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Davide Piganzoli, un italiano che vince in salita: “Ho visto tutti i filmati di Pantani. Ora sogno il Giro”

Davide Piganzoli, 21 anni 
Intervista al valtellinese della Polti-Kometa, trionfatore al Tour of Antalya
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Il Tour of Antalya non sarà il Giro d’Italia o il Tour de France, ma un italiano che ai 3 km parte su una salita e fa il vuoto è una cosa che non può lasciare indifferenti. Davide Piganzoli ha vinto la breve corsa a tappe turca e a 21 anni, alla terza corsa stagionale, ha già rotto il ghiaccio per sé e per la Polti-Kometa. Ivan Basso, il team manager, aveva profetizzato alla viglia della tappa regina: “Vai Davide, domani è il tuo giorno”.

E così è stato.

“Avere alle spalle l’esperienza di Ivan, la forza di un team che ha creduto in me da subito è qualcosa di unico. Il mio successo è il successo dell’intero progetto”.

L’attacco sul Tahtali, una salita con pendenza media al 9%, era programmato?

“No, per nulla, ma ho sentito le gambe giuste. È una salita molto dura, col fondo in pavé. Ho forzato e ho tirato dritto. Ho battuto due italiani, Pinarello e Zambanini”.

Tre italiani ai primi tre posti in una qualunque gara internazionale non si vedevano da tempo.

“Magari è un bel segnale, cerch…

Il Tour of Antalya non sarà il Giro d’Italia o il Tour de France, ma un italiano che ai 3 km parte su una salita e fa il vuoto è una cosa che non può lasciare indifferenti. Davide Piganzoli ha vinto la breve corsa a tappe turca e a 21 anni, alla terza corsa stagionale, ha già rotto il ghiaccio per sé e per la Polti-Kometa. Ivan Basso, il team manager, aveva profetizzato alla viglia della tappa regina: “Vai Davide, domani è il tuo giorno”.

E così è stato.

“Avere alle spalle l’esperienza di Ivan, la forza di un team che ha creduto in me da subito è qualcosa di unico. Il mio successo è il successo dell’intero progetto”.

L’attacco sul Tahtali, una salita con pendenza media al 9%, era programmato?

“No, per nulla, ma ho sentito le gambe giuste. È una salita molto dura, col fondo in pavé. Ho forzato e ho tirato dritto. Ho battuto due italiani, Pinarello e Zambanini”.

Tre italiani ai primi tre posti in una qualunque gara internazionale non si vedevano da tempo.

“Magari è un bel segnale, cerchiamo da tempo di tornare protagonisti”.

Che definizione darebbe di sé come corridore?

“Semplice: sono uno scalatore che si difende bene a cronometro. Sono uno da corse a tappe”.

La parola magica, la nostra grande mancanza. Il suo talento si è svelato al Tour de l’Avenir 2023: davanti a lei, nella classifica finale, solo il messicano Del Toro, che ha già vinto una corsa World Tour in Australia, e Giulio Pellizzari.

“Quella corsa mi ha dato la dimensione di quello che posso fare anche tra i grandi. In gruppo mi trovo a mio agio. La differenza con le gare Under 23 è il maggior ordine, la maggiore schematicità. Poi però la differenza la fanno sempre le gambe”.

Cosa farà adesso?

“Tornerò in corsa nel Gran Camiño, in Spagna, il 22, poi Laigueglia e Tirreno-Adriatico. Naturalmente mi piacerebbe anche essere selezionato per il Giro d’Italia, correrlo, farmi vedere, fare esperienza in mezzo ai grandi campioni. Ci sarà Pogacar, sarà un vero spettacolo. Non ho però idoli in bici, bado molto a me stesso, a quello che posso fare, al lavoro”.

È valtellinese, di Morbegno. Lo Stelvio quando l’ha scalato per la prima volta?

“A 13 anni, da allievo. Una salita stramitica, e che soddisfazione riuscire ad arrivare in cima. Ora vivo a San Marino, mi alleno sui colli romagnoli”.

Dove si allenava Marco Pantani. E se avessimo trovato un nuovo grande scalatore, proprio nei giorni in cui si sente più forte la mancanza del Pirata?

“Marco ha fatto grandissimo il ciclismo italiano. Non sono mai riuscito a vederlo correre, ma tra Youtube e la tv ho visto praticamente tutte le sue gare. È normale pensare a quello che faceva lui quando hai le sue caratteristiche. Non posso promettere, ma sognare non posso impedirmelo”.

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