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Tour de France, la sfida di Pogacar: “Avrei firmato per essere a 10’’ dalla maglia gialla. La crono sarà determinante”

Lo sloveno e Vingegaard sono 2-2 nei precedenti contro il tempo al Tour: un equilibrio incredibile, ma ora si sale sulla Cote de Domancy del Mondiale di Hinault nel 1980
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PASSY – L’unica cronometro del Tour 2023 sarà anche la quinta sfida contro il tempo e l'uno contro l'altro alla Grande Boucle di Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar. Nei quattro precedenti è 2-2. Con un equilibrio incredibile: 110 i km complessivi, appena 2” di vantaggio accumulato dallo sloveno. La più netta delle vittorie di Pogacar risale a Laval, nel 2021 (27” guadagnati). A fine Tour 2021, invece, Vingegaard inflisse 25” a un Tadej già in maglia gialla e sicuro di vincere. Nel 2022 8” a favore di Pogacar a Copenaghen, 8” a favore di Vingegaard a Rocamadour, nell’unica delle quattro crono ad avere tratti significativi in salita. La Passy-Combloux (22,4 km) sarà assai più dura: gli ultimi 6 ripercorrono la famosa e dura Cote de Domancy del Mondiale di Sallanches 1980 vinto da Bernard Hinault.

Pogacar rilassato: "Avrei firmato per un ritardo così dopo due settimane"

Alla vigilia della sfida forse decisiva, l’umore di Tadej Pogacar è però quello di sempre. Rilassato, affabile, apparente…

PASSY – L’unica cronometro del Tour 2023 sarà anche la quinta sfida contro il tempo e l'uno contro l'altro alla Grande Boucle di Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar. Nei quattro precedenti è 2-2. Con un equilibrio incredibile: 110 i km complessivi, appena 2” di vantaggio accumulato dallo sloveno. La più netta delle vittorie di Pogacar risale a Laval, nel 2021 (27” guadagnati). A fine Tour 2021, invece, Vingegaard inflisse 25” a un Tadej già in maglia gialla e sicuro di vincere. Nel 2022 8” a favore di Pogacar a Copenaghen, 8” a favore di Vingegaard a Rocamadour, nell’unica delle quattro crono ad avere tratti significativi in salita. La Passy-Combloux (22,4 km) sarà assai più dura: gli ultimi 6 ripercorrono la famosa e dura Cote de Domancy del Mondiale di Sallanches 1980 vinto da Bernard Hinault.

Pogacar rilassato: "Avrei firmato per un ritardo così dopo due settimane"

Alla vigilia della sfida forse decisiva, l’umore di Tadej Pogacar è però quello di sempre. Rilassato, affabile, apparentemente senza la minima pressione. Alla domanda sugli attuali 10” di ritardo dalla maglia gialla, Pogacar ha risposto: “Avrei firmato per essere qui dopo due settimane”. Il caldo sarà un fattore, sicuramente: “Sto migliorando con il caldo ogni anno. Non mi piace ancora pedalare a 35 gradi in salita, ma i miei compagni di squadra mi aiutano enormemente annaffiandomi abbondantemente. E ringrazio anche il team, che disloca sempre tanti uomini lungo il percorso con le borracce. Siamo migliorati molto anche sotto questo aspetto negli ultimi tre anni”.

Le domande sul doping: "Normale farle, alcuni non hanno dimenticato il passato di questo sport"

A cambiare, rispetto al Pogacar del 2021 e del 2022, sembra essere stato l’atteggiamento: “Sì, l’anno scorso ho forse esagerato con gli attacchi e ho fatto anche cose stupide. Sto correndo molto più controllato rispetto all'anno scorso. Certo, il mio polso mi dà un po' fastidio, ma le mie gambe sono super. Mi riposerò comunque dopo il Tour. Sembra che ci sia una grande lotta di nervi, vista dall’esterno, ma in realtà io e Jonas siamo molto concentrati su noi stessi. Stiamo cercando di correre a modo nostro, con le nostre idee e i nostri piani. Per come vedo Jonas, non è nervoso. Tutto dipenderà dalle gambe che avremo. Lo stress fa comunque parte dello sport e della vita”. Nemmeno Pogacar ha potuto sottrarsi alla domanda sui grandi tempi sulle salite e sui record di scalata tolti ai corridori degli anni Novanta, un periodo afflitto pesantemente dalla piaga del doping. “Ricevo la stessa domanda ogni anno al Tour. È vero, andiamo molto forte e capisco chi pone queste domande. Sappiamo cosa è successo in passato, e alcuni non hanno ancora dimenticato quel periodo”.

Il lancio dei guanti come la bandana di Pantani

Un nuovo rito di Pogacar sembra essere il lancio dei guanti, un po’ come la bandana di Pantani. “Mi piace la sensazione di guidare senza guanti. Sappiamo tutti quanto siano importanti i guanti nel ciclismo. Ad esempio, in caso di caduta, ti riparano da ferite alle nocche delle mani. Personalmente, mi piacerebbe sempre pedalare senza guanti, ma è una buona idea indossarli la maggior parte del tempo”. Sugli eccessi del tifo: “Senza tifosi il nostro sport sarebbe noioso, ma i tifosi devono stare molto attenti sulla strada e rispettarci”. Nella crono, comunque, Pogacar guarderà a sé stesso: “Non intendo guardare gli altri e basarmi sui loro tempi. Devo fare del mio meglio e basta”.

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