Simon Yates, sette anni dopo: così l’inglese ha ribaltato il Giro e ha superato l’incubo Finestre
dal nostro inviato Cosimo CitoSESTRIERE – Si è messo a urlare perché fino all’ultimo km, «no, fino agli ultimi 100 metri», non aveva capito quello che avevano combinato lui, Van Aert, la Visma. Simon Yates è il vincitore del Giro d’Italia 108, uno dei più incerti, uno dei più belli. Uno dei più sorprendenti nel suo esito finale. Non ha vinto Del Toro, che aveva fin qui dominato.
Non ha vinto Carapaz, che era sembrato l’unico a poter tenere le ruote del messicano. Ha vinto il viso stagionato di un trentaduenne che sul Colle delle Finestre, 7 anni fa, aveva perso il “suo” Giro, fino a quel momento condotto da padrone. Questo no, nemmeno una vittoria di tappa e un solo giorno in maglia rosa, l’ultimo, quello che conta. In tempo per prendersi la benedizione di Leone XIV oggi. «Ho sentito dolore alle gambe fino alla fine e ora posso dire che ho raggiunto il punto più alto della mia carriera. Dovevo provare ad attaccare, andare da solo, rischiare».
L’attacco sul Colle delle Finestre
Simon Yates ha attaccato a …
SESTRIERE – Si è messo a urlare perché fino all’ultimo km, «no, fino agli ultimi 100 metri», non aveva capito quello che avevano combinato lui, Van Aert, la Visma. Simon Yates è il vincitore del Giro d’Italia 108, uno dei più incerti, uno dei più belli. Uno dei più sorprendenti nel suo esito finale. Non ha vinto Del Toro, che aveva fin qui dominato.
Non ha vinto Carapaz, che era sembrato l’unico a poter tenere le ruote del messicano. Ha vinto il viso stagionato di un trentaduenne che sul Colle delle Finestre, 7 anni fa, aveva perso il “suo” Giro, fino a quel momento condotto da padrone. Questo no, nemmeno una vittoria di tappa e un solo giorno in maglia rosa, l’ultimo, quello che conta. In tempo per prendersi la benedizione di Leone XIV oggi. «Ho sentito dolore alle gambe fino alla fine e ora posso dire che ho raggiunto il punto più alto della mia carriera. Dovevo provare ad attaccare, andare da solo, rischiare».
L’attacco sul Colle delle Finestre
Simon Yates ha attaccato a poco meno di metà del Colle delle Finestre. Prima scatti, fiammate e risposte di Carapaz e Del Toro. Yates ha preso il suo passo e approfittando dell’estremo marcamento tra i due latini, primo e secondo della generale (l’inglese partiva dal 3° posto, a 1’21”) se n’è andato. Ma il capolavoro era appena iniziato. A fine salita, quando era già maglia rosa virtuale, il gemello di Adam — che lavorava invece per Del Toro, in una capriola sentimentale difficile da spiegare a parole — ha trovato Wout Van Aert. La differenza l’ha fatta il fiammingo, non più il Van Aert degli anni d’oro, ma lo stesso che attaccando dovunque mandò in confusione Pogacar e fece vincere a Vingegaard il primo dei suoi due Tour de France, il più romanzesco, quello del 2022.
Simon Yates in lacrime al traguardo dopo la tappa con cui si è preso il Giro d'Italia
Il treno Van Aert
«Con Van Aert è come salire su un treno» ha detto a fine tappa Mauro Gianetti, team manager di Del Toro. «Wout è stato commovente. Un campione del suo calibro a disposizione è un’assicurazione» ha spiegato Yates, dopo aver baciato tante volte la maglia rosa. «Quando ho visto il disegno del percorso e ho trovato il Colle delle Finestre ho avuto un tuffo al cuore. Di nuovo? Quello è stato un punto decisivo in negativo per la mia carriera». Era in maglia rosa e Froome lo attaccò, mandandolo in crisi nerissima: prese 38 minuti, perse tutto. «Nel 2018 dissi che non sarei più tornato e per fortuna ho cambiato idea». Chiuderà il Giro con quasi 4 minuti di vantaggio su Del Toro: il ventunenne che somiglia a Pogacar ha perso come il suo nobile capitano, contro la sua nemesi giallonera.
La crisi del 2018 e la Vuelta
Yates aveva vinto una Vuelta pochi mesi dopo quella sconfitta. Ma si è portato dietro per anni gli effetti di quella giornata. Si è convertito a gregario nobile, «ma dall’Albania alla Visma mi hanno fatto sentire il piano principale del Giro. Sono cresciuto con i giorni. In Trentino, quando Del Toro è andato in crisi, non ero forte come qui». Van Aert era quasi più felice: ha vinto la tappa di Siena e ha fatto vincere il suo capitano. Oggi sarà festa a Roma. Festeggeranno anche Caruso (5° a 37 anni) e Pellizzari, 21 anni e 6°. Una luce nel tunnel dove l’Italia si trova dal 2016. Al Sestriere (dove i tifosi del Toro hanno contestato Cairo con insulti irripetibili sull’asfalto) per primo sotto il traguardo è passato l’australiano Harper. Una tappa sola (Scaroni a Brentonico), il minimo italiano come nel 2017. Resta solo la volata di Roma per migliorare almeno questo record negativo.