BOULOGNE SUR MER – Il Tour de France sale all’estremo Nord, tocca il mare, osserva da vicino le bianche scogliere di Dover. Boulogne sur Mer è sempre stata sinonimo di volata: almeno così è stato nel 1994, nel 2001 e nel 2012, con i successi allo sprint di Jean-Paul Van Poppel, Erik Zabel e Peter Sagan. Ma un arrivo, anzi, una partenza, sono davvero rimasti nella storia.
La maglia gialla dimenticata
L’involontario eroe di questa storia si chiamava Norbert Callens. Era nato a Wakken, nelle Fiandre Occidentali, nel 1924. Specialista delle corse belghe, a Boulogne sur Mer trovò il pavé, la pioggia e un terreno favorevole e vinse la sua prima e unica tappa al Tour, nel 1949, battendo allo sprint in Avenue de la Colonne il francese Marcelak e il connazionale Mathieu. Correva nella Mercier, la futura squadra di Raymond Poulidor. Al Tour era naturalmente nella nazionale belga, compagno tra gli altri di Stan Ockers – l’idolo gi…
BOULOGNE SUR MER – Il Tour de France sale all’estremo Nord, tocca il mare, osserva da vicino le bianche scogliere di Dover. Boulogne sur Mer è sempre stata sinonimo di volata: almeno così è stato nel 1994, nel 2001 e nel 2012, con i successi allo sprint di Jean-Paul Van Poppel, Erik Zabel e Peter Sagan. Ma un arrivo, anzi, una partenza, sono davvero rimasti nella storia.
La maglia gialla dimenticata
L’involontario eroe di questa storia si chiamava Norbert Callens. Era nato a Wakken, nelle Fiandre Occidentali, nel 1924. Specialista delle corse belghe, a Boulogne sur Mer trovò il pavé, la pioggia e un terreno favorevole e vinse la sua prima e unica tappa al Tour, nel 1949, battendo allo sprint in Avenue de la Colonne il francese Marcelak e il connazionale Mathieu. Correva nella Mercier, la futura squadra di Raymond Poulidor. Al Tour era naturalmente nella nazionale belga, compagno tra gli altri di Stan Ockers – l’idolo giovanile di Eddy Merckx -, Rik Van Steenbergen e Briek Schotte. Il giorno prima, a Bruxelles, i belgi avevano festeggiato con il successo di Roger Lambrecht. Quel 2 luglio Callens vinse e balzò in testa alla classifica. Ma non poté indossare la maglia gialla. O meglio, non poté indossare la vera maglia gialla. Era accaduto che un suo massaggiatore, responsabile dell’equipaggiamento, l’avesse dimenticata in hotel (o, secondo qualcuno, su un camion partito prima del via della successiva tappa, la Boulogne sur Mer-Rouen. Callens si ritrovò davanti alla chiesa di Saint Michel senza maglia gialla, disperato: era il suo giorno di gloria, ma era iniziato nel peggiore dei modi.
La soluzione
La soluzione, assai alla buona, venne a un giornalista prima della partenza. “Caro Norbert, prendi la maglia che indosso io: è gialla, posso prestartela”. Callens prese il via della tappa vestito in quel modo, confidando nel fatto di difendere il primato e indossare anche a Rouen la vera maglia gialla. Il destino però si accanì su Callens, che perse minuti e la testa della classifica a vantaggio del francese Jacques Marinelli – scomparso tra l’altro un giorno prima del via del Tour 2025, a cinque mesi dai suoi 100 anni -. Non solo. Nell’undicesima tappa, la classicissima pirenaica Pau-Luchon, Callens cadde e fu costretto al ritiro. Non riuscirà mai più a tornare a correre il Tour. La sua occasione di celebrità se n’era andata a bordo di un camion, o era rimasta chiusa in una camera d’albergo. Il Tour lo vinse Fausto Coppi davanti a Bartali e Marinelli.
La ricompensa
Solo nel 1994, quando Callens aveva già 70 anni, il Tour de France volle restituire un pizzico di quella gloria perduta allo sfortunato fiammingo. In occasione dell’arrivo a Boulogne sur Mer, Callens venne invitato e gli fu donata una vera maglia gialla. E lui la indossò, felice: “Per me è un vero piacere, anche se sono passati 45 anni”. Morirà nel 2005.