CHINON – Tra UAE e Visma, ossia tra Pogacar e Vingegaard, i toni si stanno improvvisamente e silenziosamente alzando. In attesa che le montagne sistemino ulteriormente la classifica, sono le parole e alcuni fatti di corsa per ora a mostrare il lato più gustoso di una rivalità che dura ininterrottamente da cinque anni: una saga, in pratica, stavolta più accesa e a tratti più violenta (verbalmente) che in passato. Proprio il giorno dopo l’affaire maglia a pois, quando Vingegaard è stato costretto a indossarla a causa del rifiuto di Wellens, nella tappa del Mur de Bretagne, vinta da Pogacar sul danese, c’è stato un giallo legato a una borraccia – gialla, a sua volta - della Visma.
Il rifornimento
Ne ha parlato Grischa Niermann, direttore sportivo del team di Vingegaard. Nella zona rifornimento, solitamente molto affollata e molto pericolosa, Tadej Pogacar ha messo una mano sulla schiena di Matteo Jorgenson, secondo capitano della Visma, per spingerlo via e farsi spazio. Jorgenson no…
CHINON – Tra UAE e Visma, ossia tra Pogacar e Vingegaard, i toni si stanno improvvisamente e silenziosamente alzando. In attesa che le montagne sistemino ulteriormente la classifica, sono le parole e alcuni fatti di corsa per ora a mostrare il lato più gustoso di una rivalità che dura ininterrottamente da cinque anni: una saga, in pratica, stavolta più accesa e a tratti più violenta (verbalmente) che in passato. Proprio il giorno dopo l’affaire maglia a pois, quando Vingegaard è stato costretto a indossarla a causa del rifiuto di Wellens, nella tappa del Mur de Bretagne, vinta da Pogacar sul danese, c’è stato un giallo legato a una borraccia – gialla, a sua volta - della Visma.
Il rifornimento
Ne ha parlato Grischa Niermann, direttore sportivo del team di Vingegaard. Nella zona rifornimento, solitamente molto affollata e molto pericolosa, Tadej Pogacar ha messo una mano sulla schiena di Matteo Jorgenson, secondo capitano della Visma, per spingerlo via e farsi spazio. Jorgenson non ha potuto così prendere la borraccia. "Sì, penso che sia un incidente normale” ha detto Niermann, “Matteo voleva prendere una borraccia e a quanto pare anche Tadej voleva prenderne una. Forse dovremmo dire ai nostri massaggiatori di stare un po' più distanti l'uno dall'altro”. Pogacar ha parlato dell'accaduto nella sua intervista pre-gara di sabato, insistendo sul fatto che stesse cercando di ricevere una borraccia ma che invece la Visma glielo ha impedito. "Non so quale fosse la loro intenzione", ha detto Pogacar. "Lo fanno spesso, passandoti davanti nella zona rifornimento come se fossero gli unici a dover prendere le borracce. A volte bisogna essere pazienti e rimanere al proprio posto quando si prendono le borracce, rispettando tutti."
La risposta
Quando gli è stato comunicato che Pogacar aveva affermato che non era la prima volta che i corridori della Visma gli intralciavano la strada nelle zone di rifornimento e che chiedeva più rispetto, Niermann ha risposto in modo conciso. "Sì, lo stesso vale per lui", rispose Niermann. Il giallo della borraccia gialla, ci vorrebbe Simenon.
Van Aert, Vingegaard e la Visma sale del Tour
Lontano da tutto ciò, sempre restando in casa Visma, Wout Van Aert ha fatto lo sprint di Laval, chiudendo al secondo posto dietro Jonathan Milan, anche se al mattino aveva dichiarato ai giornalisti “lo sprint? No, no, non ci sarò”. Quel che fa o non fa Van Aert è sotto la lente di ingrandimento dopo le parole di Trine Hansen, la moglie di Vingegaard, che ha accusato il fiammingo di fare corsa a sé e di inseguire fini personali, a scapito del lavoro di gregario per il danese. Lo sprint di Laval si inserisce in questo filone o no? Vingegaard tira dritto, sotto il suo casco biancorosso: ieri ha rischiato di cadere dopo l’arrivo per il troppo pubblico accorso nella zona dei pullman. Un urlaccio a un addetto alla sicurezza, che stava chiudendo con una fettuccia la zona e ha imboccato il vialone su cui erano parcheggiati (a 35°, quelli percepiti erano molti di più) i pullman dei team. Quello della Visma era uno dei primi e anche il più affollato di giornalisti. Il sale del Tour è in quello che il team olandese saprà o non saprà fare.