✕

Bugno e Chiappucci: “C’eravamo tanto odiati”

Gianni Bugno e Claudio Chiappucci 

Ascolta l'audio

I due protagonisti di una delle rivalità più accese del ciclismo italiano oggi sono grandi amici. El Diablo: “I giornalisti ci mettevano contro, noi ci cascavamo come al Tour del ’92. Eravamo nemici, ma io volevo essere Gianni”
3 minuti di lettura

COLLE DEL GHISALLO (COMO) — Gianni aspetta Claudio, guarda l’orologio, guarda il telefonino e poi di nuovo l’orologio. «Eh, lui arriva sempre dopo, come in bici…». Avanti, indietro. Entra ed esce dal Museo del ciclismo, va verso il Santuario, poi cambia idea e si mette a scorrere la collezione di maglie rosa. C’è anche la sua, con la targhetta “1990 - Gianni Bugno”. La osserva come se fosse una mosca sul muro. «Ah, quella».

Adesso che non stacca più l’ombra da terra, l’ombra è lui. Gli hanno tolto la patente di volo dopo un malore alla fine di un lungo turno di elisoccorso, cinque anni fa. «Era solo stress, o forse Covid. Sto benissimo ma non posso più salire sull’elicottero, l’Enac è severa, giustamente. Ma forse un giorno me la ridaranno». Nel buio ha trovato un amico vero, e dire che era il rivale più accanito, Claudio Chiappucci. Ecco che El Diablo arriva, finalmente, caracollando un po’. Il capello è sempre lungo e si arriccia sulle spalle con qualche striatura bianca, Gianni in…

COLLE DEL GHISALLO (COMO) — Gianni aspetta Claudio, guarda l’orologio, guarda il telefonino e poi di nuovo l’orologio. «Eh, lui arriva sempre dopo, come in bici…». Avanti, indietro. Entra ed esce dal Museo del ciclismo, va verso il Santuario, poi cambia idea e si mette a scorrere la collezione di maglie rosa. C’è anche la sua, con la targhetta “1990 - Gianni Bugno”. La osserva come se fosse una mosca sul muro. «Ah, quella».

Adesso che non stacca più l’ombra da terra, l’ombra è lui. Gli hanno tolto la patente di volo dopo un malore alla fine di un lungo turno di elisoccorso, cinque anni fa. «Era solo stress, o forse Covid. Sto benissimo ma non posso più salire sull’elicottero, l’Enac è severa, giustamente. Ma forse un giorno me la ridaranno». Nel buio ha trovato un amico vero, e dire che era il rivale più accanito, Claudio Chiappucci. Ecco che El Diablo arriva, finalmente, caracollando un po’. Il capello è sempre lungo e si arriccia sulle spalle con qualche striatura bianca, Gianni invece li ha ancora molto scuri. Chiappucci ha 62 anni, Bugno ne ha 61. Gianni col borsello, Claudio col giubbottone. Inseparabili. Molto più che al traguardo.

Gianni Bugno, 61 anni

 

L’amicizia tra Bugno e Chiappucci

Si prendono in giro, c’è il pubblico che li aspetta. Gianni batte col dito sul quadrante dell’orologio, Claudio allarga il sorriso e mima un cazzotto. Lo prendiamo da parte. Claudio, come sta Gianni? «Beh, lui è fatto così. Arriva, e già mi dice che dobbiamo andare. Ma quando gli telefono per l’invito a un evento, risponde okay e si segna la data. Poi mettiamo giù e lui mi richiama, anche dieci volte al giorno. Quand’era un fuoriclasse aveva tutti intorno, dopo sono spariti in tanti, è così che succede. “Hai visto chi è rimasto?”, gli faccio io. Lui sa di chi sto parlando, ha capito».

La depressione di Bugno

Gianni Bugno ha conosciuto la depressione, anche se non gli piace usare questa parola. «Ho i miei momenti difficili, come tutti, ma niente di più». Non uscirebbe mai di casa, solo Claudio sa come prenderlo e tirarlo fuori. «Va a momenti», racconta El Diablo «Per me è già un successo che Gianni venga a fare le nostre cose insieme». Nel santuario del Ghisallo, che per quelli della bici, quelli “seppiati dentro”, è come dire la Basilica di San Pietro, c’è anche la maglia iridata di Bugno, una delle due che vinse di seguito quando per volare non gli serviva l’elicottero. Ma il passato è una reliquia che accarezzano altri. «A casa sua non ci sono trofei» conferma Chiappucci, «a parte una coppa che Gianni usa per metterci i fiori». Bugno si sorprende dell’affetto che ancora gli portano, «perché non ero niente di speciale, un corridore completo, questo sì, ma nulla di più».

Claudio Chiappucci, 62 anni

 

La rivalità tra Bugno e Chiappucci

«Tutti ci dicevano nemici, però io sapevo che Bugno avrebbe potuto vincere molto di più, e questa cosa mi faceva arrabbiare: se fossi come lui!, pensavo», dice Claudio. Gianni ha più o meno l’identico pensiero per il suo inatteso nemico del cuore: «Se nel Tour del ’92, quello della fuga al Sestriere, lui avesse lasciato perdere la maglia a pois per concentrarsi solo su quella gialla, se la sarebbe portata a casa». Era un giorno folle di sole e fatica. Claudio Chiappucci si ritrovò solo molto prima di quanto avesse pensato. Vinse, Claudio, però Indurain mantenne la maglia di leader: «Il navarro andò in crisi solo all’ultimo chilometro, se fosse successo prima avrei vinto io il Tour de France». All’arrivo, dissero a Chiappucci che Bugno aveva organizzato l’inseguimento per ridurre lo svantaggio. «I giornalisti ci mettevano sempre l’uno contro l’altro, ci stuzzicavano e noi ci cascavamo. Quella volta, Gianni ha fatto il suo mestiere e io il mio».

Scorrono sullo schermo le immagini di Bugno che vince il suo primo mondiale, però Gianni non le guarda, invece la fuga di Claudio la segue con attenzione: è sé stesso, che non sopporta. «Detesto la mia voce, non mi sono mai rivisto o riascoltato. Tra poco devo tornare a casa».

Bugno: “Hanno costruito la rivalità tra me e Chiappucci”

Il tempo è un mistero. Anche la strada improvvisa che può prendere un’amicizia, impervia come una tappa sui Pirenei o sulle Alpi, l’amicizia è una salita nel cuore del bosco, una discesa “a tomba aperta” come scriveva il grande Mario Fossati. L’aria in faccia che rimette al mondo le creature stanche e spaventate. «In discesa avevo un po’ paura», ammette Bugno. Sempre a minimizzare, lui: «Se il vento non avesse spaccato il gruppo, non avrei mai vinto la Sanremo. Invece Claudio si buttava a capofitto come un demonio, gli invidiavo questo grande talento di discesista. La nostra rivalità l’hanno un po’ costruita, come se persone diverse non potessero andare d’accordo: io sono chiuso, lui è espansivo e l’amicizia l’ho capita dopo, quando Claudio mi ha aiutato in certi momenti della mia vita».

Chiappucci a Bugno: “Il nostro ciclismo era istintivo”

E poi ci sarebbe la questione della pioggia, la stessa che adesso si sbriciola dal cielo delle Grigne e rinfresca la faccia come se cadesse in minuscoli puntini. «A Gianni non piaceva correre quando pioveva, allora io lo attaccavo proprio in quei momenti», ricorda Chiappucci. «Lo attaccavo in discesa perché conoscevo le sue debolezze, che erano poche. Il nostro, un ciclismo istintivo. Gianni Bugno è stato un grande campione». Claudio lo guarda come si fa con i figli quando diventano grandi, con quella piccola ombra che un poco li allontana.

Leggi i commenti