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Vuelta, Kuss e il trionfo totale della Jumbo-Visma: la festa e i dubbi di un triplete mai visto

Jonas Vingegaard, Sepp Kuss e Primoz Roglic

 
L’americano ha battuto i suoi compagni di team Vingegaard e Roglic: mai un team aveva vinto tutte le grandi corse a tappe dell’anno. Evoluzione di un progetto nato dalle ceneri della Rabobank e di un formidabile gregario diventato campione a 29 anni
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La vittoria di Sepp Kuss dimostra che tutto (alla Jumbo-Visma) è possibile. Tra le 62 vittorie del team olandese nel 2023 compaiono, in ordine cronologico, Omloop, Kuurne, Tirreno-Adriatico, E3, Catalunya, Gand-Wevelgem, Dwars, Itzulia, Giro d’Italia, Dauphiné, Tour de France, Vuelta a Burgos, Tour of Britain, Vuelta a España. Per la prima volta la stessa squadra ha vinto tutte le grandi corse a tappe dell’anno. Per la prima volta un corridore ha vinto tutti i grandi giri dell’anno, due da gregario n.1 dei suoi capitani Roglic e Vingegaard, e uno per proprio conto, a sorpresa.

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Lo sherpa Sepp Kuss

Sepp Kuss ha iniziato a vincere la Vuelta nella sesta tappa, arrivando con quasi 3 minuti sui suo capitani all’osservatorio astronomico di Javalambre. A quel punto a Vingegaard e Roglic non è rimasto che provare a rosicchiare qualcosa al compagno americano, senza riuscire però a fare il vuoto e mandare in cri…

La vittoria di Sepp Kuss dimostra che tutto (alla Jumbo-Visma) è possibile. Tra le 62 vittorie del team olandese nel 2023 compaiono, in ordine cronologico, Omloop, Kuurne, Tirreno-Adriatico, E3, Catalunya, Gand-Wevelgem, Dwars, Itzulia, Giro d’Italia, Dauphiné, Tour de France, Vuelta a Burgos, Tour of Britain, Vuelta a España. Per la prima volta la stessa squadra ha vinto tutte le grandi corse a tappe dell’anno. Per la prima volta un corridore ha vinto tutti i grandi giri dell’anno, due da gregario n.1 dei suoi capitani Roglic e Vingegaard, e uno per proprio conto, a sorpresa.

[[(FckEditorEmbeddedHtmlLayoutElement) onecms:4a7058b1-9c09-4a29-a051-b21dd8922c2e]]

Lo sherpa Sepp Kuss

Sepp Kuss ha iniziato a vincere la Vuelta nella sesta tappa, arrivando con quasi 3 minuti sui suo capitani all’osservatorio astronomico di Javalambre. A quel punto a Vingegaard e Roglic non è rimasto che provare a rosicchiare qualcosa al compagno americano, senza riuscire però a fare il vuoto e mandare in crisi la maglia rossa. “Il migliore scalatore del mondo è Sepp Kuss” ha detto Egan Bernal. Vallo a immaginare: il ragazzo di Durango, Colorado, sherpa su ogni montagna del Giro e del Tour dei suoi ingombranti compagni sul podio di Madrid, ha dimostrato a sé stesso che poi, in fondo, anche senza troppo credere nelle proprie possibilità (“io non ho la costanza per conquistare un grande giro” aveva detto durante il Tour) una Vuelta si può vincere comunque. C’era riuscito il connazionale Chris Horner a quasi 42 anni nel 2013. Il 2023 di Kuss (14° al Giro, 12° al Tour, 1° alla Vuelta) ha imitato il 1957 di Gastone Nencini, 9° alla Vuelta, 6° al Tour e 1° al Giro. “Questa vittoria mi ha cambiato sportivamente ma per il resto sono rimasto me stesso”, ha detto Kuss in Plaza de Cibeles.

Il successo di Paperino


“Paperino”, come lo chiamano i suoi compagni di squadra, imita così anche Greg LeMond e Andy Hampsten, unici americani con Horner (escluso ovviamente Lance Armstrong) ad aver conquistato una corsa di tre settimane. Perché alla Jumbo di oggi, la stessa squadra pasticciona della fine degli anni 10, il gruppo sportivo nato dalle ceneri della Rabobank con un’intuizione dell’ex giornalista Richard Plugge, niente è davvero impossibile. A rischio poi di dover affrontare polemiche e voci velenose. Così Tom Dumoulin, ex giallonero: “Il dominio di una squadra sola non è mai una cosa positiva. Ai miei tempi lì mi sentivo fuori posto”. E Jonas Vingegaard ha dovuto ancora una volta, come a fine Tour, rispondere alle accuse di doping: “Comprendiamo lo scetticismo, ma le persone dovrebbero sapere quanto sacrifichiamo per tutto questo. Soprattutto in questa squadra, facciamo tutto alla perfezione, guardiamo ai dettagli e questo fa una grande differenza. Non credo che le persone si rendano conto di quanta differenza realmente faccia effettivamente. È sempre bello essere scettici, soprattutto quando una squadra sta andando bene, purché non si tratti di accuse. Sono sicuro al 100% che i miei due colleghi non stanno prendendo nulla e la stessa cosa vale per me”.


I segreti della Jumbo


Alimentazione, programmazione, scienza, allenamenti straordinariamente duri. Kuss ha confidato che alla base del suo salto di qualità ci sarebbe un blocco di lavoro in Colombia dell’inverno scorso. Roglic ha trionfato al Giro dopo aver corso (e vinto) appena due corse nel 2023, Tirreno-Adriatico e Volta a Catalunya. Dopo il Giro ha fatto Vuelta a Burgos (vinto) e Vuelta. Continuerà in giallonero, “più invecchio, più miglioro, come il vino”. Il 29 ottobre compirà 34 anni e i suoi obiettivi, fatalmente, si scontrano con quelli di Jonas Vingegaard, bicampione del Tour, ormai lanciato verso una serialità in giallo. Kuss tornerà al mestiere usato, quello di ultimo uomo, di salvatore di capitani in crisi. Questo è il potere della Jumbo: averne tanti. E fuori da questo discorso si tengono Van Aert, Laporte e Van Baarle, uomini da classiche, ma anche gregari incredibili nei grandi giri. In più la Jumbo ha un team development (una sorta di cantera) capace di esprimere corridori già fatti e finiti come il norvegese Johannes Staune-Mittet (1°al Giro U23). In questo team di sviluppo anche due italiani, Dario Igor Belletta e Pietro Mattio, due ragazzi da seguire per il futuro.


Il futuro del team


In questo universo, la Jumbo, linea di supermercati olandesi, è ormai in uscita dalla sponsorizzazione: fine 2023 o fine 2024. L’ex Team Blanco, ex Belkin, ex Lotto-Nl, dovrà cambiare forma e colori. I 45 milioni di budget, che ne fanno la seconda squadra al mondo dietro la Ineos e davanti alla UAE, potrebbero moltiplicarsi con l’avvento di capitali arabi, paventata da Plugge prima del Tour. La vicenda doping di Michel Hessmann, sospeso poco prima della Vuelta per un diuretico e in attesa di probabile squalifica, ha messo un po’ di sabbia nell’ingranaggio meraviglioso.

In più, il malore di natura cardiaca di Nathan Van Hooydonck mentre era in auto, in Belgio, proprio in piena Vuelta, ha aggiunto un’ulteriore ombra. Le vittorie sono anticorpi, ma non sempre funzionano nel ciclismo. Quella di Kuss, così imprevedibile e per questo davvero speciale, non rende più umano il campionato monocolore che è stata la Vuelta 2023, con tre della stessa squadra ai primi tre posti della generale. Questo accadeva ai tempi dei pionieri ed era successo solo un’altra volta, nel 1966, con la Kas-Kasko. Ciò che è raro, risplende, ma fa nascere domande a cui in genere è la storia a dare risposte.
 

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