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Pellizzari, lo scalatore rivelazione del Giro d’Italia: “Ora torno al paese a festeggiare San Venanzio”

Giulio Pellizzari (reuters)
Il 20enne marchigiano è assieme a Tiberi la grandissima rivelazione della Corsa Rosa. Storia di una stella già nata
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BASSANO DEL GRAPPA - Un ragazzo incontra un altro ragazzo a 5 km dalla vetta del Monte Grappa. “Mi ha detto di seguirlo, quando mi ha ripreso”. In tv Davide Cassani gli suggeriva: “Attento Giulio, non esagerare”. Ha esagerato Pogacar, lasciandolo dopo qualche centinaio di metri. Ma Pellizzari s’era svegliato al mattino con un sogno: “Volevo prendermi almeno il primo gpm per portare la maglia azzurra a Roma. Anche se non sarà mia alla fine, ci tenevo”. Ce l’ha fatta. Il più giovane del Giro, 20 anni, è stato uno dei più coraggiosi in assoluto. E, con Tiberi, è lui la vera grande rivelazione della Corsa Rosa.

(afp)

Giulio Pellizzari da Camerino, la maglia verdina dell’emiliana VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, promesso per il 2025 alla Bora-Hansgrohe, un piano più su nella piramide del ciclismo. “Ora non vedo l’ora di tornare a casa per la festa del paese, quella del santo patrono, San Venanzio”. Un pensie…

BASSANO DEL GRAPPA - Un ragazzo incontra un altro ragazzo a 5 km dalla vetta del Monte Grappa. “Mi ha detto di seguirlo, quando mi ha ripreso”. In tv Davide Cassani gli suggeriva: “Attento Giulio, non esagerare”. Ha esagerato Pogacar, lasciandolo dopo qualche centinaio di metri. Ma Pellizzari s’era svegliato al mattino con un sogno: “Volevo prendermi almeno il primo gpm per portare la maglia azzurra a Roma. Anche se non sarà mia alla fine, ci tenevo”. Ce l’ha fatta. Il più giovane del Giro, 20 anni, è stato uno dei più coraggiosi in assoluto. E, con Tiberi, è lui la vera grande rivelazione della Corsa Rosa.

(afp)

Giulio Pellizzari da Camerino, la maglia verdina dell’emiliana VF Group-Bardiani CSF-Faizanè, promesso per il 2025 alla Bora-Hansgrohe, un piano più su nella piramide del ciclismo. “Ora non vedo l’ora di tornare a casa per la festa del paese, quella del santo patrono, San Venanzio”. Un pensiero tenerissimo. Ma ha corso un Giro magnifico: all’attacco nella tappa di Torino, 2° sul Monte Pana, 6° a Bassano nel gruppetto dei migliori della classifica alle spalle della maglia rosa. Non aveva mai corso una gara di tre settimane ma è cresciuto giorno dopo giorno: «Però dopo la decima tappa ero malato e se non fosse stato per il mio ex ds Massimiliano Gentili non sarei ancora qui”. Si è abbattuto contro le transenne dopo l’arrivo, era il più felice, il più stanco, il più sorpreso, il più commosso. Nel 2023 si era rivelato prima al Tour of the Alps, dove aveva stupito per i suoi attacchi in salita e le sue pessime discese, e al Tour de l’Avenir, 2° dietro il fenomenale messicano Del Toro e davanti all’altro italiano, Davide Piganzoli.

Un po’ tra i grandi, un po’ tra gli under

Il Monte Grappa poteva trasformarsi nella sua prima vittoria da pro, ma per due ore e 80 km Pellizzari ha fatto davvero sognare e c’è voluta tutta la UAE al lavoro per consentire a Pogacar di tornargli sotto prima del gpm. Alterna gare tra i grandi e altre tra i suoi coetanei, il 2 aprile ha corso il Palio del Recioto. Senza Pogacar avrebbe forse vinto due tappe: “Tanti mi urlavano ‘dai che vinci’ e io facevo le corna”. Lo scalatore migliore, dopo Pogacar, è stato lui, che ha conquistato la Cima Coppi sul Passo Sella e poi il Grappa. “Qui venni 10 anni fa a vedere vincere Quintana nella cronoscalata, oggi ero a combattere con lui”. Con Pogacar è nata un’amicizia: durante la consegna della maglia rosa era tra i tifosi e Pogi se n’è accorto, l’ha salutato. Sul Monte Pana lo sloveno gli ha regalato maglia rosa e occhiali e Pellizzari si era commosso: “Lui è il più grande di sempre”. Il suo allenatore è Leonardo Piepoli, correva in una squadra umbra quando i Reverberi l’hanno scoperto e fatto passare professionista. È nata una stella, certamente uno scalatore vero: se imparerà a gestirsi, ad andare forte a crono, a mentalizzarsi sulla classifica, un Giro un giorno potrà vincerlo davvero.

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