. Un’inezia con una vita dentro.
Il Tour vinto e la depressione
Era sembrato un passerotto seduto su un ramo, davanti a un mondo che non era mai stato il suo. Due giorni dopo la fine del Tour 2022, vinto nel modo che sappiamo, Vingegaard si era presentato davanti alla folla, a Copenaghen, dal balcone del Radhus, il palazzo comunale. Da lassù, mentre i suoi connazionali urlavano il suo nome, Vingegaard s’era sentito piccolo, q…
CAUTERETS – Chissà se ci pensano mai, Jonas e Tadej, alla prima volta in cui si sono incontrati. Quello forte era Pogacar, era il Tour de l’Avenir 2018 e lo sloveno non fece prigionieri. Nessuna vittoria di tappa, ma il successo nella classifica finale. Vingegaard finì 67° a 41 minuti. Miglior risultato di tappa un 38° posto nella Val d’Isère-Col du Glandon, vinta dal povero Gino Mäder. Tutto ciò per dire che il predestinato era l’altro, e questo si sa. E che Vingegaard ha dovuto faticare terribilmente per ritrovarsi ora in maglia gialla con 25” su Tadej. Un’inezia con una vita dentro.
Il Tour vinto e la depressione
Era sembrato un passerotto seduto su un ramo, davanti a un mondo che non era mai stato il suo. Due giorni dopo la fine del Tour 2022, vinto nel modo che sappiamo, Vingegaard si era presentato davanti alla folla, a Copenaghen, dal balcone del Radhus, il palazzo comunale. Da lassù, mentre i suoi connazionali urlavano il suo nome, Vingegaard s’era sentito piccolo, quasi in colpa, quasi un imbucato alla propria festa. Il dopo era stato assai complicato. Le altre feste, il dover esserci dovunque, anche controvoglia, per uno timido così, abituato ai cieli sempre uguali dello Jutland, era diventato un mestiere. Il successo aveva mostrato a Vingegaard la sua faccia oscura: era arrivata, silenziosa, una piccola forma di depressione, un rigetto per tutto quello che accompagna una vittoria inattesa ed enorme, come quella del Tour, costruita fisicamente nei mesi precedenti, ma mai ovviamente a livello mentale. Dopo il Tour Vingegaard ha corso pochissimo: un Giro di Croazia nemmeno vinto, un Lombardia a spasso, e vinto per giunta da Pogacar.
Vingegaard e Pogacar
Una differenza minima
Del 2023 si è detto tutto e molto stanno dicendo loro adesso. Alla Parigi-Nizza, nell’unico scontro stagionale in una corsa a tappe, ha dominato Pogacar. Al Delfinato lo sloveno non c’era e ha stravinto Vingegaard. Qui finora sono pari. Sul Marie Blanque, su pendenze più severe, Vingegaard ha guadagnato 1’04”. Sulla salita di Cauterets, d’astuzia, attaccando nel momento giusto, Pogi ha riguadagnato in tutto 28”, abbuono compreso. Al netto del vantaggio accumulato nei primi giorni, ecco i 25” di ritardo di Tadej. “Il distacco perfetto” dice lui. Come ripartire da zero. È poco meno dei 39” che Pogacar aveva di vantaggio alla vigilia della famosa tappa del Granon, un anno fa. Ma ora mancano molte più tappe alla fine.
“Innanzitutto, sono felicissimo di essere tornato in maglia gialla” ha commentato Vingegaard, “ovviamente volevamo attaccare sul Tourmalet, ma ci è costato tante energie. Tadej invece è stato davvero forte e si merita la vittoria di tappa. Non mi ha sorpreso affatto vederlo in ripresa dopo ieri. Sarà un Tour de France emozionante con tutto quello che dobbiamo ancora affrontare. Chiaramente avrei preferito avere due minuti di vantaggio piuttosto che 25 secondi, ma è sempre meglio essere in testa e avere la maglia gialla”. Si riparte da qui, come se fosse la seconda stagione di una serie di successo, con gli stessi elementi della prima: la sfida, la montagna, due protagonisti dai caratteri opposti sullo sfondo di una grande festa popolare. Aspettiamo ora domenica e il Puy de Dôme. E poi ci saranno il Giura, le Alpi, i Vosgi…