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Il Giro parte da Durazzo e tira la volata a Rama mentre l’Albania vota

Il Giro a Tirana 

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Primo traguardo a Tirana dopo 160 chilometri. Gli oppositori: “Fa parte dell’accordo sui migranti tra il premier e Meloni”
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TIRANA – Il Giro è un sogno che gli albanesi non hanno mai sognato, un foglio in coda ad altri scivolato da tavoli più importanti, certo, e piombato tra le strade ventose di Tirana, dove rare biciclette si muovono in un traffico da metropoli asiatica.

Zhupa, l’unico albanese al Giro

Il Giro allarga i suoi confini oltre l’Adriatico, in giorni delicati per il paese da cui, un tempo, si partiva verso l’altra riva e un’altra vita. «Mio zio» racconta Eugert Zhupa, l’unico albanese ad aver mai corso il Giro (dal 2015 al 2018), «era sulla nave Vlöre in mezzo ai mille e più che sbarcarono a Bari nel 1991. A Rrogozhinë, il mio paese poco fuori Durazzo, ero l’unico ad avere una bicicletta, e mi sembrava di avere una Ferrari». A cinque anni, nel 1995, Z…

TIRANA – Il Giro è un sogno che gli albanesi non hanno mai sognato, un foglio in coda ad altri scivolato da tavoli più importanti, certo, e piombato tra le strade ventose di Tirana, dove rare biciclette si muovono in un traffico da metropoli asiatica.

Zhupa, l’unico albanese al Giro

Il Giro allarga i suoi confini oltre l’Adriatico, in giorni delicati per il paese da cui, un tempo, si partiva verso l’altra riva e un’altra vita. «Mio zio» racconta Eugert Zhupa, l’unico albanese ad aver mai corso il Giro (dal 2015 al 2018), «era sulla nave Vlöre in mezzo ai mille e più che sbarcarono a Bari nel 1991. A Rrogozhinë, il mio paese poco fuori Durazzo, ero l’unico ad avere una bicicletta, e mi sembrava di avere una Ferrari». A cinque anni, nel 1995, Zhupa seguì la famiglia a Scandiano, in Emilia. Là è diventato corridore. E da Scandiano guarda al suo paese colorato all’improvviso di rosa nei giorni in cui per la prima volta — sarà domenica 11 maggio — anche gli albanesi della diaspora, i quasi due milioni che vivono all’estero, voteranno per il rinnovo del parlamento.

Il governo italiano sponsor della maglia ciclamino

Edi Rama, in carica dal 2013, punta ad allungare il suo premierato. «Il Giro è un’occasione di pubblicità immensa» spiega Detjon Begaj, consigliere comunale a Bologna, «e rientra nel pacchetto dell’accordo sui migranti siglato con Meloni. Neocolonialismo, come altro definirlo?». Il governo italiano, attraverso il ministero degli Esteri e quello del Made in Italy, è sponsor della maglia ciclamino. Rama, ex cestista, del resto punta molto sullo sport: a Parigi 2024 l’Albania ha finalmente rotto il suo digiuno di medaglie olimpiche con due bronzi nella lotta vinti da due russi naturalizzati, Chermen Valej e Islam Dudaev. Lara Colturi, è candidata a nuovo metallo sulla neve a Milano-Cortina 2026.

Il ciclismo in Albania è una stanza con tre sedie, una delle quali occupata dallo stesso presidente federale dal 1999. Nel 2013 l’Albania è però salita sul podio del Mondiale juniores: il terzo, Iltjan Nika, fu preceduto da Mathieu Van der Poel e Mads Pedersen. Nika oggi accompagna i turisti in bici per le strade della Maremma.

Da sinistra: Pidcock, Ciccone, Ayuso, Roglic, Carapaz, Bernal e Van Aert (afp)

La prima tappa

La Durazzo—Tirana finirà su un lungo viale lastricato, a pochi passi dalla piramide dedicata un tempo a Enver Hoxha. La città è un misto, ora, di molte cose e molte epoche. E il Giro la visita dopo aver perlustrato i monti che la circondano per una tappa che Wout Van Aert etichetta come «assai nervosa». Roglic e Ayuso dovranno mettere già davanti le loro squadre, mentre sentiranno sotto le ruote la salita di Gracen e di Surrel, due dentelli non innocui.

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