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Giro d’Italia, Ernesto Colnago e il successo di Pogacar: “E’ già nella storia, ha la stessa fame di Merckx. Ora lo aspetto nel mio museo”

Tadej Pogacar, 25 anni (afp)
Intervista al fondatore della casa di Cambiago che produce le bici del fuoriclasse sloveno
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Dopo 28 anni una bici Colnago è tornata a vincere il Giro d’Italia. E lui, il mitico fondatore dell’azienda di Cambiago (ora in mani emiratine), il 92enne Ernesto Colnago ringrazia e guarda al futuro: “Con questo ragazzo vinceremo ancora e ancora”.

Tadej Pogacar è un po’ un suo nipote.

“Gli voglio un bene infinito perché è innanzitutto un bravo ragazzo, una persona umile, che lavora, che corre pensando alle vittorie ma anche ai compagni e alla squadra”.

Nel 2020, quando Tadej vinse il Tour a sorpresa alla penultima tappa, lei dovette riaprire la fabbrica di notte per inviargli a Parigi una bici tutta gialla.

“Che ricordo, che pomeriggio e che serata. Nessuno si aspettava quello che poi successe. Stavolta ha messo le cose in chiaro da subito. E in ditta hanno avuto più tempo, diciamo così”.

Vi siete incrociati al Giro?

“Sì, ero a Desenzano, all’arrivo della cronometro. L’ho visto felice, ho visto il mio solito Tadej. Lo conosco da quando aveva 19 anni. Ha sempre corso con le …

Dopo 28 anni una bici Colnago è tornata a vincere il Giro d’Italia. E lui, il mitico fondatore dell’azienda di Cambiago (ora in mani emiratine), il 92enne Ernesto Colnago ringrazia e guarda al futuro: “Con questo ragazzo vinceremo ancora e ancora”.

Tadej Pogacar è un po’ un suo nipote.

“Gli voglio un bene infinito perché è innanzitutto un bravo ragazzo, una persona umile, che lavora, che corre pensando alle vittorie ma anche ai compagni e alla squadra”.

Nel 2020, quando Tadej vinse il Tour a sorpresa alla penultima tappa, lei dovette riaprire la fabbrica di notte per inviargli a Parigi una bici tutta gialla.

“Che ricordo, che pomeriggio e che serata. Nessuno si aspettava quello che poi successe. Stavolta ha messo le cose in chiaro da subito. E in ditta hanno avuto più tempo, diciamo così”.

Vi siete incrociati al Giro?

“Sì, ero a Desenzano, all’arrivo della cronometro. L’ho visto felice, ho visto il mio solito Tadej. Lo conosco da quando aveva 19 anni. Ha sempre corso con le nostre biciclette”.

Il paragone con Eddy Merckx sembra quasi automatico: lei che li ha conosciuti entrambi e a entrambi ha dato le sue biciclette, che dice?

“Eddy è lassù, numero uno del ciclismo per sempre. Ma Tadej è il corridore apparso in questi ultimi 50 anni che me lo ricorda di più. Per la fame che ha di vincere e per lo stile che ha nelle sue vittorie. Tutti ne riconoscono la grandezza, ma lui non è antipatico a nessuno. Ha una famiglia solida alle spalle e ha dei valori importanti”.

Farà la doppietta Giro-Tour come Merckx e pochissimi altri nella storia del ciclismo?

“Nessun dubbio. Quello che abbiamo visto al Giro lo rivedremo al Tour”.

La colpiscono anche l’amore e il tifo che circondano Pogacar?

“La gente applaude i campioni, i fuoriclasse, chi riesce a suscitare emozioni, ricordi, a fare cose impensabili. Quello che ha fatto Tadej in questo Giro resterà nella storia. Ora lo aspetto a Cambiago, nel nostro museo, tra le mie bici”.

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