✕

Ganna, l’argento e il Presidente: “Vale come un oro, eppure mi rode”

Filippo Ganna (ansa)

Ascolta l'audio

L’azzurro ha conquistato la prima medaglia italiana ai Giochi sotto gli occhi di Mattarella nella cronometro: storia di un memorabile pomeriggio di pioggia
2 minuti di lettura

PARIGI — Sul podio è tutto più bello, anche prendere quel po’ di pioggia che ancora in cielo era rimasta, le ultime gocce piene di se, di forse. “Si sa che non sono un drago sul bagnato, però lo sapevo da tre giorni”. Filippo Ganna è argento nella cronometro dietro il fenomenale Remco Evenepoel, ma quella medaglia e quello sfondo, la Tour Eiffel e la Senna, sono un quadro a cui è bello appartenere, in cui è bello restare inchiodati. Un oro perso, un argento vinto, una transenna sfiorata dopo una scodata mostruosa: “Lì sono un po’ saltato di testa, forse qualcuno mi ha protetto dall’alto, ma ho visto che ne avevo, che potevo spingere ancora”. La prima medaglia azzurra a Parigi è un regalo a Sergio Mattarella, arrivato per l’occasione: «Ci abbiamo provato, Presidente». «Bene, bene dai» gli ha detto Mattarella, che anche nella cerimonia di apertura aveva avuto lo stesso indesiderato regalo del cielo. E poi, più tardi: “Mi dispiace avergli fatto prendere tutta questa pioggia”.

A 14”…

PARIGI — Sul podio è tutto più bello, anche prendere quel po’ di pioggia che ancora in cielo era rimasta, le ultime gocce piene di se, di forse. “Si sa che non sono un drago sul bagnato, però lo sapevo da tre giorni”. Filippo Ganna è argento nella cronometro dietro il fenomenale Remco Evenepoel, ma quella medaglia e quello sfondo, la Tour Eiffel e la Senna, sono un quadro a cui è bello appartenere, in cui è bello restare inchiodati. Un oro perso, un argento vinto, una transenna sfiorata dopo una scodata mostruosa: “Lì sono un po’ saltato di testa, forse qualcuno mi ha protetto dall’alto, ma ho visto che ne avevo, che potevo spingere ancora”. La prima medaglia azzurra a Parigi è un regalo a Sergio Mattarella, arrivato per l’occasione: «Ci abbiamo provato, Presidente». «Bene, bene dai» gli ha detto Mattarella, che anche nella cerimonia di apertura aveva avuto lo stesso indesiderato regalo del cielo. E poi, più tardi: “Mi dispiace avergli fatto prendere tutta questa pioggia”.

A 14” dall’oro

C’erano papà Marco, un’Olimpiade nella canoa a Los Angeles ’84, e mamma Daniela. Evenepoel gli è rimasto davanti di 14”, si è corso a 53 di media. Ha fatto la differenza tutto, i tubercoli sulla bici, il manubrio in 3D, il bolide Pinarello costruito per resistere alla velocità, ma anche la visiera gettata via a metà percorso (“non vedevo nemmeno il manubrio”), l’asfalto rattoppato misto a pavé, buche, dossi, piste ciclabili, rotonde, e quest’acqua che, come in quella canzone di Bob Dylan, ha continuato a cadere, fitta e pesante, sul destino della gara.

Terza medaglia italiana nella specialità

È storia, però, ed è il ciclismo a inserire la parola Italia nel medagliere di Parigi 2024 sin dal primo giorno. Si chiamavano Attilio Pavesi e Guglielmo Segato gli unici azzurri finiti sul podio di una cronometro olimpica: a Los Angeles 1932 l’unico oro individuale del ciclismo su strada si assegnava così e l’Italia fece doppietta. Mai più nulla, poi, in quell’esercizio solitario amato da Fausto Coppi, Ercole Baldini, Francesco Moser, che ha trovato in questo ragazzone piemontese dalle gambe lunghe e gli occhi furbi un esecutore sublime. E c’è anche il quartetto, tra una decina di giorni, per fare il bis di Tokyo. Ma intanto si festeggia l’argento «che finisce insieme agli ori mondiali e a quello olimpico, stessa importanza. Ma mi rode, come agli italiani rode quando la Ferrari arriva seconda. Qui dentro, in questo disco che porto al collo, voi vedete 36 minuti di gara e io invece 200 giorni a fare solo questo: spingere, provare, riprovare, cercare la posizione, la soluzione, l’idea».

"Non è finita”

La galleria del vento al Politecnico di Milano, come fosse una Formula Uno, lui e la sua bici un corpo unico, lanciati su tubolari larghi millimetri: «Nel finale mi sono detto “non è finita, non è finita, non puoi sederti adesso, è un anno che ci lavori”. Ora non sembro emozionato, ma lo sono tanto. Un giorno di recupero e poi si torna a macinare con i ragazzi a Montichiari». Lamon, Consonni e Milan, gli altri del quartetto, erano al velodromo, l’unico coperto in Italia (in passato però ci pioveva dentro, dal tetto fallato), a fare il tifo davanti a un maxischermo. Festeggiare un argento è tra le cose più difficili al mondo: la felicità e la tristezza, mescolate, hanno quel colore gelido. Passerà, questo podio resterà: Evenepoel, Ganna, Van Aert. Hanno provato a farsi un selfie sul podio, ma la foto non è venuta e Pippo ha fatto finta di lanciare il cellulare dello sponsor nella Senna. Oggi c’è il sole a Parigi, Pippo lo sta guardando da un oblò, diretto verso l’Italia. Tornerà, e nel velodromo di Saint-Quentin en Yvelines, dal 5 al 7 agosto si starà al chiuso e al caldo. Meglio così, meglio così.

Leggi i commenti