MONTPELLIER – Il Mont Ventoux torna oggi al Tour de France per la 19ª volta. Dal 2013, quando Chris Froome mandò in crisi Quintana (il colombiano ebbe anche un piccolo malore dopo il traguardo), non c’era più stato l’arrivo in vetta. Nel 2016, il giorno della celeberrima corsa a piedi dello stesso Froome, il traguardo venne spostato a Chalet Reynard per il fortissimo vento di maestrale: vinse quasi inconsapevolmente Thomas De Gendt. Nel 2021 per la prima volta ci fu un doppio passaggio sul Monte Calvo, ma l’arrivo fu in basso, dopo la discesa dal versante del Mont Serein: vittoria per Wout Van Aert e prima storica crisi (crisetta, quel giorno) di Tadej Pogacar.
Il percorso
Il Ventoux arriva al termine di una frazione totalmente piatta: il via da Montpellier, 171 i km previsti con un traguardo volante a Chateuneuf du Pape. La salita finale inizia a Bedoin: 15 km all’8%. L’aria e l’atmosfera cambiano dopo la virage di Saint-Estève. A Chalet Reynard si è già nella pietraia. Il tragu…
MONTPELLIER – Il Mont Ventoux torna oggi al Tour de France per la 19ª volta. Dal 2013, quando Chris Froome mandò in crisi Quintana (il colombiano ebbe anche un piccolo malore dopo il traguardo), non c’era più stato l’arrivo in vetta. Nel 2016, il giorno della celeberrima corsa a piedi dello stesso Froome, il traguardo venne spostato a Chalet Reynard per il fortissimo vento di maestrale: vinse quasi inconsapevolmente Thomas De Gendt. Nel 2021 per la prima volta ci fu un doppio passaggio sul Monte Calvo, ma l’arrivo fu in basso, dopo la discesa dal versante del Mont Serein: vittoria per Wout Van Aert e prima storica crisi (crisetta, quel giorno) di Tadej Pogacar.
Il percorso
Il Ventoux arriva al termine di una frazione totalmente piatta: il via da Montpellier, 171 i km previsti con un traguardo volante a Chateuneuf du Pape. La salita finale inizia a Bedoin: 15 km all’8%. L’aria e l’atmosfera cambiano dopo la virage di Saint-Estève. A Chalet Reynard si è già nella pietraia. Il traguardo è all’osservatorio, 2 km dopo la lapide dedicata a Tom Simpson, che sul Ventoux morì nel 1967. Non c’è da pochi mesi uno dei testimoni di quella tragica giornata, il grande amico e connazionale di Simpson, Barry Hoban. Il più tragico degli eventi accaduti sul Ventoux non è comunque l’unico episodio in cui il Gigante della Provenza ha mostrato il suo volto cattivo.
La follia di Kübler
La prima volta del Tour sul Ventoux ha una data precisa: 22 luglio 1951, tappa Montpellier-Avignone, primo in vetta Lucien Lazarides, tappa a Bobet, maglia gialla per Hugo Koblet. La prima salita dal versante di Bedoin è nel 1952: è Jean Robic a passare per primo. Nel 1955 ancora un traguardo ad Avignone. All’inizio della scalata Raphael Geminiani è in fuga con Ferdi Kübler e lo invita ad abbassare il ritmo: “Non fare lo scemo… il Ventoux è l’inferno“. Kübler forza, ma comincia a pedalare in modo scomposto, gesticola, parla da solo. Riprende, scollina e a 2 km dall’arrivo di Avignone si accascia a bordo strada. Allontana il proprio gregario Jacky Bovay che lo aveva aspettato, cerca una birra, la beve, poi imbocca il percorso al contrario. Se ne accorge, rifà un pezzo di salita e arriva ad Avignone a 30 minuti dal vincitore Louison Bobet. Nella stessa giornata Jean Malléjac viene portato inconsciente a bordo strada e gli vengono somministrati ossigeno ed anticoagulanti. In ospedale il francese confessò di aver preso amfetamine in grandi quantità. Dodici anni più tardi, probabilmente per lo stesso motivo, Tom Simpson morirà in diretta tv. La tappa sarebbe arrivata a Carpentras, vittoria per lo spagnolo Julio Jimenez.
Gaul e Poulidor
Il primo a vincere una tappa con arrivo sul Ventoux è Charly Gaul in una cronoscalata nel 1958. Per una tappa in linea bisognerà aspettare la grande sfida tra Poulidor e Gimondi nel 1965: Pou-Pou vince, Felice tiene la maglia gialla. Per omaggiare suo nonno, Mathieu Van der Poel indosserà una maglietta simile a quella della Mercier, portata da Poulidor quel giorno di 60 anni fa. Cinque anni dopo Merckx attacca senza averne reale necessità – aveva un enorme vantaggio in classifica -, vinse ma finisce con le bombole dell’ossigeno, mentre urla “non è possibile, non è possibile”. Thevenet vince in vetta nel 1972.
Pantani-Armstrong, 25 anni fa
Nuova cronometro nel 1987, con vittoria di Jean-François Bernard. Nel 1994 Eros Poli, 194 cm, tutt’altro che uno scalatore, va in fuga solitaria, attacca da solo il Ventoux, lo supera e vince a Carpentras dopo 170 km in pura, infinita solitudine. Nel 2000 l’epica, indimenticabile battaglia tra Marco Pantani e Lance Armstrong, vinta dal Pirata per probabile concessione del texano. Si torna lassù nel 2002, quando Richard Virenque arrivò da solo dopo essersi tolto anni di vita in una scalata drammatica. Meno epica la vittoria del 2009 di Juan Manuel Garate, per gentile concessione di Contador, un giorno prima di Parigi. Nessuno ha vinto più di una volta una tappa che avesse nel suo percorso il Ventoux. Wout Van Aert è l’unico a poterci riuscire oggi. Ma molto difficilmente sarà il suo giorno.