Milano-Sanremo a 46 di media: siamo nell’era del superciclismo. Ma non è record per una classica
dal nostro inviato Cosimo CitoSANREMO – “Questa è stata una delle corse più facili e veloci a cui abbia mai preso parte”. Un po’ scorato dopo la sconfitta, Tadej Pogacar ha toccato un punto fondamentale della Milano-Sanremo 2024: si è andati fortissimo. Il vento di grecale costantemente alle spalle dei corridori ha spinto lontano la fuga del mattino e ha costretto i big a fare molto forte Capi e Cipressa. Ovviamente anche il Poggio, sotto gli scatti dello sloveno, è andato via in un lampo. Alla fine la media generale della corsa è stata di 46.112 km/h, un dato sbalorditivo. Il record della Sanremo apparteneva a Gianni Bugno e all’ormai lontano 1990: 45.806. Gli ultimi 150 km, dalla cima del Turchino all’arrivo, sono stati percorsi a 49 di media. Gli ultimi 60, con i Capi, la Cipressa e il Poggio, a 48 di media. E Pogacar ha fatto cadere anche il record di scalata del Poggio. Ma la Sanremo 2024 di Jasper Philipsen non è stata la classica monumento più veloce di ogni tempo.
SANREMO – “Questa è stata una delle corse più facili e veloci a cui abbia mai preso parte”. Un po’ scorato dopo la sconfitta, Tadej Pogacar ha toccato un punto fondamentale della Milano-Sanremo 2024: si è andati fortissimo. Il vento di grecale costantemente alle spalle dei corridori ha spinto lontano la fuga del mattino e ha costretto i big a fare molto forte Capi e Cipressa. Ovviamente anche il Poggio, sotto gli scatti dello sloveno, è andato via in un lampo. Alla fine la media generale della corsa è stata di 46.112 km/h, un dato sbalorditivo. Il record della Sanremo apparteneva a Gianni Bugno e all’ormai lontano 1990: 45.806. Gli ultimi 150 km, dalla cima del Turchino all’arrivo, sono stati percorsi a 49 di media. Gli ultimi 60, con i Capi, la Cipressa e il Poggio, a 48 di media. E Pogacar ha fatto cadere anche il record di scalata del Poggio. Ma la Sanremo 2024 di Jasper Philipsen non è stata la classica monumento più veloce di ogni tempo.
La Roubaix 2023
La classica più veloce di sempre è stata la Parigi-Roubaix 2023, vinta da Mathieu Van der Poel proprio sul compagno Jasper Philipsen, che prima esultò per il successo del futuro campione del mondo e poi batté Van Aert nella volata per il secondo posto. Van der Poel attaccò forte nel settore di Gruson e approfittando di una foratura di Van Aert riuscì a involarsi da solo verso il fantasmagorico 46.841 messo a referto nel velodromo Petrieux. La “Pavia”-Sanremo 2024 si accomoda al secondo posto di questa specialissima classifica.
Il ruban jaune
Nel 1936 Henri Desgrange, l’inventore del Tour e del record dell’ora, s’inventò un premio per il corridore vincitore della corsa più veloce, il ruban jaune (ossia, il nastro giallo). A una condizione: la gara doveva essere superiore ai 200 km. L’attuale detentore del ruban jaune è Philippe Gilbert, che nel 2019 vinse una tappa della Vuelta, la Aranda de Duero-Guadalajara alla sbalorditiva media di 50.628. Il campione vallone tolse il nastro giallo a Matteo Trentin, vincitore nel 2015 di una Parigi-Tours condotta a 49.642 di media. Il record per una tappa del Giro d’Italia appartiene alla Matera-Brindisi 2020, vinta da Arnaud Démare a 51.230 (ma erano appena 143 km, non sufficienti per il ruban jaune). La Laval-Blois del ’99, vinta da Mario Cipollini, è invece la tappa del Tour più veloce di sempre: 50.360 di media.
Il peso dei fattori ambientali
Oltre ai materiali, oggi sempre più improntati alla velocità, le bici più performanti e l’abbigliamento tecnico ancor più estremo, per rendere una gara “veloce” occorrono fattori ambientali come il vento, la bontà delle strade, uno svolgimento di gara particolarmente vivace, un percorso filante. La Sanremo ha impiegato ben 34 anni per andare oltre Bugno. Prima di quella del 2017 vinta da Greg Van Avermaet e poi superata altre due volte, la Roubaix più veloce risaliva addirittura al 1964, una storica edizione vinta da Peter Post, uno degli esponenti del “ciclismo totale” olandese, la versione in bici del totaalvoetbal michelsiano. Di quel ciclismo totale, Mathieu Van der Poel è la propaggine attuale e probabilmente la migliore mai venuta alla luce. Da capitano, ma anche da gregario, come ieri per Philipsen, che sul Poggio gli ha detto: “Ho delle gambe incredibili”. Mathieu, con umiltà infinita, ha capito e si è messo a lavorare per lui.