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Vingegaard, grave caduta al Giro dei Paesi Baschi: portato via in ambulanza con l’ossigeno. Se la cava con una clavicola e alcune costole rotte

Terribili le immagini nella quarta tappa: caduti anche Roglic e Evenepoel
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Sulla bicicletta la prima regola è restare in piedi, sopravvivere, arrivare al traguardo. La strada è cattiva, disseminata di sinistri presagi, come lo era l’Eremo de San Cristobal de las Cruces de Aranguio: per arrivarci, dalla strada che i corridori percorrevano nella 4ª tappa del Giro dei Paesi Baschi, serve scavalcare massi che indicano la via. Curva a sinistra, non protetta. Asfalto, dirà il basco Pello Bilbao all’arrivo, «pieno di avvallamenti creati dalle radici degli alberi». Risultato: caduta di gruppo. 12 corridori giù come birilli. Tra loro, non per caso, i 3 più importanti. Si marcavano e sono così caduti insieme Remco Evenepoel (clavicola e scapola destre rotte), Primoz Roglic (finito in una vasca di cemento per la raccolta delle acque reflue, niente di rotto), e Jonas Vingegaard, il vincitore degli ultimi due Tour de France, una stagione da vivere in parallelo con Tadej Pogacar fino al grande scontro in giallo di luglio. Il danese, tra i 3, ha la peggio: struscia sull’as…

Sulla bicicletta la prima regola è restare in piedi, sopravvivere, arrivare al traguardo. La strada è cattiva, disseminata di sinistri presagi, come lo era l’Eremo de San Cristobal de las Cruces de Aranguio: per arrivarci, dalla strada che i corridori percorrevano nella 4ª tappa del Giro dei Paesi Baschi, serve scavalcare massi che indicano la via. Curva a sinistra, non protetta. Asfalto, dirà il basco Pello Bilbao all’arrivo, «pieno di avvallamenti creati dalle radici degli alberi». Risultato: caduta di gruppo. 12 corridori giù come birilli. Tra loro, non per caso, i 3 più importanti. Si marcavano e sono così caduti insieme Remco Evenepoel (clavicola e scapola destre rotte), Primoz Roglic (finito in una vasca di cemento per la raccolta delle acque reflue, niente di rotto), e Jonas Vingegaard, il vincitore degli ultimi due Tour de France, una stagione da vivere in parallelo con Tadej Pogacar fino al grande scontro in giallo di luglio. Il danese, tra i 3, ha la peggio: struscia sull’asfalto, forse impatta con la testa o con la schiena un cartello stradale e finisce nel prato. Non riesce ad alzarsi, urla, qualche compagno torna indietro: «Non ci ho pensato due volte, il nostro capitano aveva bisogno di aiuto» dirà Milan Vader.

Sulla corsa a quel punto scende il gelo. Le tre ambulanze del seguito portano via Jay Vine (due vertebre toraciche rotte), Steff Cras (polmoni perforati, costole rotte, lesioni alle vertebre) e poi, dopo almeno 20 minuti, anche Vingegaard, con collarino e maschera per l’ossigeno. Un dramma assoluto in una giornata interlocutoria di una corsa di allenamento per i big, nella quale il risultato era meno essenziale del fare la gamba in vista degli appuntamenti che contano. Vingegaard se la cava con una clavicola e alcune costole rotte. Il Tour potrebbe essere salvo, dipenderà soprattutto dalle fratture costali, ma non sarà facile recuperare. Infortunio simile a quello del compagno di squadra Wout Van Aert, caduto otto giorni fa alla Dwars door Vlaanderen, corsa di allenamento per il Fiandre: costole rotte e sterno incrinato. È già uscito per un primo allenamento, lui vorrebbe invece correre il Giro ma ha appena un mese di tempo.

Il ciclismo cambia, ma in peggio. Non si cade di più ma, per le velocità di oggi, ci si fa molto più male. Protezioni per i corridori, come gli airbag per gli sciatori? Difficile, ma anche il casco fino a 20 anni fa era opzionale, e ieri qualcuno l’ha salvato davvero. Si cercano soluzioni, come la cervellotica chicane creata per impedire l’ingresso diretto alla Foresta di Arenberg, nella Parigi-Roubaix di domenica. Anziché a 60 all’ora si arriverà a 30. L’hanno chiesta i corridori, non tutti sono d’accordo.

Il sindacato, attraverso il presidente Adam Hansen, ha chiesto alle tv di non indugiare sulle immagini dei soccorsi. La tappa, neutralizzata per il gruppo, è persino proseguita per i sei in fuga nell’attimo della caduta e c’è stato anche un vincitore. Ma mentre Louis Meintjes si sforzava di non mostrare la sua felicità, sui social della corsa andava a ripetizione il video del disastro ai -35 con musica drammatica in sottofondo. Una giornata di ordinario orrore. Come altre ce ne saranno, è scritto, è inevitabile, in un ciclismo che batte i record di velocità praticamente a ogni corsa, capace di correre la seconda parte della Sanremo a 49 di media. La massima velocità, il massimo profitto, il massimo rischio.

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