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Vingegaard e il controllo antidoping saltato nel 2019: "Ero in cucina, non ho sentito il telefono"

Jonas Vingegaard, 26 anni

 
Intervistato dal quotidiano Ekstra Bladet, il due volte vincitore del Tour ha dato questa singolare risposta. Resta quello tuttavia l'unico intoppo del danese con il sistema dei Whereabouts
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Jonas Vingegaard ha saltato un controllo antidoping per un motivo assai singolare. I fatti risalgono al 2019, quando il danese, vincitore delle ultime due edizioni del Tour de France, già indossava il giallonero della Jumbo-Visma, il team olandese in cui è cresciuto fino a diventare imbattibile anche per quel fenomeno di Tadej Pogacar.

Vingegaard: "Ero in cucina e non ho sentito gli ispettori dell'antidoping"

Questo è il racconto di Vingegaard raccolto dal quotidiano danese Ekstra Bladet. "Avevo lasciato inavvertitamente il cellulare in cucina e il campanello di casa non funzionava. Quando sono arrivati gli ispettori hanno provato a chiamarmi ma io non ho sentito suonare e non ho potuto rispondere. Certo non è stato bello. Però gli ispettori sono tornati due giorni dopo, ho fatto il test e tutto si è svolto normalmente. È ovvio che non è bello avere un controllo mancato sul proprio curriculum. Ovviamente ci penso e voglio far in modo che non si ripeta una disavventura del genere". Resta questa l'unico intoppo con l'antidoping vissuto dal danese, che da qualche giorno ha deciso di spostare la sua residenza dalla remota Glyngore al più confortevole Canton Ticino. "Non penso che sia così difficile", ha aggiunto, riferendosi al rispetto del sistema Whereabouts in cui gli atleti devono fornire fasce orarie giornaliere di 60 minuti tra le ore 5 e le 23 per essere disponibili per i test, "bisogna sempre ricordarselo, è una seccatura, ma quando sono a casa non è così difficile".

Vingegaard ha affermato che la maggiore quantità di test nel ciclismo moderno è "una buona cosa". Aver mancato un singolo test antidoping dà luogo a una sorta di ammonizione: al terzo Whereabout non rispettato in 12 mesi scatta automatica la squalifica. Nel 2023 Vingegaard è stato controllato "60-70 volte". Soprattutto l'incredibile crono di Combloux, con la quale ha ipotecato l'ultimo Tour, ha attirato alcuni sospetti, fugati tuttavia da controlli extra sostenuti nei giorni successivi. La favola del Re pescatore, ex lavoratore al mercato del pesce, ha portato in piazza a Copenaghen, al termine dei due Tour 2022 e 2023, una marea di tifosi che al grido di "Vingo Vingo" hanno fatto del secondo danese capace di vincere la Grande Boucle (il primo era stato "Monsieur 60%", come il suo ematocrito, Bjarne Riis nel 1996) un vero eroe nazionale.

Il caso Hessmann

"Io non prendo nulla" ha confermato ancora una volta Vingegaard "e non credo che lo faccia nemmeno il resto del gruppo. Dato che posso vincere il Tour de France due volte senza prendere nulla, credo che anche tutti gli altri non prendano nulla". Tuttavia proprio la Jumbo-Visma ha dovuto fare i conti durante la stagione appena conclusa con il caso di Michel Hessmann, gregario di Roglic al Giro, fermato per positività a un diuretico rilevato ad un test fuori gara lo scorso giugno. "Non so come sia entrato nel suo corpo", ha detto Vingegaard, "ma penso che la più grande paura di ogni ciclista sia che tu possa prenderlo attraverso il cibo o qualcosa che mangi, e in questo modo risultare positivo senza che la tua intenzione sia stata imbrogliare". Hessnmann rischia una squalifica di quattro anni e il suo caso ha costretto il team a dichiarare la propria estraneità ma anche ad ammettere che sia "necessario per noi anche guardarci allo specchio".

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