Pogacar fa un’altra impresa e vince da dominatore la Liegi-Bastogne-Liegi
di Maurizio CrosettiE’ proprio il ciclismo delle fughe senza fine e dei fuoriclasse antichi. Se Mathieu van der Poel si era preso Fiandre e Roubaix con due voli solitari d’altri tempi, il suo alter ego Tadej Poga?ar ha dominato la Liegi-Bastogne-Liegi scalando da solo il monumento: tutti se lo aspettavano e lui lo ha fatto, salutando il gruppetto superstite a 34 chilometri dal traguardo, sulla mitica salita della Redoute. Per meglio capire la mostruosità del personaggio: lo sloveno era soltanto alla decima gara stagionale, e ne ha vinte sette.
La classica delle Ardenne (4.400 chilometri di dislivello e undici strappi importanti, come un tappone) pretende uomini di salita, e Taddeo lo è più di Matteo. Affaticato da una rincorsa dopo una caduta che lo ha colto distratto, van der Poel si è sfinito per ricomporre il gruppo e raggiungere il rivale, ma non ha potuto seguirlo quando costui è scattato nel punto più logico del percorso, il più adatto alle sue caratteristiche di campione volante: la Redoute è stat…
E’ proprio il ciclismo delle fughe senza fine e dei fuoriclasse antichi. Se Mathieu van der Poel si era preso Fiandre e Roubaix con due voli solitari d’altri tempi, il suo alter ego Tadej Poga?ar ha dominato la Liegi-Bastogne-Liegi scalando da solo il monumento: tutti se lo aspettavano e lui lo ha fatto, salutando il gruppetto superstite a 34 chilometri dal traguardo, sulla mitica salita della Redoute. Per meglio capire la mostruosità del personaggio: lo sloveno era soltanto alla decima gara stagionale, e ne ha vinte sette.
La classica delle Ardenne (4.400 chilometri di dislivello e undici strappi importanti, come un tappone) pretende uomini di salita, e Taddeo lo è più di Matteo. Affaticato da una rincorsa dopo una caduta che lo ha colto distratto, van der Poel si è sfinito per ricomporre il gruppo e raggiungere il rivale, ma non ha potuto seguirlo quando costui è scattato nel punto più logico del percorso, il più adatto alle sue caratteristiche di campione volante: la Redoute è stata la molla, il trampolino dove Poga?ar è fuggito come un evaso a nuoto da Alcatraz. Gli altri dondolano, lui vola e non sembra sentire mai la fatica, neppure un millimetro fuori asse, impeccabile nello stile. Agilissimo, rapidissimo.
Se Poga?ar (da qui in avanti, per comodità, Mostro Uno) è stato inafferrabile e inarginabile, Mathieu var del Poel (Mostro Due) ha cercato energia e orgoglio anche nel momento più critico, scivolando prima nel terzo gruppetto, arrancando, recuperando terreno dopo le ultime due “côtes” e infine sprintando per il terzo posto (il secondo se l’era già preso, pure lui da solo, il francese Bardet). Dunque, Mostro Due è salito sul podio mentre Mostro Uno ripercorreva tutte le emozioni e le sofferenze patite in Vallonia negli ultimi due anni; nel 2022, quando Poga?ar non prese il via a Liegi perché era appena morta la madre della sua compagna Urska Zigart, e nel 2023 quando cadde e si ruppe lo scafoide, compromettendo di fatto anche il successivo Tour de France. “Ho pensato per tutto il giorno alla mamma di Urska e ho corso per lei”, ha detto Tadej
In bici come una volta, quando i cannibali mangiavano tutto e scappavano presto, con scatti secchi e tremendi. Forse sta finendo il ciclismo che vive soltanto gli ultimi dieci chilometri di ogni gara, schiacciato dalla velocità che autoalimenta. La generazione dei mostri (oltre a Uno e Due ce ne sono almeno altri quattro) sta riscrivendo ogni trama, concedendosi alla passione popolare. Matteo e Taddeo, in particolare, non tradiscono mai. La classica monumento più antica (classe 1892, non per nulla la chiamano la “doyenne”, la decana) è stata un repertorio di nuvole e vento, pioggia (meno del temuto) e addirittura spruzzate di neve nella prima parte. Nell’ultima, finalmente il sole. Al via c’erano appena 4 gradi, poi la scenografia e la sceneggiatura di una impeccabile classica del Nord. Sull’asfalto e tra i boschi si è visto di tutto, eccetto qualcosa di italiano, come sempre ormai, e il derby tra Matteo e Taddeo per adesso è fermo sul risultato di 2-1 per l’olandese: Fiandre e Roubaix contro Liegi. Ma in estate avremo Olimpiadi e Mondiali e in autunno il Lombardia (e prima ancora, va da sé, il Giro e il Tour, con Poga?ar che li correrà entrambi). Un delirio di biciclette, fatica, velocità e solitudine perché il vero fuoriclasse è solo, vive da solo, scappa da solo, arriva da solo.
Nella Liegi femminile secondo posto per Elisa Longo Borghini
Grace Brown ha vinto la Liegi-Bastogne-Liegi femminile. La ciclista australiana, del team FDJ Suez Futuroscope, si è imposta in volata, precedendo l'azzurra Elisa Longo Borghini (team Lidl-Trek), seconda, e la olandese Demi Vollering (team SD Worx-Protime), terza.