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Vingegaard rassegnato e sereno: “Due giorni no, ma per il resto alla pari con Pogacar”

(afp)

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Il danese analizza il suo percorso: da Caen in poi non c’è più stata partita
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PARIGI – Aspettando Jonas siamo invecchiati di tre settimane e ci abbiamo sperato: domani sarà il giorno buono, oggi è la salita giusta, la Visma ha un piano. Poi però le cose sono tornate al loro posto naturale, Pogacar ha vinto il Tour e Vingegaard si è arreso all’evidenza: “Tadej è stato più forte di me”. Il danese ha esposto bandiera bianca dopo la tappa del Col de la Loze, quando con una tattica maldestra la sua squadra ha prima fatto esplodere la corsa e isolato Pogacar, ma poi ha isolato anche il suo capitano, che non se l’è sentita di affrontare nell’uno contro uno la maglia gialla. Rientrati tutti i gregari, è finito il Tour di Vingegaard. A Parigi non si è mai visto: mentre Pogacar duellava con Van Aert a Montmartre, grazie alla neutralizzazione dei tempi Vingegaard se l’è presa comoda e ha chiuso senza forzare. “No, non mi è piaciuto. Mi sono divertito a sentire alla radiolina come stesse andando la tappa, ma il percorso non era adatto a un’ultima tappa di un Tour”.

Il peso…

PARIGI – Aspettando Jonas siamo invecchiati di tre settimane e ci abbiamo sperato: domani sarà il giorno buono, oggi è la salita giusta, la Visma ha un piano. Poi però le cose sono tornate al loro posto naturale, Pogacar ha vinto il Tour e Vingegaard si è arreso all’evidenza: “Tadej è stato più forte di me”. Il danese ha esposto bandiera bianca dopo la tappa del Col de la Loze, quando con una tattica maldestra la sua squadra ha prima fatto esplodere la corsa e isolato Pogacar, ma poi ha isolato anche il suo capitano, che non se l’è sentita di affrontare nell’uno contro uno la maglia gialla. Rientrati tutti i gregari, è finito il Tour di Vingegaard. A Parigi non si è mai visto: mentre Pogacar duellava con Van Aert a Montmartre, grazie alla neutralizzazione dei tempi Vingegaard se l’è presa comoda e ha chiuso senza forzare. “No, non mi è piaciuto. Mi sono divertito a sentire alla radiolina come stesse andando la tappa, ma il percorso non era adatto a un’ultima tappa di un Tour”.

Il peso delle parole di Trine

La prima domanda in conferenza stampa per il danese è stata sulla moglie, Trine Hansen, che con un’intervista a inizio Tour ha catalizzato l’attenzione e “spaccato lo spogliatoio” in casa Visma: “No, non ha influito” ha detto Vingegaard, molto seccato dalla vicenda, “abbiamo corso come avremmo voluto, non è cambiato nulla”. Proprio contro le ambizioni di Van Aert, più capitano che gregario di Jonas, si era scagliata Trine. E i due si sono ritrovati dopo l’ultima tappa allo stesso tavolo, da secondo della generale e da vincitore dell’ultima tappa. Un’immagine quasi simbolica: “Se questa tappa sia stata bella? Dovete chiederlo a noi separatamente” ha aggiunto Vingegaard. A un certo punto è comparso Pogacar, ansioso di fare la sua conferenza stampa. E i due Visma hanno dovuto tagliare corto. Un breve saluto. Pogacar ha avuto parole di elogio per l’avversario: “Si è aperto un po’ di più che in passato. Non abbiamo avuto lunghe conversazioni in corsa, questo no, ma mi piace che ci sia un avversario come lui. Stiamo facendo la storia insieme”. Da cinque Tour sono primo e secondo, Tadej è avanti 3-2.

La Vuelta e il Giro

Vingegaard sarà alla Vuelta, al contrario molto probabilmente dello sloveno: “Mi riposerò per qualche giorno, poi sarò a Venaria Reale per la partenza della Vuelta. Faticoso, certo, ma l’ho già fatto in passato e le cose sono andate piuttosto bene”. Era il 2023 e Vingegaard aveva vinto il suo secondo Tour. Andò alla Vuelta, ma si trovò di fronte il suo gregario Sepp Kuss nella forma della vita. Fu tripletta Visma, con l’americano, Vingegaard e Roglic ai primi tre posti. “L’anno prossimo? Potrei inserire il Giro. Mi piacerebbe, ma i programmi si fanno a inizio anno. Vedremo. Non ho detto che lo farò certamente, ma non nascondo che mi piacerebbe”. Non l’ha mai corso in carriera. Dopo la sua esplosione è sempre stato focalizzato esclusivamente sul Tour.

I giorni no

Vingegaard ha avuto essenzialmente due giorni estremamente negativi: la cronometro di Caen è andata male (1’04” perso da Pogacar) e sull’arrivo in salita a Hautacam è finito a 2 minuti dallo sloveno. A quel punto il piano è diventato carta straccia. “Ho avuto due giorni in cui sono stato molto al di sotto delle mie possibilità. Negli altri ho sempre lottato alla pari con il più forte al mondo, e questo mi dà grande ottimismo per il futuro”. Gli occhi chiarissimi non nascondono la delusione. Ma che vuoi farci, se hai di fronte uno dei più grandi di sempre? Senza Pogacar, Vingegaard avrebbe vinto il Tour con quasi 7 minuti su Lipowitz. Non vuol dire molto, ma vuol dire.

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