Philipsen, baci da Sanremo: batte anche gli hater
dal nostro inviato Cosimo CitoSANREMO – Lo chiamavano Jasper “Disaster”, i suoi sprint facevano paura al solo guardarli in tv, sempre al limite, a volte un po’ oltre. Al Tour, un anno fa, Jasper Philipsen vinse quattro volate ma si meritò anche la fama di cattivo per quel modo esuberante di farsi spazio. Oltre alle critiche, arrivarono anche minacce di morte via social. Ne parlò la fidanzata, Melanie Peetermans: «Dopo la tappa, Jasper mi ha detto “vedrai, scriveranno ancora qualcosa di brutto su di me”».
Dopo la vittoria alla Milano-Sanremo, ieri, la più veloce di sempre (46 di media grazie anche al vento favorevole, superato il record di Bugno nel 1990), il primo pensiero dello sprinter belga è stato per lei.
L’ha chiamata via Skype con il cellulare, poche parole, solo baci lanciati da Via Roma, dove un velocista è tornato ad alzare le braccia dopo otto anni: «Lei è fondamentale per me». Un’altra persona fondamentale nella sua vita gli ha corso accanto in maglia iridata e ha lavorato per lui nel finale: «Se…
SANREMO – Lo chiamavano Jasper “Disaster”, i suoi sprint facevano paura al solo guardarli in tv, sempre al limite, a volte un po’ oltre. Al Tour, un anno fa, Jasper Philipsen vinse quattro volate ma si meritò anche la fama di cattivo per quel modo esuberante di farsi spazio. Oltre alle critiche, arrivarono anche minacce di morte via social. Ne parlò la fidanzata, Melanie Peetermans: «Dopo la tappa, Jasper mi ha detto “vedrai, scriveranno ancora qualcosa di brutto su di me”».
Dopo la vittoria alla Milano-Sanremo, ieri, la più veloce di sempre (46 di media grazie anche al vento favorevole, superato il record di Bugno nel 1990), il primo pensiero dello sprinter belga è stato per lei.
L’ha chiamata via Skype con il cellulare, poche parole, solo baci lanciati da Via Roma, dove un velocista è tornato ad alzare le braccia dopo otto anni: «Lei è fondamentale per me». Un’altra persona fondamentale nella sua vita gli ha corso accanto in maglia iridata e ha lavorato per lui nel finale: «Senza Mathieu Van der Poel non avrei mai vinto, ha fatto qualcosa di incredibile nel chiudere su tutti gli attacchi. Un campione del mondo che lavora per te nel finale ti dà una responsabilità enorme e un po’ ho tremato, ma sono rimasto lucido». Bravo Bettiol, 5°. Coraggiosa l’accelerazione di Matteo Sobrero nell’ultimo km. Ma il successo di Nibali del 2018 inizia a sfumare nei ricordi e le squadre italiane, oltre ad andare in fuga da lontano, non hanno piazzato un corridore nei primi 40.
L’attacco più importante del giorno, quello di Pogacar sul Poggio, è stato assai meno devastante di quanto si potesse immaginare. Ganna e altri 12 si sono difesi bene, il piemontese poi è stato fermato da una foratura e da un problema al cambio in discesa. In volata Philipsen ha preceduto l’australiano Matthews e Pogacar. Il primo e il terzo, ex compagni di squadra alla UAE, condividono lo stesso manager italiano, Alex Carera, e sono molto amici, si scambiano spesso messaggi e complimenti via social. «Avevo gambe incredibili, ma non sono riuscito a fare la differenza. Ho perso ma non ne morirò di questo, è bello vedere degli amici sul podio con me» raccontava lo sloveno.
Un velocista per vincere la Sanremo deve avere un po’ di fortuna, grandissime gambe e tanta testa. L’ultimo era stato Démare nel 2016. «Se guardo i numeri dello sprint» ha spiegato Philipsen, «ho avuto dati da dilettante, ho vinto di testa, di determinazione più che di potenza. Sono più grosso di un anno fa, questa potenza in più mi è servita». La connection con Van der Poel funzionava già allora: alla Roubaix 2023 avevano fatto primo e secondo. Philipsen, un giro indietro nel velodromo, aveva prima esultato per Vdp e poi aveva battuto Van Aert in volata ed erano finiti nella stessa foto. Si scambieranno probabilmente i ruoli ancora sul pavé.
La loro Alpecin-Deceuninck è la squadra più forte nelle gare di un giorno, ma anche la più attenta anche ad aspetti come il marketing e il pubblico giovane: la sua nuova divisa in tessuto jeans, vagamente simile a quella della Carrera degli anni Ottanta e Novanta, va forte sul mercato e sui social. Ogni anno la Alpecin pesca talenti attraverso una sorta di X-factor organizzato sulla piattaforma Zwift, a migliaia vi partecipano: si gareggia sui rulli, davanti a uno schermo, in un ambiente virtuale. Così, oggi, si avvicinano i ragazzi al ciclismo. Così si saldano l’antica fatica dei pionieri e il futuro possibile di questo sport