Evenepoel ha corso il Tour con una costola rotta: “Siamo umani, sono orgoglioso di me stesso”
dal nostro inviato Cosimo CitoALBERTVILLE – Il miglior Evenepoel al Tour non si è mai visto. Nonostante la vittoria nella cronometro di Caen e il terzo posto mantenuto a lungo, il campione olimpico è sempre apparso indietro rispetto a Pogacar e Vingegaard, due contro i quali spesso battaglia alla pari. Le sofferenze e il ritiro hanno in realtà una motivazione fisica. E Remco ha tenuto a raccontarla via social per sgombrare il campo a speculazioni.
"Avevo una costola rotta"
"Ero già sottotono prima che il Tour iniziasse" ha scritto Remco sui social, facendo riferimento al lungo periodo di riabilitazione dopo l'incidente di dicembre, quando finì contro lo sportello di un van e riportò diverse fratture. "Come se non bastasse, appena prima del Grand Depart, c'è stata un'altra caduta. Ai campionati nazionali mi sono fratturato una costola, di nuovo. Non il peggio che poteva accadermi, ma nemmeno l'ideale. Mi sono schierato al via della corsa più dura al mondo con una costola rotta e un corpo stanco. Non la combina…
ALBERTVILLE – Il miglior Evenepoel al Tour non si è mai visto. Nonostante la vittoria nella cronometro di Caen e il terzo posto mantenuto a lungo, il campione olimpico è sempre apparso indietro rispetto a Pogacar e Vingegaard, due contro i quali spesso battaglia alla pari. Le sofferenze e il ritiro hanno in realtà una motivazione fisica. E Remco ha tenuto a raccontarla via social per sgombrare il campo a speculazioni.
"Avevo una costola rotta"
"Ero già sottotono prima che il Tour iniziasse" ha scritto Remco sui social, facendo riferimento al lungo periodo di riabilitazione dopo l'incidente di dicembre, quando finì contro lo sportello di un van e riportò diverse fratture. "Come se non bastasse, appena prima del Grand Depart, c'è stata un'altra caduta. Ai campionati nazionali mi sono fratturato una costola, di nuovo. Non il peggio che poteva accadermi, ma nemmeno l'ideale. Mi sono schierato al via della corsa più dura al mondo con una costola rotta e un corpo stanco. Non la combinazione migliore, ma non volevo abbandonare l'obiettivo per cui tanto avevo lavorato".
"Il mio corpo ha detto basta"
"Detto ciò, ho dato tutto quello che avevo" prosegue Evenepoel, "sono riuscito a vincere una tappa, vestire la maglia bianca per svariati giorni e restare in alto in classifica generale. La prima settimana è andata bene, considerando tutto. Nella seconda però ho pagato il prezzo di tutti questi sforzi e si è visto. Ho stretto i denti, ma dentro di me sapevo che non ero al top, finché è arrivato il momento in cui il mio corpo ha detto "basta". Dopo 12 giorni sono crollato. Ho continuato a tenere duro, ho lottato, non volevo mollare per nulla al mondo. Per voi tifosi ho lasciato in strada ogni stilla di energia che mi rimaneva, ma due giorni dopo mi sono sentito completamente vuoto. In quel momento ho deciso di scendere dalla bici, anche perché iniziavo ad avvertire i primi sintomi di un'infezione. Un vago fastidio si è presto tramutato in una sinusite che mi ha messo ko".
"Sono stranamente orgoglioso di me"
Infine le riflessioni più intense e filosofiche di Evenepoel: "Il mio ritiro dal Tour è stato uno dei momenti più duri e vulnerabili della mia carriera. Sono saltato per aria, ma stranamente sono orgoglioso di me. Ci vuole forza a mostrare che le cose non sempre vanno come vorremmo, che anche quando desideri qualcosa davvero intensamente, a volte il tuo corpo ha altri piani. Quella situazione, per quanto difficile è stata, ha mostrato che sono umano. Ho alti e bassi, come tutti. Abbandonare il Tour è stata la decisione più sofferta che ho preso da parecchio tempo, ma è stata quella giusta. Per una volta, ho davvero ascoltato il mio corpo. Spero che questo sia un monito, soprattutto per i giovani corridori che hanno visto quella scena: è ok fermarsi. Va bene sentirsi stanchi. È accettabile mostrarsi umani. A volte, fare un passo indietro è l'azione più coraggiosa da compiere. Ora mi prenderò del tempo per rimettermi e riposarmi".
Fine di una storia
Fin qui il pensiero di Evenepoel. Ora c'è il futuro. La sua partecipazione alla Vuelta appare improbabile, ma anche il Mondiale di Ruanda, impegnativo da tantissimi punti di vista, rischia di sfumare. Non restano che le corse di fine stagione, il Lombardia in particolare, con il quale Evenepoel ha un conto aperto dopo la terribile caduta del 2020 nella discesa di Sormano. Sullo sfondo c'è sempre l'addio probabilissimo alla Soudal-Quick Step e l'approdo alla Red Bull-Bora Hansgrohe, protagonista di un ottimo Tour de France con Lipowitz e Roglic. La corte dei tori rossi si è fatta ormai spietata.