C’è un campione che prende a schiaffi il vento e taglia il tempo con la spada della sua bicicletta, con la lama del suo casco, con l’accetta del suo naso. I millesimi di secondo, nelle sue mani diventano inezia e infinità. Quello che ha combinato Filippo Ganna nell’epilogo dell’inseguimento mondiale è un verso di Omero, se riferito alla storia del ciclismo che pure ospita odissee. È come se Ganna…